l'occhio di Plimsoll

Aggiornato il: feb 1


Presso i Victoria Embankment Gardens di Londra sorge un monumento curioso. L’aspetto è quello solito, che siamo abituati a vedere in ogni città: un’ erma che raffigura un signore barbuto, dall’aria più o meno solenne, circondato da figure allegoriche e una stele commemorativa.

Quello che rende insolito questo particolare monumento è uno strano simbolo inciso nel basamento: qualcosa che a colpo d’occhio sembra la mappa di una delle tante linee della metropolitana londinese, con a fianco quello che pare appunto il logo stilizzato della “Underground”.

Niente di tutto ciò: il nome del signore barbuto è Samuel Plimsoll (qua a sinistra in una caricatura dell'epoca), un deputato inglese che nel 1867 presentò una proposta di legge per regolamentare il carico delle navi mercantili.


L’idea di Plimsoll non era certo nuova, se ne trovano tracce già a Creta nel 2500 a.C., nelle Repubbliche marinare di Venezia e Genova e nella Lega Anseatica. Il problema era il carico spesso eccessivo con cui armatori e capitani stipavano i mercantili, per massimizzare il profitto a scapito della sicurezza.


I naufragi dovuti a questa pratica erano all’ordine del giorno, al punto che a partire dal 1860 generarono in Inghilterra (una nazione allora fortemente basata sul traffico marittimo) un vero allarme sociale. Da ciò la preoccupazione di Samuel Plimsoll, che però si dovette scontrare con la lobby delle grandi compagnie mercantili, spesso possedute da potenti parlamentari e aristocratici, che non volevano mettere a rischio i propri interessi.

Dopo anni di vane lotte, nel 1873 Plimsoll pubblicò il documento “Our Seamen. An Appeal” (I nostri marinai. Un appello), che generò vasto consenso tra la popolazione e finalmente riuscì a smuovere le acque. Nel 1876 lo “United Kingdom Merchant Shipping Act” rese obbligatoria l’adozione del marchio di carico su tutte le imbarcazioni. Se il marchio non era visibile perché immerso, l’imbarcazione era evidentemente sovraccarica.


Solo le imbarcazioni in regola potevano accedere ai porti inglesi e, data la preminenza del Regno Unito nel traffico marittimo europeo, le altre nazioni dovettero giocoforza adeguarsi. La convenzione della “Plimsoll line”, anche detta “load line”, e in Italia “occhio di Plimsoll” o “marca di bordo libero” venne rivista diverse volte fino alla sua formulazione attuale.


In cima alla marca deve essere stampigliata la società di navigazione che ha certificato il carico: per l’Italia tale sigla è RI, ovvero Registro Italiano Navale. Dalla sua adozione la Plimsoll line ha salvato innumerevoli vite, stabilendo regole di sicurezza del carico che dal traffico marittimo si sono rapidamente estese anche al diporto nautico.

Una curiosità: c’è anche un tipo di calzature detto “Plimsoll shoes”. Si tratta di banalissime scarpe di tela con la suola di gomma in uso fin dal 1830. Vennero associate al nome di Plimsoll a partire dal 1870, perché hanno una riga che richiama quella della linea di carico delle navi: in questo caso indicano che se si cammina sul bagnato e l’acqua supera la linea... ci si bagna i piedi!

Questa riga si ritrova ancora oggi in diverse calzature sportive (fateci caso...) e nel Regno Unito le scarpe che si usano comunemente a scuola per l’ora di ginnastica vengono dette “plimsolls”.





























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