Micropomo, una stagione indimenticabile

Il diario di bordo del campeggio nautico 1989

In anni in cui non c'erano cellulari, GPS e altri supporti che oggi si danno per scontati, il campeggio nautico era una forma di vacanza divertente e avventurosa, che metteva alla prova non solo le conoscenze nautiche dei partecipanti ma anche il sangue freddo, la capacità di adattamento e (a volte) di improvvisazione! Questo diario di bordo ci dà uno spaccato molto vivido di una settimana di campeggio con un Micropomo (per sapere cos'è il Micropomo vi rimandiamo alla scheda tecnica in fondo all'articolo). Le imbarcazioni in linea erano 4: Tango, Mambo, Rumba e Samba. Nella foto sopra: Micropomo nella spiaggia rosa di Budelli (cortesia di Luca Bruché come le altre foto di questo articolo).


Equipaggio: Amalia, Cristina, Ernesto, Massimo (CB)

10° Turno 1989, imbarcazione "Samba"


sabato, 26 agosto 1989

In navigazione da Cannigione a Caprera

il porticciolo di Cannigione

ore 18.30: vento W-NW 3; mare 0-1; vela: randa e genoa

ore 20.00: ormeggio al molo del terzo Corso, prua al vento in banchina, àncora fuori di poppa. Equipaggio pronto, disponibile, entusiasta.


domenica, 27 agosto 1989

In navigazione da Caprera a Spargi

ore 8.30: vento W-NW 3-4; mare 1-2; vela: randa e genoa

Sosta alla Maddalena al molo del Postale, per rifornimento acqua, ormeggio di fianco con àncora fuori.

Il vento rinforza, sosta in spiaggia nella rada "di mezzo schifo". Pranziamo quindi dirigiamo verso Spargi.

ore 19.00 circa: ormeggio in Cala Ferrigno, barca in spiaggia. Alcuni "Alpin" del Vela Mare Club ormeggiati al molo.


lunedì, 28 agosto 1989

Burrasca.

All'alba il vento rinforza, W-NW 5. Decido di attendere l'evoluzione delle condizioni meteo.


ore 8.30: gli "Alpin" salpano. Portiamo la barca all'ormeggio sul molo ma il peggioramento delle condizioni del mare, che crea notevole risacca nella piccola cala, mi inducono a riportare la barca in spiaggia.

tre Micropomo sulla spiaggia di Spargi, 1987 (cortesia di Luca Bruché)


Il vento aumenta ulteriormente, 6-7. Anche in spiaggia la situazione non è eccellente, i frangenti sbattono l'imbarcazione, la traversano, l'àncora ara in continuazione.

Aiutati dall'onda e dai rulli di alaggio, dopo molti sforzi riusciamo a disporre l'imbarcazione quasi in secca.

Cos'è un rullo di alaggio: l'alaggio è il traino di una imbarcazione sulla terraferma, ovvero portarla in secca per rimessaggio o per effettuare lavori di manutenzione. Le funi con cui vengono trascinate le imbarcazioni (in caso siano troppo pesanti per essere trainate a mano) sono dette alzaie. I rulli d'alaggio servono a facilitare il trasporto sulla terraferma: oggi sono disponibili in PVC, comodamente sgonfiabili, mentre in passato erano in legno. Ora come un tempo, nei cantieri industriali dove vengono trattate grandi imbarcazioni è normale trovare rulli di alaggio in metallo.


Ci accorgiamo d'un tratto che sono le 17.00 e ancora non abbiamo avuto il tempo di mangiare. Si decide per una sosta e ci ripariamo dal vento impetuoso e a raffiche che scende dalla collina retrostante, a ridosso del casale "Ferrigno" che domina l'omonima cala. Da lì vediamo volare via un rullo di alaggio che era stato legato ad un cespuglio nei pressi della spiaggia, strappato dalla forza del vento.

In mare non c'è nessuno.

Proviamo con il cronometro a calcolare la velocità di allontanamento del rullo: dai nostri calcoli risultano 50 nodi. Ho fatto bene a non salpare ma ho fatto male a non scegliermi un'altra cala la sera avanti. Chissà gli "Alpin" come se la sono cavata?!


martedì, 29 agosto 1989

In navigazione da Spargi-Corsica meridionale

vento W-NW 3-4; mare 1-2; vela: randa e genoa

L'obiettivo è la Corsica ma necessitiamo di una sosta logistica per rifornimenti e per ritemprare lo spirito, pertanto dirigiamo verso Porto Massimo.

Navighiamo a motore in assenza di vento e con una fastidiosa onda di mare morto.


Cos'è il mare morto: è il moto ondoso residuo del mare vivo dei giorni precedenti: il vento ha cessato di soffiare, soffia in altra direzione o è molto più debole. Di solito la lunghezza d'onda è la stessa del mare vivo ma l'ampiezza è minore.


ore 9.00 circa: a metà canale riprende un bel Ponente fresco e di lasco raggiungiamo rapidamente la nostra meta.

Ormeggio all'esterno del porto, sul molo di sopraflutto, di fianco ad un bel due alberi spagnolo, unica imbarcazione avvistata in mare il giorno precedente, a secco di vele.

Veniamo a sapere che gli "Alpin" hanno avuto dei guai ed è dovuta intervenire la Capitaneria de La Maddalena.

Traversiamo le Bocche di bolina larga, con un po' più di mare ma velatura piena.

Raggiungiamo il Golfo di Santa Manza verso le 18.00, ci inoltriamo un po' ma poi decidiamo poi di raggiungere Cala Rondinara, dove troviamo un bellissimo approdo in spiaggia con alberi sulla costa.

il Micropomo "Rumba" (gemello di "Samba") sulla spiaggia della Rondinara (cortesia di Luca Bruché)


mercoledì, 30 agosto 1989

In navigazione lungo la Corsica meridionale e le Bocche di Bonifacio

vento W 3; mare calmo; vela: randa e genoa

Al mattino ci esercitiamo alla presa di gavitello e al recupero di uomo a mare approfittando di un vistoso galleggiante da pesca nei pressi dell'Isola di Cavallo.

Esploriamo la costa quasi lagunare nei pressi dell'estremità sud-orientale della Corsica presso l'Isola Piana.

Raggiungiamo l'Isola di Lavezzi per un bagno ed una visita a piedi.

nella foto: Micropomo a Lavezzi, cala Lazarina (cortesia di Luca Bruché; come si può vedere, le soste erano un'ottima occasione per fare un po' di bucato...)


In serata raggiungiamo Bonifacio e ormeggiamo in porto.

Con la speranza di eludere i controlli, ci rifugiamo tra due barche di 20 metri.

Veniamo comunque individuati dagli ormeggiatori che ci rilasciano il modulo per la Capitaneria.

Evitiamo poi possibili sanzioni dichiarando che l'imbarcazione è lunga 7,50 metri.

Cena al ristorante, crepes, pastis.

nella foto: Micropomo a Punta Sperone, Corsica (cortesia di Luca Bruché)


giovedì, 31 agosto 1989

In navigazione da Bonifacio - estremo sud-occidentale della Corsica - Bocche di Bonifacio

vento W 3-4 mattino, SE 5-6 pomeriggio; mare 0-1 mattino, 2-3 pomeriggio; vela: randa e genoa al mattino, randa e fiocco nelle Bocche.

Al mattino visitiamo la cala che ospita i corsi dei Glénans presso Capo Feno, quindi raggiungiamo il Golfo di Ventilegne e ci ormeggiamo in spiaggia per un bagno e il pranzo.

Salpiamo alla volta della Sardegna e all'uscita di Capo Feno si annuncia deciso lo Scirocco (le informazioni meteo rilevate presso la Capitaneria di Bonifacio si riveleranno perfettamente aderenti alla situazione poi riscontrata nel corso dei tre giorni successivi).

L'equipaggio manifesta una certa ansietà anche perché, avendo deciso di fare rotta su Santa Teresa, la traversata si presenta piuttosto impegnativa.

Sulla scorta dell'esempio offerto dagli equipaggi di Glénans incontrati al mattino, cantiamo.

Si riduce la tela (una mano e fiocco), il prodiere "va nel pallone" e impiega un casino di tempo: richiamato si sblocca e tutto è ok.


Lo scarroccio ci fa raggiungere Capo Testa, quindi - con una serie infinita di bordi - risaliamo la costa sarda.

Io spingo un po' perché vorrei avvicinarmi all'Arcipelago il più possibile dovendo consegnare la barca dopo due giorni, quindi doppiamo Santa Teresa e proseguiamo verso un approdo più orientale: opto per Porto Puddu.

Scorgiamo in lontananza la Mastropietro che classicamente taglia le Bocche bordeggiando sotto la costa còrsa e si infila diretta tra Spargi e Punta Sardegna.

La incrociamo all'imbrunire nei pressi di Porto Puddu.

una bella immagine della goletta Mastropietro che il CVC utilizzava negli anni '80 per i corsi di altura (foto dall'archivio Colnaghi)


Il buio ci sorprende proprio all'imbocco della cala, completamente ridossati dal vento che infine è calato.

Con una torcia sulla randa, e a motore, ormeggiamo ad un moletto privato dove siamo accolti con gentilezza dal marinaio locale che ci chiede notizie circa le condizioni delle Bocche e ci offre gratuitamente la sosta per la notte.

L'equipaggio è stanco ma soddisfatto.


venerdì, 1 settembre 1989

In navigazione da Porto Puddu - Budelli (Porto Madonna) - Palau - Isuledda

vento SW 5-6; vele: una mano-fiocco, due mani-fiocco

Si era tanto parlato di questo "Porto della Madonna" che tutti volevano andarci.

L'idea non mi entusiasma, sia per le condizioni meteo, sia per il poco tempo rimasto, ma tutto sommato siamo ormai in Arcipelago quindi si può tentare.

A Porto Madonna ormeggiamo di fronte ad una spiaggetta e ci disponiamo alla ruota.

Il vento si fa più intenso e a raffiche.

Distratto dal riordino del gavone di poppa per uno stravaso di miscela dal serbatoio, non mi accorgo che l'àncora ha spedato e ara sul fondo.

Quando me ne rendo conto è tardi, la barca va a scogli. Riusciamo ad evitare danni.

Diamo volta ad una cima da ormeggio di prua sugli scogli, quindi lasciamo andare la barca sottovento, recuperiamo àncora e catena e mangiamo. Piove.

L'equipaggio è un po' avvilito, io un po' meno: sono sicuro che la pioggia preluda ad una calma di vento, quindi ripartiremo. In realtà le raffiche diminuiscono di intensità, anche se resta un bel vento teso e un mare vivo.

Con due mani e il fiocco salpiamo. Il vento progressivamente cala: una mano e un fiocco. Poi cala ancora: randa piena e genoa.

Davanti a Palau il vento cade, ormeggio a motore, merenda al bar.

Si prosegue a motore per l'Isuledda con calma piatta (ma in cielo nuvole di intervallo).

In tarda serata sopraggiunge puntuale il Maestrale e rinforziamo gli ormeggi di terra all'imbarcazione, che è spiaggiata presso l'Isuledda.


sabato, 2 settembre 1989

vento W-NW 5; vele: una mano-fiocco

Manovre nel Golfo di Arzachena e alle 12.00 ormeggio in banchina a Cannigione

Fine della navigazione e di questa piccola avventura con un equipaggio che ancora necessita di esperienza ma si è dimostrato tenace e motivato.


MICROPOMO: SCHEDA TECNICA


Inaffondabile grazie alla presenza di due cassoni stagni sotto le cuccette del quadrato, il Micropomo è un piccolo cabinato monoscafo per la crociera costiera, costruito a partire dagli Anni '70 dal cantiere Cadei.


La scelta del progettista, Alberto Gambel, è stata quella di una barca con grande stabilità di forma, dunque con la poppa larga e aperta, per aumentare al massimo lo spazio già grande del pozzetto, e la carena piatta.


La deriva e il timone sono mobili e il piano velico prevede un comodo fiocco autovirante. In coperta, la tuga si estende per tutta la larghezza dello scafo mentre a prua c’è un profondo gavone per l’ancora nel quale si possono infilare le gambe durante il cambio dei fiocchi.


Spartani ma funzionali gli interni, tra cui risalta un tavolo ribaltabile fissato sopra la cassa della deriva.


Dettagli tecnici:

Lunghezza: 5,55m

Larghezza: 2,35m

Pescaggio: 0,18/1,1m

Peso: 0,50t

Velatura: 15mq

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