Bretagna, mon amour

La patria delle maree, quest'anno esplorata nella parte nord-ovest

L'amica Nicoletta ci ha fornito un bel reportage della navigazione in Bretagna organizzata a luglio 2022 dal Quadrante Capitolino AIVA CVC. Per vedere la galleria completa questo è il link:

Bretagna 2022 | AIVA CVC Gallery


L’anno scorso la Bretagna del sud (vedi l'articolo nel numero di settembre 2021, ndr) quest’anno quella del nord-ovest con partenza da Saint-Malo, situata in un ampio golfo sul Canale della Manica.


In queste zone quando si è in periodo di maree sizigiali (*) l’escursione tra alta e bassa marea raggiunge undici metri di altezza nel periodo di sei ore, con conseguente corrente di marea. Undici metri sono come un edificio di tre piani: è veramente un fenomeno stupefacente e non per niente Saint-Malo è chiamata “la Regina delle maree Bretoni”.

Nella settimana in cui abbiamo navigato, la prima di luglio, eravamo nella configurazione degli astri sole-luna che determinano le maree di quadratura (*) di minor intensità. È interessante vedere i pontili mobili collegati a terra da una lunga rampa inclinata, che quando si è in bassa marea diventa più adatta a veri montanari che a provetti marinai!!


Nonostante le maree meno intense per navigare (e soprattutto per entrare e uscire dalle marine, un elemento di cui occorre sempre tenere conto) direi che questo è il divertimento in più delle navigazioni in Bretagna, che aggiunge un altro elemento tecnico alle normali navigazioni. Per fortuna alcuni di noi, dopo l’esperienza dell’anno scorso, erano veramente ferrati sull’argomento.

Partenza da Saint-Malo. La città è stata un baluardo corsaro. Il nucleo storico è edificato su un’isoletta rocciosa ed è cinta da imponenti mura in granito grigio. La zona interna alle mura viene denominata ancor oggi alla latina come ‘intra-muros’.

Data la sua posizione strategica sul mare è diventata fiorente nel commercio marittimo a partire dal Medioevo e successivamente un porto strategico da cui partivano le scorribande dei corsari. Ne è testimonianza la statua del corsaro Robert Surcouf che si incontra lungo il piacevole camminamento sui bastioni: ha il braccio imperiosamente teso verso l’Inghilterra a testimonianza della potenza francese su quel tratto di mare.


La cittadella ha subito incendi che hanno distrutto le tipiche case bretoni in legno ed è stata quasi completamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Rimane integra la Cattedrale in stile gotico; la ricostruzione degli edifici è stata fatta con uno stile omogeneo e austero ed è molto piacevole passeggiare tra i vicoli.


Sabato 2 luglio partiamo alle 11.30 con le nostre due barche Sun Odissey 389: Jazz e Teeyah III, e l’avventura incomincia! Usciti dalla marina la visione di Saint-Malo è affascinante, con le sue mura inespugnabili e possenti. Appena all’uscita dalla marina dobbiamo calcolare i passaggi tra i tanti isolotti e scogli, che sono ben evidenziati dai segnali cardinali.


La nostra meta è Jersey a circa 38-40 miglia a Nord. Le prime ore di navigazione sono senza vento e mare piatto, la temperatura è piacevole, sembra una nostra primavera. In vista di Jersey si alza un po’ di vento da Nord, tutte e due le barche ne approfittano per alzare le vele e tentano una risalita a vela. A noi sembra di navigare bene, facciamo 4-5 nodi: cominciamo a divertirci ma ahimè non avevamo tenuto conto della corrente contro, la ciminiera di Jersey, che vediamo da lontano sempre allo stesso punto.

Continuiamo a fare bordi piatti, infine attacchiamo il motore e arriviamo alla marina alle 22. Il sole non è ancora tramontato, c’è una bella luce tipica dei paesi nordici: siamo a latitudine 48°30’ se la confrontiamo con la latitudine di Roma che è 41°54’ la differenza è evidente.

Ho preso come riferimento la latitudine di Roma perché il nostro equipaggio spazia lungo tutte le latitudini dell’Italia! Io da Milano ed Eugenio da Agrigento con Rossella da Genova, Alessandro da Siena e il nostro grande skipper Beppe da Napoli: un bel miscuglio, ma molto ben assortito perché il clima in barca è fin dall’inizio piacevole e divertente.


Domenica 3 luglio facciamo un passeggiata per visitare la cittadina di Jersey, molto curata con fiori sui davanzali e nelle aiuole delle piazzette, ma non ci colpisce particolarmente e poi a ben vedere risulta al settimo posto nelle graduatorie dei paradisi fiscali: se proprio vogliamo evadere la prossima volta propongo una crociera a Panama!!! Ma per fortuna non è il nostro scopo.


Partiamo alle 11.30 meta Guernesey, l’altra isola principale del Canale. Jersey e Guernesey, dette Bailati (Bailiwick), più altre isole minori compongono un arcipelago che il Regno Unito considera "Crown Dependencies": non sono parte della Corona britannica ma sono considerate residui dell'antico Ducato di Normandia e per tale motivo la Gran Bretagna è responsabile per la loro difesa. Ciò non impedisce che ognuna delle isole abbia sue leggi locali. I francesi le chiamano Isole Anglo-Normanne, in normanno sono le Îles d'la Manche, a dimostrazione che la geopolitica europea attuale ancora risente della storia di secoli precedenti.

Ci aspettano circa 26 miglia di navigazione. Il vento viene da Nord e nel primo tratto di navigazione il mare è piuttosto mosso con onde ravvicinate ma, dopo aver scapolato gli scogli e isolette vicino alla marina, riusciamo a fare un solo bordo di bolina con vento ma con mare più tranquillo.


Arriviamo a Saint Peter Port verso le 17.00. Con bassa marea ci ormeggiamo fuori dalla marina a delle banchine di servizio, in attesa di poter entrare al ‘ Victoria Marina’ dopo che si è alzata la marea. Da terra si può osservare l’ingresso alla marina e quando si alza la marea il flusso d’acqua entra nel bacino con una velocità sorprendente, creando una cascatella che rende bene l’intensità della corrente.

Come sempre siamo curiosi di visitare la cittadina e facciamo una bella camminata, tutto l’equipaggio sempre compatto e affiatato. Il paesino è piacevole. Cerchiamo un posto dove mangiare ma alle nove di sera le cucine sono già chiuse: ci arrangiamo e compriamo dai cinesi dei cartocci di fish and chips (Alessandro traduce prontamente in toscano “fisce e cippe”, che diventa seduta stante il motto del nostro gruppo WhatsApp).


Lunedì 4 luglio giornata tranquilla, partiamo alle 12.00. Il tempo è sempre bello con il cielo a volte gremito di nuvole gonfie. Oggi ci attende una breve navigazione per raggiungere l’isoletta di Sark distante circa 15 miglia in direzione Est.

Il vento viene da Nord ed è di moderata intensità: è l’occasione giusta per navigare a vela con gennaker e non perdiamo l’occasione. Navighiamo a 4, massimo 5 nodi: diciamo anche che la barca è particolarmente lenta, non c’è paragone con gli scattanti Pogo dell’anno scorso. Ormeggiamo in rada in una bella baia sul lato est. Ci organizziamo rapidamente per scendere a terra con il tender.


L’isola è composta da due parti principali: Little Sark e Greater Sark, collegate tra loro da uno stretto istmo chiamato “La Coupèe” largo poco più di tre metri e a picco sul mare di circa 100 metri. Alcune balaustre protettive sono state costruite dai prigionieri tedeschi della II Guerra Mondiale. La nostra camminata, tra la folta vegetazione e ampi campi di pascolo per capre e cavalli, percorre tutto l’istmo e ammiriamo le due splendide spiagge: il panorama è davvero notevole.


Proseguendo arriviamo a una bianca costruzione non molto grande: è un albergo con dietro un parco ben tenuto con cespugli di fiori e panchine chiamato ‘giardino del tè’. Ci sediamo sulle panchine all’ombra di imponenti alberi e ci riposiamo. Siamo veramente contenti di aver fatto questa camminata, ne valeva la pena. Sull’isola non possono transitare macchine ma solo trattori o carri trainati da cavalli. Non ha illuminazione nei luoghi pubblici pertanto è rinomata per osservare le stellate. I seicento abitanti dell’isola vivono di agricoltura e turismo ma la cosa sorprendente è che l’isola fino al 2008 è stato un feudo, l’ultimo d’Europa. (leggi l'interessante storia di Sark nell'allegato).

LA STORIA DI SARK
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La giornata si chiude con una bella sorpresa dal nostro Alessandro che oltre ad essere un ottimo chef è anche un pescatore e acchiappa una preda! Alcuni dicono che è un dentice ma non si sa, sta di fatto che a cena cotto su un letto di patate e pomodorini è veramente squisito!


Martedì 5 luglio partiamo alle 8.30, ci aspetta una lunga traversata per rientrare sulle coste bretoni. La meta è Saint-Cast-le-Guildo, sono circa 32 miglia con un leggero venticello sempre da nord che non è sufficiente per navigare a vela, siamo obbligati ad accendere il motore. C’è un bel sole e non fa per niente freddo. Passiamo il tempo piacevolmente, c’è chi a turno dorme, ci organizziamo per il pranzo e le ore scivolano via. Per me è comunque sempre bello trovarmi in mezzo al mare, andare lentamente verso una meta, farmi accogliere da quello spazio infinito di mare e cielo.


Arrivati verso sera a Saint-Cast ormeggiamo all'inglese fuori dal porticciolo su una banchina di servizio, tanto l’indomani ripartiamo. Facciamo una bella camminata aggirando il golfo, c’è la bassa marea e tutte le barche sono ‘spiaggiate’, tipico panorama bretone.

Mercoledì 6 luglio in mattinata col mezzomarinaio tentiamo di pulire il timone che durante la traversata si è riempito di alghe e poi partiamo: la mèta è il fiume La Rance.

Riusciamo a navigare con gennaker, stando sempre attenti alle isole e scogli affioranti di quella zona, e ci prepariamo a passare la chiusa.

L’attraversamento delle chiuse è sempre una esperienza particolare a cui non siamo abituati. Prima si sta in attesa che si apra, poi l’ingresso in un canale tra due muraglioni come fosse un’anticamera; le barche stanno ferme attaccate a delle cime predisposte sulle pareti in attesa che si apra l’altro sportellone della chiusa.

Entrati nel fiume c’è un bel vento e niente onda, intorno a noi tante piccole barche a vela e windsurf ci sfrecciano davanti, sembra un parco di divertimenti. Ne approfittiamo anche noi per divertirci con le vele, risaliamo e discendiamo più volte il fiume.


Ormeggiamo al gavitello in una bella insenatura e ovviamente ne approfittiamo per scendere a terra. Arrivati alla spiaggia si fa fatica a camminare sulle sabbie mobili, io fortunatamente ho gli stivali, Rossella non riesce a scendere e ci aspetta. Il sito si chiama Domaine du Montmarin nel comune di Pleurtuit. Siamo verso sera, la luce è bellissima, il cielo celeste solcato da batuffoli di nuvole rosa, non ho parole per descrivere l’emozione provata davanti a tanta bellezza.

Giovedì 7 luglio partiamo dalla nostra baia per ripassare la chiusa. Ci sono vento e corrente contro. Andiamo a motore, si procede con fatica, la corrente è veramente tanta e traguardando terra la progressione è minima. La nostra meta è Cancale, una grande baia con spiaggia, molto turistica. Ormeggiamo al gavitello e un barchino ci porta a terra. Ci godiamo un po’ di relax al bar, la vacanza sta per finire e la bella foto del nostro skipper con l’equipaggio attorno dimostra quanto siamo soddisfatti.

Rientriamo in barca e organizziamo una grande cena per dar fondo alla nostra cambusa. Al termine della crociera è sempre un fiore all’occhiello per l'equipaggio l'orgoglio di aver fatto una giusta cambusa e non aver avanzato troppo cibo.


Venerdì 8 luglio alle 14.00 dobbiamo consegnare la barca, Rossella deve arrivare presto a Saint-Malo perché ha il treno. Decidiamo pertanto di partire prestissimo avendo fatto tutti i calcoli della corrente.


Partenza alla 5.45, ci svegliamo poco prima e ci organizziamo per partire. La colazione la facciamo in navigazione. Ebbene, questa partenza mattutina un po' faticosa ci ha ripagato con un’alba spettacolare: non è certo la prima ne sarà l’ultima che vedo in mare, ma è pur sempre un’emozione vedere la grande sfera infuocata che si alza velocemente sulle acque, quasi per incanto. La corrente ci è propizia e arriviamo a Saint-Malo prima del previsto, rimaniamo in attesa di poter entrare nella marina.

Finisce così questa settimana, un'altra bellissima esperienza da conservare nell’archivio dei mie ricordi! Grazie a tutto l’equipaggio e a chi ha organizzato questa navigazione e arrivederci alla prossima! (per me molto vicina... la navigazione in Irlanda organizzata dal Quadrante Lombardo :-)).


(*) L'azione combinata dell'azione differenziale prodotta dalla Luna e del Sole sulle particelle fluide della superficie libera del mare produce una marea risultante nota come marea lunisolare. Dato che i moti relativi di rivoluzione della Luna e del Sole sono molto differenti la loro posizione varia e produce maree di ampiezza differente.


Ecco così che esistono le maree sizigiali. Ogni mese lunare, il Sole e la Luna si trovano sulla stessa congiungente (stessa longitudine) e si dice che la Luna è in congiunzione con il Sole (Terra-Luna-Sole - fase lunare di luna nuova); in opposizione quando la differenza di longitudine è di 180° (Luna-Terra-Sole - fase lunare di luna piena); in entrambi i casi si ha sovrapposizione delle due componenti e la marea risultante è nota come sizigiale. Il periodi fra opposizione e congiunzione è di 14.75 giorni. Alle sizigie, perciò, si verificano le più alte e più basse maree rispetto al quelle osservate usualmente.


Si parla, invece, di maree di quadratura quando la Luna, durante il suo moto relativo di rivoluzione attorno alla terra, si verificano due istanti in cui la differenza in longitudine è di ±90°. In questi istanti si dice che la Luna ed il Sole rispetto alla terra si trovano in quadratura (fase lunare del primo quarto ed ultimo quarto); questa situazione si verifica ogni 14.75 giorni cosi come per il periodo delle sizigie. Alle quadrature le due azioni prodotte dalla Luna e dal Sole risultano perpendicolari fra loro con il risultato di generare maree che producono una minima diseguaglianza diurna; al primo e all'ultimo quarto si verificano le più basse alte maree e le più alte basse maree.







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