patente, sì o no?

Aggiornato il: feb 3


(nella foto: Johnny Depp è il Capitano Jack Sparrow ne "I pirati dei Caraibi"; avrà avuto la patente?...)


Quando negli ultimi anni mi sono occupato per conto del Quadrante Capitolino della preparazione degli aspiranti al “comando di unità da diporto”, mi divertiva esordire nella parte dell’advocatus diaboli, cercando di insinuare il dubbio sull’effettiva utilità del progetto.


Perché prendere la patente? Siete su una moto d’acqua? Trainate uno che fa sci nautico? Navigate oltre 6M dalla costa più vicina? La barca è più lunga di 24m? A bordo è installato un motore con potenza maggiore di 40,8 CV? Se avete risposto no a tutte le domande…


La maggior parte dei partecipanti vedeva a questo punto la questione sotto una luce diversa e il breve dibattito che ne scaturiva confermava che quasi nessuno percepiva i punti elencati come delle gravi limitazioni alla propria libertà nautica.


In effetti, quando si pensa alla tipica vacanza estiva in barca ci si rende conto che essa avviene perlopiù all’interno delle restrizioni descritte. Tanto per essere chiari, senza patente si può girare allegramente l’intera Italia peninsulare, Elba, Giglio, Isole Flegree, Egadi, Eolie, Tremiti comprese. L’elemento dirimente che presto emergeva nella discussione era la facoltà di noleggiare in proprio una imbarcazione, assumendone il comando.


Questa dichiarazione d’intenti si allargava allora al significato di “comando” e alle ricadute pratiche della faccenda. Ci si cominciava a interrogare sulle responsabilità da assumersi e sulla propria capacità reale, al netto del “pezzo di carta”, di essere all’altezza di quell’ufficio in ogni condizione... Taglio corto sul dibattito e dichiaro subito che non c’è una risposta netta. Sappiamo tutti che in Italia si può essere tecnicamente patentati e avere capacità nautiche meno che rudimentali, e viceversa.


Tutto si riassume, come sempre, in una questione di buon senso. Quando si ha consapevolezza dei propri limiti è possibile modulare le proprie iniziative contenendo i rischi al di sotto di una soglia prescelta (non di eliminarli!). Trattenersi per anni dall’assumersi la responsabilità del comando di una barca quando ci si sa già andare benino può essere altrettanto incongruo che, da incompetenti (patentati, è il caso di dire), trascinare allegramente degli amici ignari in situazioni imbarazzanti e, soprattutto, pericolose.


È chiaro a tutti che avere la patente non fornisce in sé né le capacità pratiche né tantomeno il buon senso citati anche se, qui è il punto cui volevo arrivare, un corso ben fatto può anche essere d’aiuto a gente assennata per riconoscere l’effettiva complessità della materia e per assumere un atteggiamento generale corretto nei suoi confronti, indipendente- mente dalle competenze di partenza.


Soprattutto, ci si rende conto di prepararsi ad assumere un ruolo tutt’altro che figurativo, con notevoli implicazioni legali, che è lontano mille miglia (nautiche) dallo status di patentato automobilistico. Più in generale le disparatissime materie che si toccano, leggi, regolamenti, motore, carteggio, meteorologia, sicurezza etc. etc. sono uno stimolo ad approfondire conoscenze davvero importanti e raggiungere quella visione d’insieme così necessaria per andare per mare in modo “informato”.

Se si analizza il programma d’esame (qui parliamo di “oltre le 12” ma la cosa resta applicabile anche alle “entro”) ci si rende conto della varietà degli argomenti e della loro potenziale serietà.


Soprattutto, ci si rende conto di prepararsi ad assumere un ruolo tutt’altro che figurativo, con notevoli implicazioni legali, che è lontano mille miglia (nautiche) dallo status di patentato automobilistico. Più in generale le disparatissime materie che si toccano, leggi, regolamenti, motore, carteggio, meteorologia, sicurezza etc. etc. sono uno stimolo ad approfondire conoscenze davvero importanti e raggiungere quella visione d’insieme così necessaria per andare per mare in modo “informato”.


Lo confesso: sono passato anch’io in gioventù dalla fase “la patente non serve a nulla” e “quelli che ce l’hanno non sanno andare in barca”. Oggi capisco che non è “la patente” in quanto abilitazione che ribalta la cosa, e che è certamente l’esperienza in mare a contare di più. Ma se si ha voglia di mettersi a studiare sul serio tutte quelle cose per imparare davvero di più beh, allora io dico che non è tempo sprecato.


Anche se diverse nozioni da apprendere appariranno dubbiamente utili, e di queste non neghiamo ve ne sia una certa abbondanza, la maggior parte di esse non lo è affatto. Una volta raggiunto l’obbiettivo, se e quando poi decidere di fare il salto e prendere effettivamente il comando (sopportandone la solitudine) rimarrà un compito che ognuno potrà valutare.



43 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti