Mille di queste notti (la fantastica avventura di Luna Rossa)





Quello che ci insegna l’ultima America’s Cup è che non solo l’Italia merita il grande palcoscenico internazionale della vela, ma che la vela, se trattata con i modi giusti, è uno sport popolare, nell’accezione positiva di questo termine.


Ma facciamo un passo indietro e capiamo come nasce questa sfida tutta italiana.

Patrizio Bertelli è quello che possiamo definire un mecenate della vela come lo sono stati Raul Gardini, Gianni Agnelli e tanti altri meno noti.


Tuttavia, mentre in precedenza le spese erano finalizzate al solo risultato finale (ricordiamo che l’AC è l’unico trofeo che non prevede premi economici), negli ultimi anni l’obiettivo di Luna Rossa è stato quello di creare un consorzio che avesse una struttura solida in grado di coprire buona parte dei costi e di offrire continuità nel tempo.

Per fare questo non si è avvalso di grandi campioni o nomi noti della vela, ma ha nominato come Skipper un “campione gregario”: Max Sirena.

E questo è stato il primo tassello fondamentale per il successo perché Max non è solo uno specialista dell’AC (l’ha vinta con Oracle) ma ha costruito tutta la sua carriera dal basso con un impegno ed una passione rara.


Non vi nascondo che, sentendolo di frequente, spesso sono stato contagiato dalla sua motivazione e dalla sua conoscenza a 360° di tutte le attività del team. Una persona così non poteva che circondarsi di donne e uomini che da subito lo hanno riconosciuto come il leader del team. Luna Rossa è stata coraggiosa e audace e nonostante la fortuna le abbia voltato più volte le spalle, soprattutto nelle ultime regate, è riuscita ad arrivare dove mai nessuno si era nemmeno avvicinato. E ci è arrivata per mentalità, merito e valore sportivo.


È questo il motivo per cui una gran parte dell’Italia a cui la vela era sconosciuta ha cominciato a puntare le sveglie alle 3 del mattino e ha considerato una sconfitta, una vittoria. Mi è capitato di paragonarli ai 300 spartani che passarono alla storia da vinti.


Tanti termini, tante frasi le sentiamo già nei campi di regata e sono destinate a rimanere per sempre. La famosa “Bruni” (1), la “JK” (2), la ”Chicago” (3) come la “Kiwi Drop” (4) sono innovazioni ed esempi da seguire.


Poi c’è il discorso tecnico sulle regate e sui foil. Chi diceva che queste barche non sono vela, man mano ha cominciato a capire e a convincersi che non solo fosse vela, ma che si trattava di una vela più tradizionale che mai a velocità più alte.


Il fattore umano è stato fondamentale, così come il fattore tattico. Di più, se Luna Rossa è arrivata sin lì ad un passo dalla Brocca pur avendo il mezzo meno veloce dei 4 in gara, è solo perché ha dato LEZIONI DI VELA e di match race a tutti i suoi avversari. Il motivo è molto semplice: negli altri consorzi il progetto è stato costruito intorno ad un personaggio, su Luna Rossa intorno ad una squadra.

7-1 a Sir Ben Ainslie è una cosa che non si può dimenticare e da solo basta per portare in trionfo questi ragazzi straordinari. Ciò che più ha stupito è la mentalità della squadra intera, l’alchimia del pozzetto con il triumvirato Bruni-Spithill-Sibello, la professionalità nell’affrontare lucidamente le pressioni fortissime che arrivavano dalla Commonwhealt Mafia.


Non dimentichiamocelo, il team americano e quello inglese sono stati protetti e pompati dall’organizzazione, lo dimostra il fatto che il nuovo Challenger of Record (Ineos) era già stato scelto durante le semifinali tra Luna Rossa e American Magic, e ancor di più lo dimostra il goffo tentativo di ACE (America’s Cup Events, i famosi “posaboe”) di interrompere la serie positiva italiana in finale di Prada Cup. Una situazione, quest’ultima, gestita con una freddezza mai vista per un team italiano di qualunque sport.


Infine possiamo dire che la vittoria di New Zealand è stata giusta nel suo complesso, ma non per una particolare capacità di Burling e company. Sapendo di avere un mezzo più veloce, e avendo avuto la possibilità di studiare Luna Rossa, hanno scelto una tattica molto attendista e di rimessa fuggendo il corpo a corpo, sapendo che pur stando spesso dietro e commettendo molti errori la potenza del mezzo gli avrebbe consentito di recuperare.


Luna Rossa da parte sua ha vinto praticamente tutte le partenze e tutte le volte che c’è stata occasione ha brutalizzato l’avversario (indimenticabile il gate di poppa in race 9) ma ha pagato un prezzo altissimo per le poche piccole imperfezioni commesse.

Basti ricordare la caduta dal foil in race 8 o il destro clamoroso ed inaspettato anche per NZ che li ha messi 400 metri avanti all’ultimo lato di bolina in una regata praticamente conclusa in favore di LR.


Con i se non si fa la storia ma, per migliorarsi, ogni risultato deve essere valutato nel suo complesso, e con obiettività e lucidità si può dire che Luna Rossa questa Coppa non l’ha portata a casa, ma è come se l’avesse fatto.


Onori alla barca italiana più forte di sempre, mille di queste notti.


(1) Gabriele "Ganga" Bruni ha spiegato la "manovra Bruni" nel dettaglio durante la trasmissione “Lezioni di Coppa”, in onda sul canale YouTube del Centro Velico Caprera: “La manovra Bruni non è altro che una lee bow, ovvero una virata sottovento alla prua dell’avversario quando da mure a dritta si passa a mure a sinistra. Questo perché Checco timona sul lato sinistro della barca e ha una particolare sensibilità di precisione soprattutto con vento medio-leggero. Tutte le volte che Checco assestava una virata di questo tipo impartiva all’avversario quello che a lui piace definire morte lenta, cioè l’avversario sta in una posizione in cui pensa di poter resistere ma lui pian piano gli fa perdere metri e quando l’avversario realizza che ha perso quella situazione anziché aver perso un metro ha perso una lunghezza. È successo in gara-7“.

(2) La manovra JK prevede il giro di boa con una virata contestuale. Si chiama così in onore al velista statunitense John Kostecki che la utilizzò per primo.

(3) La manovra Chicago è una bare way sul pin più lontano.

(4) La Kiwi drop è una manovra che viene eseguita soprattutto da barche con il gennaker. La si può effettuare quando ci si sta per avvicinare alla boa di poppa: la barca arriva in boa mure a dritta, lo spinnaker viene fatto volare, il fiocco viene issato, si può avere una strambata (ma non è richiesta per forza) e si ammaina il gennaker da sopravento.




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