Bréva e Tivàn, l'autostrada del Lario


“Brèva e Tivànn, Brèva e Tivànn,

la vela la se sgùnfia e ‘l timòn l’è in ‘di mann,

Valtelèna ciàra e Valtelena scüra,

l’è una partìda a dama cun’t el cieel che fa pagüra…

E la barca la dùnda e la paar che la fùnda,

che baraùnda vèss chè in mèzz al laagh

El laagh che l’è balòss, el laagh che ‘l tradìss, el fülmin lüsìss e ‘l cieel el tussìss”

(Breva e Tivano, Breva e Tivano,

la vela è sgonfia ed ho il timone fra le mani

Valtellina chiara e Valtellina scura,

è una partita a dama con il cielo che fa paura...

E la barca dondola e sembra che affondi

che baraonda c’è in mezzo al lago Il lago che è furbo,

il lago che tradisce, Il fulmine luccica e il cielo tossisce)


Così canta Davide Van De Sfroos (*), fotografando in modo poetico il lago di Como quando è “arrabbiato”. In realtà i due venti narrati dal cantautore comasco non sono per definizione forieri di cattivo tempo. Anzi, il Lario offre quasi tutto l’anno un clima assai mite e i monti e le valli che lo circondano mitigano notevolmente l’impeto dei venti.


Inoltre, Bréva e Tivàn non sono affatto imprevedibili: al contrario sono talmente puntuali che i Romani, grandi costruttori di strade che mettevano in comunicazione tutto il loro vasto Impero, non ritennero di dover affrontare tale onere per la zona lariana, quando due servizievolissimi venti garantivano il comodo trasporto di uomini e merci attraverso il lago.

Una pratica che durò per secoli, motivo per cui la pavimentazione dei non facili sentieri che costeggiavano il Lario risale solo a fine ‘800. Vediamo gli “orari” di questi due protagonisti della nautica lariana.


Il Tivàn (Tivano in italiano, derivato dal francese petit vent) è un vento termico che spira da nordest e scende dai monti della Valtellina. Si presenta puntuale verso le sei di mattina con una velocità di 6-7 nodi e se ne va verso le undici per lasciare il posto alla Bréva. Quando il Tivàn non soffia la gente del lago drizza le antenne, perché è quasi sempre un sintomo di cattivo tempo in arrivo.


Il Tivano, che è normalmente una brezza moderata, non deve essere confuso con il Föhn, che soffia molto forte e rafficato quando tra il versante italiano e quello svizzero si instaura una significativa differenza barica (ovvero, l’indice delle correnti fra un versante e l’altro delle Alpi). A partire infatti da una differenza barica di circa 4 hPa si possono instaurare venti di Föhn da nord, in caso contrario soffia Föhn da sud. Più grande è la differenza barica, più forti risultano in genere i venti di Föhn.

Come esempio, in questo diagramma è delineata la previsione di differenza barica per cinque giorni tra Lugano e Zurigo. Se la differenza è negativa, la pressione a Zurigo è più alta che a Lugano.


Il Föhn è preannunciato da un cielo con alte nubi sfrangiate o lenticolari molto caratteristiche e mette a dura prova i velisti inesperti ma assicura uscite adrenaliniche a quelli più navigati, a surfisti e kiters.


La Bréva dà il cambio al Tivàn. E’ a sua volta un vento termico che spira in direzione esattamente opposta, da sud verso nord, soprattutto nella bella stagione (da inizio primavera all’autunno) e cala insieme al sole. E’ quasi sempre preceduto da un velo di foschia che si distende leggero sulle acque. E’ probabile che il nome venga dalla cittadina di Brivio sull’Adda, da dove il vento ha origine verso il ramo di Lecco. A seconda dell’intensità, la gente del lago gli dà nomi diversi: Brévun (Breva grande) quando è particolarmente forte, o Bréva sutavent (Breva sottovento) quando soffia più gentilmente. Nei periodi più caldi questa termica può raggiungere anche forte intensità, fino a 20 nodi.


L’Alto Lario è ricco poi di venti locali con caratteristiche proprie tra cui il "Menaggino" che soffia impetuoso con intensità sino a 40 nodi e oltre, il "Garzenasco" vento temporalesco che scende dalla valle di Dongo, il "San Vincenzo" che è un grecale intenso che percorre la Valtellina e investe Colico.


Chi pratica sport acquatici sul Lario può contare su Bréva e Tivàn, che si danno il cambio con sufficiente regolarità. Chi è nato e cresciuto sul lago di Como conosce perfettamente questi due compagni giornalieri, i cui nomi sono presenti un po’ dappertutto: quasi ogni località affacciata sul lago ha una via o un vicolo intitolato ad uno o entrambi i venti e non si contano i B&B e i locali che ne portano il nome.


Antonio Fogazzaro cita la Bréva nel suo Piccolo mondo antico, ambientato in Valsolda sul lago di Lugano, luoghi cari allo scrittore che ci visse diversi anni e toccati dallo stesso vento: “Soffiava sul lago una breva fredda, infuriata nel voler cacciare le nubi grigie, pesanti, sui cocuzzoli scuri delle montagne.”

Chi è appassionato di moto saprà inoltre che la Guzzi, che ha sede a Mandello sul Lario, ha chiamato Breva un suo modello “naked” prodotto dal 2003 al 2011 (nella foto: la Guzzi Breva 750).



Naturalmente chi frequenta la base AIVA CVC del Quadrante Lombardo sita a Dongo ha familiarità con questi due venti amici, che garantiscono svago per gran parte dell’anno a chi pratica vela e deriva (nella foto: derivisti AIVA CVC Quadrante Lombardo).

Concludo con un ricordo personale, che si riallaccia al brano di Van De Sfroos che apre questo articolo. Tempo fa passammo una notte sulla montagna sopra il porto di Gera Lario ad ammirare il cielo stellato, in compagnia di un amico astronomo e dei ragazzi delle derive. Tornati a dormire in quattro sul mio Mousquetaire ormeggiato a Gera Lario, fummo svegliati alle primissime ore del mattino da due sciagurati dei nostri, probabilmente non del tutto sobri, che sul pontile cantavano a squarciagola “Bréva e Tivànn”...

La Lucia è una barca tipica del lago di Como; come intuibile, deve il suo nome a Lucia Mondella, che ne “I promessi sposi” fugge con la madre Agnese e il fidanzato Renzo Tramaglino proprio su una di queste imbarcazioni. Chiamata in origine “batell”, venne ribattezzata a seguito del successo del capolavoro manzoniano. Questi barconi hanno solcato a lungo le acque del lago per trasportare uomini e cose proprio sfruttando la Bréva e il Tivàn e ancora oggi sono usate per diporto e per regate. Le dimensioni sono circa 6 metri di lunghezza e 2 di larghezza, con sponde abbastanza alte e inclinate; sono costruite in legno di castagno per lo scafo ed i cerchi, mentre per i 4 o 6 scalmi viene utilizzato il rovere e l’abete per i remi.


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(*) Davide Van De Sfroos è il nome d’arte di Davide Bernasconi, un cantautore lombardo che col suo gruppo, i “De Sfroos”, usa per i testi delle sue canzoni il dialetto comasco, comprensibile in Lombardia e nel Canton Ticino.


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