Irlanda

Aggiornamento: 12 set

Un mare da leggenda

LAVORI IN CORSO: QUESTO ARTICOLO E' ANCORA IN LAVORAZIONE, VERRA' PUBBLICATO NEL NUMERO DI OTTOBRE DEL NOTIZIARIO

Annalisa (detta Pilù) e i suoi compagni di avventura hanno toccato mete veliche che si possono a buon diritto definire iconiche tra cui la mitica Fastnet Rock, che in questo numero del Notiziario si è aggiudicata senza discussioni la copertina, e il Club velico più antico del mondo. Per vedere la galleria completa questo è il link: Irlanda 2022 | AIVA CVC Gallery


"Ma tu devi essere matta! Non si fa il bagno, è freddo e piove sempre!"


Tra le pazzie fatte questa, se si può considerare tale, è la meglio riuscita. Il bagno alla fine tre impavidi l'hanno fatto, ha piovuto solo due giorni in barba a tutte le statistiche, umido e freddo sì, un poco, ma chi lo sentiva in mezzo a tanta felicità?

Siamo tre barche, che per tutta la durata della navigazione sono sempre state più o meno in regata tra di loro (e nemmeno tanto per scherzo...).


Appena arrivati a Kinsale ci rendiamo conto che oltre alla pioggia e al vento dovremo fare i conti anche con le maree che, anche se meno importanti che in Bretagna,sono comunque più imponenti che da noi.

Come sempre succede, la barca a vela anche questa volta compie il miracolo: appena ci sali sembra una barca anonima e dopo dieci minuti è già casa da tanto tempo. Come i compagni di avventura: non li conoscevi dieci minuti prima e dopo un giorno è come se fossimo stati bambini assieme, ti trovi a raccontare cose che in città non ti sogni di dire manco agli amici di una vita. La prima sera si fraternizza con il gin-tonic e la immancabile birra (siamo in Irlanda, guys!) che ci accompagnerà per tutta la settimana.


La mattina seguente ci si alza presto e per il poco vento si va a motore per tutta la baia di Kinsale.

Si pranza con una carbonara d'ordinanza, d'altronde siamo pur sempre italiani, per arrivare nel pomeriggio a Baltimore preparandoci al grande incontro del giorno seguente il Fastnet.


Sotto una pioggerellina che sembra sponsorizzata dai produttori di acqua da nebulizzare, si salpa alle 9.00 con una mano e vento da SW 12-15 nodi.


Incrociamo i delfini, che ci faranno compagnia quasi tutti i giorni. Gli altri equipaggi, le foche.


Si bolina in mezzo alla nebbia e alla pioggerellina, la Fastnet Rock sembra non arrivare mai. La barca di Giancarlo (ndr: Tunesi, uno dei capibarca) è la prima a girare il faro, che ci appare di colpo dal nulla: devo dire, un'emozione difficile da descrivere.


Aspettando le altre barche, si ammaina il fiocco per le foto di rito. L'atmosfera a bordo è quella delle grandi occasioni; ci sembra di aver fatto una grande conquista, chissà se poi è vero, ma se non la provi non la puoi capire… e c’è chi crolla sopraffatto dall’emozione! Qui è dove si sono incrociate storie di vela, vicende di uomini e donne, grandi vittorie e grandi tragedie, storia e cronaca: un luogo unico.

La sera si dorme in rada a Crookheaven a un gavitello che non riusciamo a pagare, nonostante la nostra buona volontà.

Qualche locale decide di fare il bagno sotto la pioggia e un gruppo di bambini gioca nell’acqua: per loro questa è l’estate.


Noi al bagno preferiamo una birra, quindi ci rifugiamo in un pub con tutti gli equipaggi e qui abbiamo l’occasione di conoscere un archetipo che incontreremo durante tutta la navigazione: la donna irlandese. Avete presente Susanna tutta panna dei formaggini? (i più giovani si vadano a documentare). Ecco, è lei: alta 1.75, stessa corporatura, solare anche se il sole non c’è. Quando vi vede è come se incontrasse il nipote preferito che non vedeva da anni: stessa festa, tutte così.


In Irlanda sono tutti di una gentilezza disarmante anche se un po’ rigidi sugli orari: dalle 20.00 non si cena più e se arrivi alle 20.15 rimani a guardare dai vetri gli altri equipaggi più veloci di noi. Inoltre, fino alle 10.30 del mattino non si vendono alcolici: beh, questo è poco male per noi, ma evidentemente ci si tiene a che gli irlandesi raggiungano sobri il posto di lavoro! L'indomani facciamo colazione in un pub, dove l'immancabile "zia" irlandese ci racconta di quanto ami l'Italia.


La fortuna di Caprera ci segue anche qui: mentre siamo ormeggiati per rifornimento acqua davanti a dei pescherecci locali, ritroviamo per terra la cassa comune persa dall'altra barca! Come ricompensa il nostro equipaggio chiede a quello distratto il loro granchio, cucinato con maestria e che diffonde un delizioso profumino, ma... nulla da fare e l’esilarante contrattazione fallisce.


nelle foto: i guidoni AIVA CVC e CVC si stagliano sulla baia di Glandore e immagini degli equipaggi




Si finisce per ballare e bere in un festoso aperitivo nella baia di Oyesterhaven al gavitello protetto da tutti i venti: se ripenso alle sensazioni e al paesaggio mi commuovo ancora.


Il giorno seguente si veleggia verso Cobh. Nel canale, tra boe rosse e verdi, i capi barca vengono colpiti da un’impennata di testosterone e fervore agonistico e le barche si incrociano per vedere chi arriverà per primo, divertendoci tutti moltissimo.

Si scende a Cobh dove il Titanic fece l’ultimo attracco prima del suo incontro fatale con l’iceberg nel 1912. Per uno strano scherzo del destino tre anni dopo, quando un sottomarino tedesco affondò il transatlantico Lusitania facendo strage di civili, i superstiti approdarono proprio a Cobh. A entrambi i tragici eventi sono dedicati targhe e memoriali.


Facciamo tutti gli scongiuri del caso, un giro tra le casine colorate, e per allontanare la cattiva sorte ci consoliamo con un buonissimo Irish coffee.


Si è fatto tardi ed è giunta l’ora di salpare verso il Royal Cork Yacht Club (RCYC) che detiene il titolo di club nautico più antico del mondo (1720!) cosi come indicato nel Guinness dei Primati e come citano le imbarcazioni in marina: "Where it all began".


L’emozione è tanta, ma allo scambio dei guidoni con il General Manager del circolo la vera sorpresa è scoprire che al primo piano, in bella mostra in una sala del circolo, c’è un crest dell’Associazione Allievi del Centro Velico Caprera. Nel lontano 1979 ci andò una nostra flottiglia e noi... beh, noi siamo tutti un po’ orgogliosi di sentirci parte di una storia così lunga! (ndr: vedi la monografia allegata a questo numero e dedicata proprio a questa incredibile storia).

Si cena tutti assieme al circolo e l’indomani si ritorna a Kinsale per l’ultimo aperitivo assieme e l’ultimo ballo... e dopo circa 200 miglia navigate e molte birre ci salutiamo, ma con slán go foill che in irlandese (una bellissima lingua celtica) significa "addio, per ora", un auspicio per tornare di nuovo in queste mitiche acque.

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