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AIVA Offshore Cup, l'esordio

  • Immagine del redattore: Lorenzo Zanutto e Umberto Defacis
    Lorenzo Zanutto e Umberto Defacis
  • 15 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

Per la seconda volta in meno di dodici mesi ci siamo ritrovati a scegliere di partire verso qualcosa, per noi, di completamente ignoto. Ci presentiamo, siamo Lorenzo e Umberto, ci siamo conosciuti lo scorso anno a Caprera, o meglio nell’attesa del Caronte che ci avrebbe portato alla nostra prima avventura caprerina.


L’enorme ansia per l’ignoto che stavamo per affrontare ha subito trovato conforto in quella sensazione di "mal comune mezzo gaudio", anche se poi di male non c’è stato proprio nulla, anzi tutto il contrario. Ma non siete qui per leggere delle nostre settimane a Caprera o di come ci siamo conosciuti, quindi veniamo all’AIVA Offshore CUP.



Abbiamo partecipato a questa prima edizione a bordo di "Ribelle" un Sun Odyssey 439, sotto il comando di Gianca e insieme a noi Alberto, Francesco, Ingrid, Isabella e Massimo.


Capitolo 1 - La notturna

Forse il motivo principale che ci ha portato a decidere di partecipare è stata proprio la navigazione notturna; infatti, dopo l’assaggio della notturnina del C3 l’anno scorso, abbiamo pensato che con questa occasione avremmo potuto metterci alla prova e imparare moltissimo.


Carichi di adrenalina ed estremamente motivati dalla voglia di vivere a pieno l’esperienza e di apprendere quanto più possibile abbiamo passato la notte quasi in bianco. Dopo la partenza da San Vincenzo alle 23, la notte sarebbe stata coperta da 4 turni di 2 ore svolti a coppie.


A Lorenzo tocca il turno dalle 2 alle 4 (il turno peggiore che possa capitare), a Umberto invece quello dalle 6 alle 8 (decisamente più fortunato se l’obiettivo è riposarsi). Ma noi non eravamo lì per riposare e per un momento ci balena l’idea di fare l’intera notte svegli, che fortunatamente presto svanisce grazie alla consapevolezza che in barca le energie si devono gestire al meglio.



La voglia di rimanere svegli più a lungo rimane, quindi decidiamo di suddividerci la notte in due grandi turni da mezzanotte alle 4 e quello successivo fino alle 8, così avremmo dormito di meno, ma alternandoci la cabina quindi senza disturbarci a vicenda.


Prima della partenza avevamo preparato, come da buona usanza, un foglio con le indicazioni per la navigazione notturna al fine di passare indenni tra Palmaiola e Cerboli (quest’ultima è prima di segnalamenti notturni). Lorenzo si accorge che i settori di sicurezza erano ben tracciati, ma che la rotta seguita era stata differente, corre sottocoperta a tracciare nuovamente la rotta, nel frattempo santo Navionics svolge egregiamente il suo lavoro.


Alle 4 del mattino avviene il cambio turno, e quando Umberto si sveglia Cerboli è a qualche miglio di distanza alle nostre spalle, iniziava così la navigazione offshore. Non essendo più previsti ostacoli a cui fare attenzione e iniziando a intensificarsi il vento, l’obiettivo diventa l’identificazione della rotta migliore per raggiungere Giglio Porto nel minor tempo possibile.


Alle 7 si sveglia anche Gianca, sale in pozzetto e vede che stavamo tenendo prua precisamente sulla nostra destinazione. Beviamo il primo caffè della giornata accompagnato da una bellissima alba e subito dopo iniziamo a fare calcoli di distanze, vento e velocità, ETA 11.30.


Capitolo 2 - Vento imprevisto e mal di mare

Lentamente dopo le 8 tutto l’equipaggio inizia a svegliarsi, facciamo colazione e nel frattempo il vento inizia a intensificarsi e girare. Ci ritroviamo con vento che proviene esattamente dal Giglio e presto ci rendiamo conto che quella che avevamo previsto come una navigazione tranquilla al traverso diventa una risalita di bolina con una barca che ha un angolo di virata superiore ai 100°, in alcuni casi siamo riusciti anche a completare la virata a 180°: bordo piatto.


Con la barca sbandata qualcuno inizia a soffrire un po’ di mal di mare, ci si alterna al timone per cercare di farlo passare. Arrivano le 12 e siamo ancora a circa 12 miglia dalla nostra destinazione, Umberto si propone di andare a preparare il pranzo ovvero a tagliare i pomodori per le friselle (piccolo consiglio: evitate i pomodori quando andate di bolina).


Alle 15 circa finalmente riusciamo ad arrivare a destinazione, gli stomaci possono ristabilizzarsi toccando terra ferma e - perché no - bevendo una birra o un calice di vino.


Capitolo 3 - La partenza di Le Mans portata nella vela e la fine della regata

Sabato mattina inizia la seconda giornata di regata, partenza Giglio Porto e arrivo a Porto Azzurro. La sera prima Gianca ha deciso di rendere la partenza unica e prendendo spunto dalla 24 ore di Le Mans, un membro per ogni equipaggio si è recato all’inizio del molo: unica regola le barche possono lasciare gli ormeggi solamente quando l’equipaggio a bordo è al completo.


Viene data la partenza, qualcuno scatta qualcuno spinge e qualcuno tira ma tutto è regolare. Così otto imbarcazioni lasciano Giglio Porto contemporaneamente con qualche piccolo rischio di collisione, che comunque non si è verificato.


Il vento in poppa è tra i 5 e i 10 nodi e ci lasciamo presto alle spalle l’Isola del Giglio, l’andatura confortevole e il cielo sereno ci danno modo di indossare pantaloncini corti e magliette. A ora di pranzo purtroppo il vento inizia a indebolirsi, diventa bonaccia e per evitare di arrivare a Porto Azzurro dopo le 22 si decide di accendere i motori.


Arriviamo così al traguardo della regata - le ultime miglia nuovamente a vela - davanti alla splendida Isola d’Elba circa alle 15.30. Ancoriamo fuori dal porto e qualche coraggioso decide anche di fare il bagno: l’acqua è ghiacciata, ma molto piacevole.


Alla sera tutti gli equipaggi si riuniscono in piazza e durante l’aperitivo viene svelata la classifica e vengono premiati i vincitori. Andiamo a festeggiare a cena il nostro primo posto in classifica (se letta al contrario, ma sono solo dettagli).


Capitolo 4 - Il rientro e la sfida ai vincitori

Domenica è la giornata di rientro, partiamo con calma e ci dirigiamo verso nord, facciamo una sosta alla fonda vicino all’Isola dei Topi dove pranziamo, finalmente senza essere in movimento.


Accanto a noi dà ancora anche l’imbarcazione che occupava l’altro estremo della classifica, Benoit. Accade così l’unica cosa che poteva succedere, lanciamo una sfida ai vincitori, un’ultima regata di rientro. Gianca comunica via radio le regole: “Non ci sono regole, siamo caprerini quindi partiamo con la randa e quando l’ancora è salpata si apre il fiocco e si parte”.


Partiamo bene e ci ritroviamo in un’ottima posizione sopra vento, ma dopo poco ci scontriamo con l’efficienza delle due barche messa a confronto. Benoit ci sorpassa, riusciamo comunque a stare a poca distanza fino all’arrivo, ma niente da fare anche per questa volta.


Dopo esserci divertiti un’ultima volta rientriamo in porto a San Vincenzo. Ormeggiamo la barca e tra abbracci e foto di rito ci salutiamo. Purtroppo, è già finita anche questa bellissima esperienza, tanto breve in termini di tempo, quanto ricca di belle emozioni, miglia percorse e tantissimo divertimento.



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Notiziario trimestrale dell'Associazione Istruttori Volontari e Allievi Centro Velico Caprera (AIVA CVC)  

Decr. Reg. Tribunale Milano n° 447 del 23-12-1977

Direttore responsabile: Luisa Fezzardini

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