incrocio internazionale

il campionato europeo Fireball 2021 vissuto in prima persona

Il nostro Socio Lorenzo Rondelli e il suo timoniere Stefano Pecchenino hanno partecipato al Fireball Europeans 2021 che si è tenuto a Piombino lo scorso settembre. Ecco il suo resoconto, tra il serio e il faceto.

La preparazione al campionato europeo Fireball di settembre è più improvvisata del solito: il mese prima esco in catamarano (per un paio d’ore con un amico ma senza vento) e in Optimist con mio figlio. La necessità procura strani compagni di equipaggio.


Arrivo al residence alle tre di notte, scampando per poco un’avventura ad alto contenuto erotico: vedo una porta aperta e penso sia l’appartamento di Stefano, il mio timoniere. Non era lui ma il proprietario di casa che, nudo ma di buone maniere, mi accoglie con un “buonasera” che non è sufficiente a farmi cambiare idea su dove mi conviene passare le prossime notti...


Siamo in 51 barche: un paio di inglesi, un esercito di cechi (ben 15), una manciata di Svizzeri (5), 17 italiani. Completano lo schieramento equipaggi provenienti da Francia, Belgio, Slovenia, Germania.


La concorrenza non mi preoccupa perché non ho lasciato nulla al caso: mi sono portato la bici per allenarmi la mattina, ho il taccuino della Harken dove segnare tutte le regolazioni (ed iniziare finalmente a crearmi un piccolo data base, invece di ricominciare ogni volta daccapo), ho comprato un cardiofrequenzimetro resistente all’acqua.


L’organizzazione è fantastica: tutte ragazze giovani, in gamba (mi procurano la locandina della regata che farò firmare ai diversi equipaggi) e piene di verve: una di loro, per avere il riferimento di un equipaggio straniero da una sua collega, la fulmina con un: “è quello con il cognome con le lettere a caso!”

La stazza la completiamo in due fasi: prima lo spinnaker che, a giudicare dalla battuta dello stazzatore (“ce l’avete piccolo”) non impressionerà nessuno in acqua; poi, dopo qualche ora, il fiocco (abbiamo la fortuna di infilarci dopo i fratelli Ascoli che hanno stazzato una vela esattamente uguale alla nostra). Per uno strano scherzo del caso ci timbrano la randa senza accorgersi che non era stata stazzata in precedenza.

Le istruzioni di regata mi appaiono più ostiche del solito: la 27.1 non si limita a rimandare alla classica RRS 3: "La responsabilità della decisione di una barca di partecipare a una regata o di continuare a regatare è solo sua" ma ribadisce che “ogni concorrente accetta e riconosce che la vela è un'attività potenzialmente pericolosa con rischi intrinseci. Questi rischi includono forti venti e mare mosso, improvvisi cambiamenti del tempo, guasti alle apparecchiature, errori di manovra, scarsa capacità marinara da parte di altre barche, perdita di equilibrio su una piattaforma instabile e affaticamento con conseguente aumento del rischio di lesioni.”


Un equipaggio trova una soluzione d’altri tempi per la maniglia della drizza spi: usa il tubo che collega la macchina mungitrice alle mammelle della mucca, impressionando non poco un timoniere (“questo rende ancora più romantica la cosa”).


Nelle prime due prove il sapere cosa fare (stop al vento per vedere la direzione e confrontarla con la rotta bussola indicata dalla barca giuria, linea di partenza percorsa per verificare se conviene partire in boa o meno, bolina su entrambi i bordi per capire che angolo abbiamo, ecc.) non è sufficiente: siamo tra gli equipaggi che finiscono fuori tempo massimo.

Il secondo giorno ci classifichiamo 44esimi, grazie anche alla complicità di una giuria pietosa che aumenta il tempo massimo da 15 a 20 minuti dal vincitore. Nella seconda prova scuffiamo a 30 secondi dal via (recuperando la barca solo al secondo tentativo), partiamo per ultimi (e taglieremo il traguardo per ultimi), ci danno una (meritata) bandiera nera per partenza anticipata.


Il terzo giorno decido finalmente di marchiare con il pennarello il punto dove la scotta spinnaker deve andare nello strozzatore di lasco. Le manovre di issata spi ne risentiranno positivamente. Da capire perché non l’ho già fatto il primo giorno ma, come diceva una mia ex collega “non chiedere quello che non vuoi sapere veramente”.

Unica nota stonata della giornata, la cena al ristorante del porto: porzioni buone ma minimaliste. Al momento del conto i conti non tornano: secondo noi siamo in 41, secondo il ristoratore 43, un poco come i numeri della questura e degli organizzatori dopo una manifestazione degli anni settanta.


La sgambata in bici di giovedi è eccezionale: sono veloce in discesa (supero i 45 Km/h) mentre in piano mantengo i 25 Km/h senza difficoltà.


Giovedì la giuria non ritiene l’allerta meteo preoccupante e ci manda in acqua: altre due regate nella seconda delle quali scuffiamo subito dopo un altro equipaggio. Grazie a un recupero laborioso gli andiamo anche addosso. Recuperato l’equilibrio ci lanciamo all’inseguimento di… nessuno: sono tutti lontanissimi.

Con sprezzo del pericolo issiamo lo spi al secondo lasco e all’ultima boa, quando torniamo in acqua. Solo grazie a Stefano riusciamo a tagliare il traguardo (io ero abbastanza demoralizzato da volermi ritirare).


A terra scoprirò che siamo andati meglio in questa prova (43esimi) che non nella precedente (46esimi), a riprova che il passo era buono (prima di volare ripetutamente in acqua).


Venerdì il vento latita e non si regata. La mia classifica finale è impietosa: in cinque giorni di regate ho accumulato più punti (314) che chilometri in sei giorni in bicicletta (300). Quando ripongo tutto in valigia ritrovo il taccuino Harken praticamente intonso (ho riportato solo le regolazioni della prima prova) e il cardiofrequenzimetro ancora incartato: toccherà improvvisare anche nelle prossime regate.


ndr: L’edizione 2021 della kermesse continentale di questa specialità ha visto trionfare una imbarcazione elvetica al termine di un’ultima giornata di regate avara di vento. Al termine di cinque giorni con due prove quotidiane, per i 51 equipaggi iscritti al via e provenienti da ogni parte d’Europa, la Svizzera ha preceduto l’equipaggio italiano (che si è ‘consolato’ con il premio Classic Boat) e quello francese, con quarta e quinta piazza per barche della Repubblica Ceca che comunque si è aggiudicata i premi "Under 25" e "Ladies Trophy".

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