sir Francis Beaufort, il signore del vento

Aggiornato il: ago 25



Sir Francis Beaufort (1774-1857) è stato un ammiraglio, cartografo ed esploratore irlandese che per 25 anni fu a capo del servizio idrografico della marina britannica. Il suo nome è legato alla scala per la misura dell'intensità del vento, da lui proposta nel 1806 e adottata internazionalmente dal 1926. Una descrizione così sommaria non rende però la dimensione del personaggio: Beaufort non fu mai un burocrate, al contrario privilegiò sempre il mare all'educazione convenzionale, tanto da imbarcarsi come marinaio a soli 12 anni.


Partecipò alle guerre napoleoniche e passò gran parte della sua vita ad esplorare e mappare mari e terre lontane. Di questi avventurosi e spesso pericolosi viaggi vale la pena ricordare una esplorazione nel Mare Artico alla ricerca del famoso Passaggio a Nord-Ovest, e una per la misurazione del campo geomagnetico insieme all'esploratore James Clark Ross.


Non è un caso che il nome di questo ardito esploratore sia stato dato a due dei molti luoghi della Terra che visitò in condizioni spesso più che critiche: il Mare di Beaufort nel Mar Glaciale Artico e l'Isola di Beaufort nel Mare Antartico.

Fu inoltre lui a permettere a Charles Darwin di partecipare al viaggio sul brigantino della Royal Navy HMS Beagle (vedi l’immagine) da cui il grande scienziato avrebbe poi elaborato la sua famosa teoria sull'evoluzione.


Come responsabile dell'Istituto Idrografico della marina reale britannica trasformò quello che era poco più di un banale e polveroso deposito di poche e imprecise mappe nautiche in una istituzione cartografica nota in tutto il mondo.


Diverse delle eccellenti mappe che l'Istituto diede alle stampe durante la sua direzione sono in uso ancora oggi. Fu durante i suoi molti anni spesi in mare al comando delle spedizioni più diverse che Francis Beaufort cominciò ad annotare sui suoi diari l’intensità del vento, classificando le varie situazioni con una codifica mutuata dall’esperienza di altri marinai come, nel secolo precedente, Daniel Dafoe (sì, proprio l’autore di Robinson Crusoe).


La scala di Beaufort ebbe una lunga evoluzione che la portò alla fine degli anni 1830 ad essere ufficialmente adottata dalla Marina britannica e dal 1850 anche negli usi non nautici. Nel 1853 venne dichiarata ufficialmente applicabile dalla prima Conferenza Meteorologica Internazionale tenutasi a Bruxelles e dal 1926 è la scala mondiale per la misura dell’intensità del vento.


In tale scala l'intensità del vento è classificata in 12 "gradi", corrispondenti a determinate velocità: lo 0 corrisponde alla calma di vento, il 12 all’uragano. Gli iniziali 12 gradi furono successivamente portati a 17 per meglio misurare la forza del vento dei vari tipi di uragani.


nell'immagine: l'uragano Iota che nel novembre 2020 ha funestato l'America centrale con venti che hanno raggiunto i 250 km/h


Tuttavia la scala estesa a 17 gradi è utilizzata solo in casi particolari come i tifoni tropicali che affliggono principalmente Taiwan e la Cina continentale. Internazionalmente, il “WMO Manual on Marine Meteorological Services” riporta la scala Beaufort fino a 12 gradi, senza raccomandazioni per l’utilizzo della scala estesa.


Trovate in fondo a questo articolo la tabella che rappresenta l’intera scala fino a 12 gradi. La colonna delle onde deve essere interpretata solamente come guida indicativa, ovvero grosso modo le condizioni che potremmo incontrare in alto mare lontano dalle coste, ma non deve essere utilizzata per stimare lo stato del mare e nemmeno in senso inverso, cioè per dedurre il vento a partire dallo stato del mare.


Ad esempio nei bacini interni o presso le coste, con un vento di terra, l’altezza delle onde sarà minore e le onde stesse più ripide. Inoltre non viene considerato il fenomeno del fetch (la superficie di mare aperto su cui spira il vento con direzione e intensità costante ed entro cui avviene la generazione del moto ondoso) così come un mare mosso potrebbe essere stato causato da un vento molto più lontano. Le cifre nella colonna “Altezza delle onde” indicano l’altezza massima probabile.



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