Speciale VG: la bussola di Giancarlo

Aggiornato il: feb 11


nella foto: l’arrivo di Giancarlo Pedote a Les Sables d’Olonne il 28 gennaio 2021


Ho conosciuto Giancarlo nell’estate del 2015 a Carnac, vicino a Trinitè sur Mer, in Bretagna. Io ero là per i collaudi di Vento di Sardegna, l’Imoca 60 costruito in Persico Marine per Andrea Mura.


Dopo un anno e mezzo di lavoro con Andrea, per il quale mi ero occupato della gestione operativa della costruzione della barca e della creazione del team, i finanziatori ci avevano abbandonato e io ero in Bretagna per cercare un compratore per la barca appena finita.

nella foto: Paolo Bordogna e Giancarlo Pedote (foto di © Martina Orsini)


Giancarlo viveva già in Bretagna e avendo saputo che la barca era in vendita mi aveva contattato. Sperava di poter trovare i soldi, se non per acquistarla almeno per poterla prendere in affitto per il Vendée Globe 2016-2017. Ma i soldi non c’erano e nemmeno il tempo.


Io e Giancarlo ci siamo incontrati in un bar. Lui aveva alle spalle un curriculum di tutto rispetto, con negli occhi il sogno di partecipare al Vendée. Ma aveva chiaramente in mente che sarebbe stato difficile.

nella foto: la Citè de la Voile "Eric Tabarly" a Lorient


Se passi in Bretagna ti rendi conto del perché queste regate sono prevalentemente sfide francesi, anzi bretoni. A Lorient, città della Vela oceanica, le autorità hanno ristrutturato il vecchio porto militare (la base dei sottomarini tedeschi) e l’hanno trasformato nella “Citè de la Voile” consacrandola alla memoria di Eric Tabarly (mitico navigatore solitario che nel 1964 vinse la regata transatlantica in solitario a bordo della sua barca, il Pen Duick II).


Se non sei bretone o non frequenti la Bretagna, non fai parte di quel mondo. Ed è per questo che la maggior parte dei team sono li. Anche Giancarlo.


Fare il Vendée è un’impresa epica, ma per poterla affrontare non basta essere un grande marinaio. Servono finanziamenti, una storia da raccontare, un team… E qui sono già molte le differenze tra team francesi e non francesi.

Il sistema “Altura Francese” è un grande facilitatore per i team. I grandi Sponsor sanno che il Vendée Globe porta grandi ritorni: le banche francesi sono disposte ad anticipare i fondi e non è difficile trovare tanti piccoli sponsor che si aggregano una volta che l’avventura parte.


È quindi frequente trovare team francesi che acquistano la barca a debito e che riescono a montare un team con meno della metà di quello che serve. Alcuni arrivano a trovare quello che serve solo nell'ultimo anno, e ripagano il debito rivendendo barca e attrezzatura all'arrivo. Ma per gli altri, i non "francesi", non è la stessa cosa.


Giancarlo ed io abbiamo iniziato a collaborare in prossimità dell’arrivo del Vendée Globe 2016-2017. È iniziata cosi la mia seconda possibilità di dare un contributo a questa grande avventura. La prima cosa che abbiamo fatto è stato contattare il team di No Way Back (nuovo nome di Vento di Sardegna, l’Imoca che avevamo venduto a Pieter Heerrena, un olandese che a 65 anni stava terminando il Vendée 2016-2017). Ma non avevamo ancora tutto il budget necessario. E la barca se la comprò Fabrice Amedeo.


I mesi seguenti sono passati tra business plan e innumerevoli presentazioni a possibili investitori e sponsor. Da li sono successe molte cose. L’accordo con Prysmian Group, da anni a fianco di Giancarlo. Le lunghissime negoziazioni con Michel Desjoyeaux per provare ad acquistare SMA (ex Macif), la barca che nel 2012-13 aveva vinto il Vendée Globe con Francois Gabart. E in parallelo la negoziazione con il team Absolute Dreamer per l’acquisto di St. Michel-Virbac, la barca con cui Jean-Pierre Dick arrivò quarto al Vendée Globe 2016-2017.


Ci abbiamo messo fino al 2018 per chiudere l’accordo, e ad inizio 2019 St. Michel-Virbac è diventata Prysmian Group.


I 18 mesi seguenti non sono stati per Giancarlo un periodo semplice. Doveva essere al tempo stesso: lo skipper, l’atleta, il capo cantiere, il comunicatore, il magazziniere, il contabile, colui che apre alla mattina e che chiude alla sera. Problemi ce ne sono stato tanti. Ma lui è innanzitutto una persona determinata.


Giancarlo ha fatto una regata eccezionale. Ha dimostrato di essere non solo un atleta incredibile ma anche un vero marinaio, che per prima cosa rispetta gli elementi e la sua barca. Durante tutta la regata ho avuto modo di sentirlo. Voleva tenere il passo con i migliori, ma sapeva di dover conservare al meglio la sua barca. E cosi ha fatto. Ha mantenuto il passo dei primi, con scarti minimi, al massimo 600 miglia, senza mai perderli.


Il risultato che ha ottenuto non riassume a pieno quello che ha fatto: 19 ore dal primo dopo 80 giorni e 24.296 miglia. Praticamente nulla.


Quando sono stato a Les Sables d’Olonne per la partenza della regata ho portato a Giancarlo un regalo. Una piccola bussola. Un oggetto di poco valore. Gli ho detto di metterla sul tavolo da carteggio. Nei momenti difficili la bussola avrebbe trovato la strada di casa. Sarebbe bastato pensarlo. Ma gli ho anche detto che l’avrei aspettato all’arrivo, per poterlo abbracciare e per riaverla. Cosa che ho fatto.

E la bussola che ha fatto il giro del mondo è qui con me.


Giancarlo merita tutto il successo che sta avendo. Ed io gli sono grato per avermi permesso di vivere questa sua avventura da vicino.

Contenuti extra

28 gennaio 2021: la regia del Vendée Globe ci ha negato l'arrivo di Giancarlo (la diretta si è incomprensibilmente interrotta proprio sul più bello...) ma Paolo, che era sul pezzo, ha prontamente sopperito: ecco l'emozionante arrivo di Gianca a Les Sables.

31 gennaio 2021: prima di tornare a casa, Giancarlo si accomiata da chi lo ha seguito durante la sua impresa.


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