Stoccolma, l'arcipelago delle meraviglie

Aggiornamento: 25 dic 2021

una settimana in un paradiso della vela

"Ma questo è un campo minato!" Questa è stata la reazione quando abbiamo per la prima volta guardato la mappa dell'arcipelago di Stoccolma. Forse - presi dall'entusiasmo - ci eravamo ficcati in un ginepraio, metaforico e geografico...

Ma la voglia di esplorare quello che veniva decantato a più voci come il paradiso dei velisti è stata più forte e siamo andati avanti. Abbiamo inondato il charter svedese di domande, richieste di spiegazioni e altro e siamo partiti per il nostro destino.


Fortunatamente nelle settimane precedenti un amico svedese ci ha aiutato a elaborare l'itinerario, rassicurandoci sulla accuratezza delle segnalazioni, quindi siamo abbastanza fiduciosi... sino a che il gioviale benvenuto di Mr. Pier, il nostro referente presso il charter ("Ah, ecco lo skipper italiano che NON si schianterà contro le rocce!") non fa riemergere il nostro incubo ricorrente. Sì, perché l'arcipelago è fatto di 24mila isole e isolette, nonché di un numero impressionante di rocce e scogli disseminati ovunque e spesso invisibili a occhio nudo.

Comunque, oramai ci siamo e tanto vale affrontare le difficoltà con piglio deciso. Il meteo si preannuncia favorevole, fin troppo: apprenderemo alla fine della navigazione che è stata la settimana estiva più calda che la Svezia ricordi (e noi che temevamo un clima artico... la ceratona e gli stivali di gomma resteranno confinati nella sacca fino all'ultimo giorno). Ci sistemiamo a bordo della White Lady, il nostro Bavaria 38, pronti per la nostra avventura nordica. Prua a sud per il nostro itinerario in senso antiorario.

Subito ci facciamo catturare dal paesaggio: l'occhio spazia su un orizzonte aperto fatto di centinaia di isole grandi e piccole, la maggior parte boscose, alcune quasi completamente rocciose. Le case di legno occhieggiano fra il verde. Quasi tutte hanno il loro pontile con una o più imbarcazioni ormeggiate, nessuna sorpresa che gli svedesi abbiano familiarità col mare fin da bambini. Ma la maggior parte delle barche, moltissime a vela, è fuori a godersi questo fantastico arcipelago. Nessuna foto, per quanto ben riuscita, riesce a rendere davvero l'incredibile vastità e bellezza del panorama che ci si stende davanti.

Man mano che ci addentriamo le case si diradano sempre di più e la vista si riposa su un panorama naturale intatto. Intatto, sì, ma di certo non abbandonato a se stesso: con nostro grande sollievo constatiamo che le fairway sono segnalate in modo chiarissimo: ci vogliono poche ore perché l'equipaggio si abitui ad avvistare i pin rossi e verdi che indicano il percorso sicuro da seguire.

Ciò che si vede a occhio nudo, e soprattutto quello che non si vede, è segnalato in acqua e puntualmente riportato nelle carte nautiche, dettagliate in modo impeccabile. Piano piano il nervosismo iniziale ci abbandona e ci permette di goderci al massimo l'esperienza, fatta di cieli immensi, boschi foltissimi e salti di vento - dovuti alle tantissime isole - che richiedono una continua e costante regolazione delle vele. Ci stiamo veramente divertendo!

Superato il canale di Saltsjöbaden ci dirigiamo a sud. Il vento spira da sud-ovest fino a 20 nodi, portandoci agevolmente alla nostra prima tappa, Dalarö.

A circa due miglia dall'arrivo chiamiamo lo Hamnkapten, il responsabile del porto, che ci assicura che sarà ad attenderci in banchina. Lo troviamo lì infatti, e ci dice che siamo i primi italiani della stagione. Mentre ci aiuta a ormeggiare ci fa un po' di storia del posto: Dalarö è stato un importante snodo d'acqua dal 1600, poi con l'avvento della navigazione a motore ha gradualmente perso di importanza commerciale per divenire un approdo turistico.


Tuttavia, così come sperimenteremo in tutte le tappe successive, il turismo qui è completamente diverso dal nostro: è integrato nel paesaggio e nella natura, poco invasivo e pacifico, per nulla "festaiolo" o alla moda. Ci sono i servizi essenziali (docce e toilette pulitissimi e attrezzatissimi, con tanto di sauna), qualche negozietto, un paio di bar e ristorantini e basta. Il resto è tanta tanta natura e una tranquillità assoluta: gli unici rumori sono quelli dell'acqua e del vento fra le sartie e tra i rami degli alberi (hai detto niente...).

È qui a Dalarö che notiamo di essere gli unici a ormeggiare di poppa... questo leit motiv ci accompagnerà per tutto il viaggio, dando anche adito a qualche episodio divertente.

La sera tifiamo per gli azzurri in finale di Coppa europea (con commento in svedese...) e restiamo in dubbio se festeggiare la vittoria usando il corno da nebbia. Decidiamo per il no, un po' perché saremmo proprio gli unici ("e non facciamoci riconoscere dallo straniero!" direbbe Alberto Sordi) e poi perché non ce la sentiamo di frantumare la idilliaca pace del luogo.


La mattina successiva andiamo a visitare la fortezza di Dalarö Skans, veramente suggestiva.

Circumnavighiamo l'isola con la fortezza per poi dirigerci a nord verso Malma Kvarn, un delizioso porticciolo più piccolo e intimo di Dalarö, che ci incanta letteralmente.

Ormeggiamo, stavolta di prua, per sperimentare lo stile locale: consiste nell'agganciare un gavitello in poppa con un apposito uncino in dotazione sulla barca e procedere lentamente verso la banchina con un membro dell'equipaggio a prua, pronto a saltare giù con la cima d'ormeggio per dare volta. Lo vediamo fare anche da persone sole in barca, che dopo essersi assicurati a poppa vanno in tutta tranquillità a prua per terminare la manovra, quindi che ci vorrà mai...


Dopo un paio di tentativi riusciamo a catturare il gavitello, ormeggiamo con precisione, e siamo ancora lì a congratularci a vicenda quando ci accorgiamo di esserci assicurati al gavitello numero 10 ma di avere la prua al posto 9. Beh, in fondo nessuno è perfetto. (in alto a destra la White Lady ormeggiata di prua al pontile di Malma Kvarn)

(nella foto: anche la pur prosaica toilette sembra un piccolo bungalow...)


Visitiamo l'isola e il vicino centro abitato, che si raggiunge dal porticciolo con una piacevole camminata in mezzo al verde. Gli svedesi si godono l'estate all'aperto, nei giardini, nei boschi, in acqua, dove grandi e piccoli si tuffano e nuotano fino a tardissimo. C'è infatti luce fino a sera avanzata, ed è alle 22:30 che vediamo rientrare i bambini di un campo nautico estivo: disciplinati e allegri, portano a terra le loro derive aiutandosi l'uno con l'altro, per poi allontanarsi con i loro istruttori.

Ceniamo nell'unico locale del posto, gestito da un parigino (!).

(la luce alle 22:30. L'oggetto galleggiante sulla destra è uno sversatore per le acque nere delle barche, che disciplinatamente vi fanno sosta; è collegato col sistema fognario dell'isola)

(le saune sono onnipresenti: o supertecnologiche, integrate nei servizi, piastrellate e con controllo elettronico della temperatura; oppure, come in questo caso, installate in un giardino in forma di grossa botte)


Il mattino dopo partiamo di buon'ora per raggiungere Sandhamn, una delle mete più note e frequentate dell'arcipelago. Il vento da nordest ci fa bolinare a 7+ nodi e alla fine contiamo 22 virate.

Contattiamo il porto, che ci indirizza al pontile numero uno. Siamo pronti a tutto: a ormeggiare di poppa (due cime pronte sulle gallocce) e di prua (due cime sono pronte sulle gallocce, l'uncino per agganciare il gavitello è già fuori dal gavone e assicurato alla sua cima, un membro dell'equipaggio è a prua pronto a saltare a terra con un balzo felino). Ci sentiamo molto "local", quasi svedesi. Peccato che all'arrivo l'addetta ci fa segno di ormeggiare all'inglese, l'unica alternativa alla quale non siamo preparati.

All'arrivo il clima sembra essere cambiato, è nuvoloso e un po' fresco, ma dura ben poco: subito rifanno capolino il sole ed un caldo da mar Mediterraneo più che mar Baltico. Sandhamn è incantevole, con le sue passerelle in legno, l’alternarsi di case rosse, gialle e bianche. Non ci sono auto, si cammina a piedi per stradine in pietrisco che si snodano tra case in legno e pietra. Un tempo venivano costruite una a ridosso dell’altra per conservare il calore e tagliare il vento. Ringhiere rosse di legno, sdraio, prati verdi ed in fondo sempre uno spicchio di mare