Diario di una Costa Brava (molto) vissuta
- Ilaria Volpe, Daniele Usuelli, Giulia Sormani

- 29 mar
- Tempo di lettura: 10 min
Aggiornamento: 2 apr
Resoconto a più mani della navigazione di Capodanno AIVA-CVC.

Intro
C’è un certo piacere nel dire ad un charter “Veniamo da una scuola di vela seria, noi la barca ve la riportiamo su per 30 miglia col motore rotto senza problemi”. Un piacere ancora maggiore nel passare a minacce neanche tanto lievi: “se non ci aiutate ad entrare in porto, noi ve la sappiamo ormeggiare pure. Certo, se volete che non vi sfasciamo la barca nel farlo, nonostante il motore che ci avete dato, muovetevi a organizzare il supporto tecnico”. Ma il massimo del piacere arriva ad essere rimorchiati, il 2 Gennaio, dal salvataggio marittimo spagnolo.
Ma andiamo con ordine. Questa è la storia di Freedom, Tempus II, Full Moon e Vita – anche noti come I Veterani; Gli Scialloni; Le Ragazze; e i Manzi di Mare (autoproclamati, nota bene). La flottiglia della Navigazione di Capodanno AIVA in Costa Brava, con partenza ed arrivo da Barcellona. Quattro barche, quattro modi di navigare e una collezione di spray-hoods mezzi rotti che hanno garantito docce gelate democratiche per tutti.


Gli equipaggi
(il racconto di Ilaria)
Mi presento, sono Ilaria. Adoro il mare, e soffro il mal di mare, quindi nella vita mi sono appassionata di immersioni subacquee. La scorsa primavera un amico mi parla di Caprera. Non ho mai fatto vela, ma mi dico ‘perché no’. Faccio il C1, conosco un milione di nuovi amici fantastici, mi si apre un mondo entusiasmante. Tornata in Belgio, mi iscrivo a un club nautico, vinco una regata un po’ a caso con un boma rotto, e torno a fare il C2. Trovo Maurizio come istruttore. Maurizio mi dice che mi raccomanderebbe come equipaggio per lunghe traversate, data la mia frizzante simpatia, ma che devo ancora sistemare le basi tecniche. Gli do ragione, e mi iscrivo alla prima navigazione AIVA in cui lui è capobarca – della serie “mo’ sono un problema tuo, insegnami oh Maestro”!
Questo legame col saggio mentore Maurizio inizia malissimo, quando il primo giorno mi sposta di equipaggio, per mollarmi tipo patata bollente a Domenico (dice lui: per riequilibrare un equipaggio di 7 e uno di 4. Makes sense). Il saggio Maestro aveva infatti ragione – e Domenico si dimostra un capobarca fantastico, cuoco sopraffino, zen in bolina come al lasco, e capofamiglia del team degli – autoproclamati - Manzi di Mare. Il team che mette insieme cinque personaggi dai 21 ai … un po’ di più. La barca delle feste, con Piero l’astrofisico speleologo che ci spiega la fisica della vela, Niccolò il giovane che prende il controllo del timone di nascosto senza che io me ne accorga, e Paolo arrampicatore più gagliardo di noi tutti messi assieme. E io, Queen Manza (sempre autoproclamata!).
È del team Manzi di Mare l’idea di rinominare gli equipaggi… ma Giulia – altra neofita delle navigazioni AIVA – è la migliore a descriverne le anime. A lei la penna:
I protagonisti
(il racconto di Giulia)
I Manzi di Mare – Sono come la pizza con l’ananas e il salame piccante, nel 99,9% dei casi gli ingredienti non c’entrano nulla l’uno con l’altro, poi a volte per uno strano scherzo del destino questi si amalgamano e quel che viene fuori non sappiamo come ma ci piace, e molto. Questo è uno di quei casi.
I Veterani (Villa Arzilla) – Quelli che quando li guardi pensi “Io da grande vorrei essere così”, poi ti accorgi che grande lo sei già ma ti mancano circa 10.000 spedizioni in Kenya, qualche traversata transoceanica e i weekendini sul Kilimangiaro per acquisire quella coolness inconsapevole di chi vive la vita come una grande avventura.
Le Ragazze – Prendi tutta la gente più cool dei licei italiani dei primi anni 2000, mettila sulla stessa barca e avrai l’equipaggio delle Ragazze. Bellezza, humor, cultura, navigazione impeccabile: dovrebbero starti sulle scatole e invece no, sono pure simpatici, ti accolgono nell’Olimpo e ti offrono vino bianco e flan di zucca (BIO, of course). Vederle scendere a farfalla con quel vento in poppa e l'onda formata è stata pura scuola nautica. Un plauso alle skipper Marta e Teresa, e a Lauretta ai fornelli per aver gestito la barca quando contava davvero.
Gli Scialloni – Tat-oni, tener-oni, ... Hanno la barca più lenta ma che gli frega, partono quattro ore dopo, ché la spesa di Capodanno va fatta bene e di comune accordo; soffrono il mal di mare ma guai a togliergli il caffettino a metà mattina tutti insieme; 22 nodi di vento e loro fanno i turni per il pisolino. Insomma, sono un team. Sarà un caso che alle 4:00 del 1°gennaio tutti gli equipaggi fossero nella loro - minuscola - dinette? Non lo crediamo.





Conosciuti gli equipaggi, vi raccontiamo la navigazione. Daniele - neofita come Capobarca - ci racconta un po’ di sé, prima di guidarvi nel Diario di Bordo della sua barca:
Dalle retroguardie
Debutto ufficiale per me come Capo Barca AIVA. Ho iniziato a navigare seriamente nel 2022 a Caprera, dove ho conosciuto Maurizio (mio istruttore C3 e C4 e qui Capo Flottiglia). In mare ho ritrovato Marta e Teresa, già compagne a Minorca e qui al comando delle "Ragazze", e Domenico, che avevo conosciuto come CB dei J24 alla base cabinati AIVA del Quadrante Lombardo. Domenico, da ottimo AT, si è confermato un perfetto Capo Party Boat: tra vermouth locale e Cava, la sua barca è stata il centro sociale della flottiglia.
La chiamata di GT (Giancarlo Tunesi, Presidente AIVA-CVC, n.d.r.) è arrivata due settimane prima della partenza: "Dani, fai il capo barca?". L’anno scorso avevo detto di no, non mi sentivo pronto. Stavolta, dopo aver macinato miglia appena possibile, ho accettato. Alla mia domanda su cosa dovessi fare di preciso, la sua risposta è stata semplice ma giusta: "Daniele, devi riportare a casa la barca e l'equipaggio!". Missione compiuta, rigorosamente in coda alla flotta mantenendo alto lo spirito degli Scialloni fino all'ultimo miglio.

Il diario di Tempus Dos - Navigazione & Routage
di Daniele, con una mano dal suo amico AI che ormai conosce la vela meglio dei C5
Il vero collante della flottiglia è stato il Canale 74. Per gli aficionados del classico 72, spieghiamo subito l'arcano: appena fuori Barcellona il 72 era disturbatissimo, così abbiamo virato subito sul 74 per comunicare in pace. Peccato per le ragazze su Full Moon, partite in solitaria da Blanes: fedelissime al 72 del Gianca, hanno capito che eravamo sul 74 solo dopo tre giorni, una volta arrivate a Palamós!
Maurizio, da bravo capo flottiglia, ci teneva al guinzaglio chiedendo punti nave regolari e aggiornamenti meteo. La Costa Brava, però, sa come isolarti: intorno ai 42° 00' N, sotto le scogliere a picco all'altezza di Palafrugell, la radio saltava spesso. In quei momenti è stato Domenico a fare da ponte radio tra I Veterani e noi Scialloni, garantendo il contatto costante tra gli AIVAiani.
In pozzetto, su TEMPUS DOS, Caterina è stata un supporto prezioso: alla sua prima settimana in barca (dopo il D2 a ottobre), ha mostrato una grinta invidiabile e un aiuto costante nelle manovre. Fondamentale il suo contributo logistico: tra spagnolo e catalano, gestiva porti, posti barca e prenotazioni ai ristoranti. Insieme a lei Giulia Sor., sempre pronta e costante al fiocco, che nonostante la poca esperienza velica ha retto bene il mare mosso di questi giorni; mentre Giulia Spo., da accanita derivista dei laghi svizzeri e già autrice per Porto Palma, si è rivelata una randista impeccabile e una preziosa marinara anche grazie al suo C3. Per concludere con Mattia, instancabile secondo, uscito anche lui fresco fresco dal C3.
Diario di bordo: le note di rotta
* 27 - 28 Dic: Partenza da Barcellona verso Nord, puntando la prua su Arenys de Mar e poi risalita verso Palamós. Due giornate di bolina serrata con vento e mare che hanno testato i nostri assetti fin da subito per guadagnare miglia.

* 29 Dic: Rotta su L'Estartit. Una giornata di calma piatta e bonaccia totale, primo segnale del giro del vento. Abbiamo proceduto a motore, concedendoci una sosta rigenerante alle Isole Medes per un bagno epico nell'acqua gelata. Verso il tramonto il vento ha finalmente rinforzato, permettendoci di dirigerci a vela verso il porto, dove ci aspettava un meraviglioso primo aperitivo insieme a tutti gli equipaggi radunati su VITA.



* 31 Dic: La giornata della Tramontana. Da L’Estartit iniziamo a puntare verso Sud: 25/30 nodi fissi e mare formato. Una lunghissima cavalcata al gran lasco con onde al giardinetto, una sfida tecnica costante. Su TEMPUS DOS è nata una stella: Mattia. Apprendimento fulmineo e 9 ore filate al timone, mentre ci dividevamo un panino al volo preparato saggiamente al mattino dalla nostra Cate "tuttofare". Lui timonava e io controllavo costantemente meteo, fondale, morale dell'equipaggio e livello del liquido refrigerante. È stato il momento della verità: mentre io e Mattia restavamo sotto costa per proteggerci dal mare più duro, le ragazze a bordo pagavano il loro tributo a Nettuno, pasturando i pesci con una certa regolarità oltre le falchette. Nota di merito all'equipaggio de "Le Ragazze" (con a bordo degli ottimi Ragazzi velisti) che è riuscito a tenere un'andatura a farfalla invidiabile, scendendo dritti per dritti su Palamós e arrivando con varie ore di vantaggio rispetto a noi Scialloni. Arrivati stanchi ma carichi, ci siamo tuffati nei preparativi per il Capodanno: grande serata su VITA, la vera party boat della vacanza. Ricordi vaghi ma piacevolissimi, come il meraviglioso tzatziki portato dai Veterani (non ho mai capito se fosse stato preparato da Antonis o dalla Zia Nicoletta).

* 1 Gen: Sveglia presto nonostante i bagordi. Il vento gira a Sud: un'altra lunga e faticosa bolina per raggiungere Blanes. Arrivati per ultimi al molo, abbiamo trovato la flotta pronta a lanciarci le cime e "Le Ragazze" pronte a prepararci un pasto caldo "svuota-cambusa" a base di ottimi avanzi di Capodanno sulla loro lussuosa FULL MOON.
* 2 Gen: Ultima tratta verso Barcellona. Usciti da Blanes, dopo aver salutato l'equipaggio de "Le Ragazze", lasciamo il motore acceso e issiamo randa verso il Porto Olimpico. Clima rilassato e non si risparmiamo le battute sul Canale 74. I Manzi, per fare onore al loro soprannome, si accostano in navigazione vela + motore a noi Scialloni (in grave e colpevole mancanza di birrette in vista del brindisi sul molo) e ci passano un sacchetto pieno di "rifornimenti", salvo poi pentirsene amaramente poco dopo.
Il finale a sorpresa
Avvicinandoci a casa, il vento aumenta per un'ultima veleggiata di bolina, perfetta per far timonare i meno esperti anche a occhi chiusi. Stranamente, noi Scialloni arriviamo al porto secondi, qualche ora dietro i Veterani. Ma dove sono i Manzi? Li chiamo al VHF e dicono di aver problemi a riaccendere il motore.
Maurizio, che ovviamente sapeva già tutto, prepara subito i piani A, B e C. Nonostante il motore ad accensione elettronica non ne volesse sapere — anche dopo aver chiesto a ChatGPT e aver provato a farlo ripartire con una forchetta e un coltello, ma senza successo — i nervi di Domenico e del suo equipaggio sono rimasti saldi navigando a vela finché il vento ha tenuto e li ha portati a poche miglia dal porto di Barcellona.
Tutto si è risolto per il meglio grazie anche all'intervento della Guardia Costiera, che ha ormeggiato VITA alla banchina del benzinaio tra l'euforia generale degli AIVAiani, accorsi con popcorn e noccioline per gustarsi lo spettacolo in prima fila. A conferma che anche un'avaria ben gestita può diventare un momento istruttivo e non angosciante, se affrontato con cautela e lucidità come ci hanno dimostrato i Manzi di Domenico.
Questa veleggiata di Capodanno conferma che con l'equipaggio giusto anche la Tramontana è un divertimento.

Iniziare l'anno col botto
l’incontro con il Salvamento Maritimo – di Ilaria
Qui di nuovo Ilaria, riprendo la penna virtuale per raccontarvi del nostro inizio anno col botto…e senza motore!
È il 2 gennaio, inizia un po’ di saudade da fine navigazione. Tutte le altre barche hanno avuto avarie, la nostra no, ci diciamo che abbiamo avuto fortuna. Il mood a bordo è di grande affinità, ci sembra strano che presto ci separeremo. È l’ora di pranzo, in un momento di hybris facciamo un accostamento per passare a Tempus II un paio di birre e cetrioli “che tanto abbiamo troppi viveri, non ci serviranno mica!” (primo e unico errore della giornata). A bordo ci lanciamo in un corso improvvisato di salsa.
A un certo punto, il motore non funziona più. Semplicemente, non si riaccende.
Domenico non perde la calma. Cerca soluzioni. Paolo lo aiuta. Chiamano esperti. Condividono idee. Cercano online. Provano tecniche. Pietro aggiunge idee – e nel mentre decide che prima della prossima navigazione vuole smontare e rimontare un motore, just in case. Mentre gli adulti fanno gli adulti, noi ragazzi facciamo i ragazzi: portiamo avanti la barca, ottimizziamo la rotta con il vento a disposizione, ridiamo e scherziamo e manteniamo il morale alto, altissimo.
Un momento da apice di ilarità: quando vediamo sottocoperta Paolo attrezzarsi con due estintori di bordo, uno sotto ogni braccio, prima dell’ennesima prova di soluzione. Oh cavoli speriamo la barca non vada a fuoco! È tutto molto eccitante e divertente.
Io prendo una pausa dal mio ruolo di giullare di bordo/mood manager e timoniera, per ricordarmi che su terraferma di lavoro faccio negoziazioni internazionali.
Mi attacco al telefono con il Charter, con il Porto, con chiunque possa chiamare qualcun altro e portare il Charter a darci la giusta attenzione e dunque alla risoluzione del problema. Dopo una dura negoziazione e velate minacce espresse con limitata diplomazia, ci accordiamo sul fatto che noi porteremo la barca fino a Barcellona – dato che di base siamo dei velisti fighi – e che dal porto si attiveranno per aiutarci ad entrare.
Noi eravamo pronti alla presa del gavitello del Porto Olimpico di Barcellona come fosse Porto Palma, ma le regole non permettevano ahimè l’ingresso in porto senza motore.
Continuiamo quindi a navigare. Solo col vento. Con ore in cui si stava fermi. Mettendo a segno le vele, ma davvero. Facendo una rotta da ubriaco, quando il vento continuava a cambiare. Intanto gli altri equipaggi arrivano in porto.
Continuano a scriverci: abbiamo imparato tutti a scuola che le guerre si perdono per il fronte interno; le navigazioni senza motore soli in mezzo al mare si vincono a colpi di messaggi whatsapp con gli altri equipaggi, e la sensazione che non siamo davvero da soli. Siamo una flottiglia, siamo AIVA, siamo caprerini, e siamo in una situazione che troviamo eccitante più che preoccupante. Kudos a Domenico, che rimane zen e ci dà strumenti di nautica ulteriori per mantenere questa sensazione. E kudos a noi, che ci inventiamo mille-ed-uno modi per intrattenerci, ridere e aiutarci a vicenda.
Intanto si fa sera. Navighiamo coi gabbiani che ci volano intorno. Vediamo un tramonto pazzesco su Barcellona, dal mare.

Speriamo che i cargo in lontananza vedano le nostre luci e non ci spiaccichino. Parte la navigazione notturna. Alla faccia del C2! Si sta facendo tardi, i venti non reggono, e i team tecnici del Porto devono staccare (“Dovete arrivare entro le 22” “Ah bene allora accendiamo il motore, ah no è ROTTO”). Non ci sono alternative, dovremo chiamare il salvataggio in mare – il Salvamento Maritimo. Per me che sono una appassionata di pompieri e di protezione civile, è un sogno ad occhi aperti.

Si è fatta mezzanotte, siamo all’altezza del Porto, e chiamiamo il Salvamento Maritimo. Arriva la Salvamar Mintaka, un bestione di barca rapida finanziato anche grazie ai fondi europei. Noi ci sentiamo pronti alla prestazione, per la prima volta dopo ore siamo seri, e facilitiamo l’abbordaggio e il rimorchio: certo non vogliamo sembrare scappati di casa adesso, dopo 12 ore di navigazione solo a vento.

Il Salvamento Maritimo ci rimorchia nel Porto Olimpico di Barcellona, dove troviamo ad aspettarci tutti gli altri equipaggi della flotta. Entriamo in porto all’urlo di “Ciao manzoni!” per far sapere agli altri che stiamo bene, e insieme ai ‘pompieri del mare’ del Salvamento Maritimo, e agli altri equipaggi AIVA, ormeggiamo. Finalmente ci rilassiamo, dopo una giornata eccitante e faticosa.
Epilogo: dopo 15 ore di navigazione, e pieni di adrenalina, due terzi dell’equipaggio decidono che la giornata non è finita: è l’una di notte, siamo a Barcellona, abbiamo una storia ganzissima da raccontare, ed andiamo a ballare nel peggiore bar di Barcellona. Un finale all’altezza della navigazione!









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