Stoccolma colpisce ancora!


Dopo cinque anni, AIVA-CVC torna nell’arcipelago di Stoccolma in un’estate afosa in Italia, molto gradevole invece in Svezia, dove il mese di luglio, a causa della lunghissime ore di luce, è il mese clou delle vacanze e dell’estate, come una volta il mese di agosto da noi.
Siamo in ben tre barche, un Bavaria 38, un 35 e un Dufour 360; come al solito ci ritroviamo alla spicciolata alla stazione centrale di Stoccolma, da dove alcuni taxi ci portano al Saltsjö Marina nella periferia E della città, ma già su un largo canale navigabile tra due delle principali isole dell’arcipelago: ne conta ben 24.000, uno dei più vasti del pianeta.
Le barche che abbiamo preso a noleggio hanno una particolarità per noi italiani: si ormeggiano normalmente di prua. Il pulpito è infatti aperto al centro e con un passo si scende sul molo, al massimo con una passerella/scaletta retrattile già predisposta a prua. L’ormeggio si effettua arpionando al passaggio con un attrezzo particolare il gavitello che poi si farà sfilare come ormeggio di poppa.
Il Capoflottiglia è Gianluca Marcon, con Filippo Toro e Davide De Biaggi al comando delle altre barche. Cena con salmone e birra all’unico ristorante del marina in una lunghissima serata (ottimo il pesce, scotto il risotto di accompagno...).

Alle 3.30 di domenica 12 luglio c’è già piena luce e si dorme finché si riesce, altrimenti ci ritroviamo a chiacchierare sul moletto. Partiamo alle 9.30 in flottiglia con vento fresco da N e imbocchiamo a motore verso S il canale “stretto stretto” (non più di 15-20 m) di Dalarö, grande isola che costeggeremo fino al primo pomeriggio.

Appena in acque libere, apriamo il fiocco, mentre notiamo che diverse imbarcazioni navigano a vela con la sola randa, forse per passare più rapidamente alla navigazione a motore.

La via è segnalata da una serie di briccole rosse e verdi, che Roberta attenta navigatrice ci segnala con ampio anticipo. A questo punto issiamo anche la randa e ci divertiamo al gran lasco e in poppa a farfalla, con una bella serie di strambate. Teniamo il verde a sinistra e il rosso a dritta, con la curiosa sensazione di andare contromano. È tutto regolare: le segnalazioni nei canali seguono la direzione principale del traffico commerciale.

È domenica, e ci sono parecchie barche sia a vela che a motore: si dice che la Svezia abbia più barche che abitanti. A terra sfilano case e casette, ognuna col suo moletto. Nel primo pomeriggio arriviamo a Dalarö, dove il marina ci respinge. Per fortuna c’è un moletto di transito, gratuito fino alle 18 e a pagamento dalle 18 alle 8 per la somma di 350 corone (circa 32 euro) comprese corrente e acqua! Facciamo una passeggiata nel grazioso paesino con una profumatissima panetteria che svaligeremo la mattina dopo all’apertura delle 8: vendono “baguette italiane” che stimolano il nostro buon umore... purtroppo non ci sono francesi intorno a cui farlo notare…

Cena con polpette e hummus preparati con cura e perizia rispettivamente da Roberta e Simone, marinaio che si porta le sue spezie e dà anche lezioni di cucina medio-orientale agli ospiti delle altre barche.
Lunedì 13 dalla barca ammiriamo la fortezza di Dalarö Skan, che fa parte del sistema di protezione degli accessi a Stoccolma.

Poi accostiamo a NE con una bolinata nel canale con una quindicina di virate. Dopo un bordo ultrapiatto, riusciamo a coordinarci e ad avanzare, dribblando le barche che invece scendono al gran lasco/poppa, alcune a farfalla o con lo spinnaker.

Alla fine di una giornata faticosa ma soddisfacente, arriviamo a Sandhamm.

Martedì 14 scarso vento e breve navigazione alternando il motore fino a Bjorkö, incantevole baietta. Caliamo l’ancora, poi nel richiamarla, il salpaancore smette di funzionare. Controlliamo che le batterie di servizio siano cariche, poi proviamo a scambiare il telecomando radio con quello di Pleiades, ma neanche questo funziona e anzi ha un pin rotto che avrà bisogno pure lui di una riparazione di emergenza, una volta restituito a Pleiades.

A Bjorkö qualcuno fa il bagno: il nostro capobarca e non per nulla capoflottiglia, dà un saggio della sua possanza arrampicandosi sulla catena dell’ancora e salendo in barca da prua con la forza delle sue braccia. Infatti poi ci toccherà recuperare l’ancora a braccia, non le sue ma quelle di Roberta, atleta con esperienza di getto del peso e che da pallavolista “tirava delle lavatrici” e che non avrei mai voluto trovarmi davanti!
Un’avaria tira l’altra: nella mattinata avevamo trovato un bullone sulla tuga, senza riuscire a capire da dove provenisse. Il mistero verrà svelato nel pomeriggio, quando nell’arrotolare la randa avvolgibile, il boma cadrà sulla spalla (e per fortuna non sulla testa) di Giampaolo. Infatti non c’era più nessuno dei tre bulloni che avrebbero dovuto collegare il vang metallico al boma e sostenerlo.
Ci dirigiamo quindi verso Malmakvarn sotto una leggera brezza, ma con la randa ridotta a una superficie da burrasca. Qui entriamo in un porticciolo piccolissimo dove bisogna prendere la trappa da un gavitello con asta: i posti liberi si individuano dall’asta in verticale. Ormeggiamo come al solito di prua. Gianluca si fa issare in testa d’albero col banzigo incoraggiato dalle ovazioni di tutti e tre gli equipaggi (pubblico non pagante), e con 20 minuti di manovre, riesce a liberare la randa e pure a riparare uno strappetto con ago recuperato da un kit alberghiero e il filo interdentale (creatività e improvvisazione!).

Mercoledì 15 ancora vento leggero, risaliamo il canale con alcuni bordi e arriviamo a Möja, grazioso porticciolo dove bambini e adulti fanno il bagno. Purtroppo non ci sono posti e allora come tutti, diamo fondo all’ancora di poppa, una trifoil da 10 kg, più leggera rispetto a quella di prua e tenuta da soli 10 m di catena e una fettuccia di tessile tipo quelle delle tapparelle: ma allora tutto quello che ci insegnano sulle ancore e la loro tenuta?
Nel pomeriggio trasferimento a Paradiset (letteralmente “Il Paradiso”: in svedese l’articolo è posposto come in rumeno), praticamente un lago interno dove ci divertiamo a ormeggiare sia agli alberi sulla riva che sulla roccia con i chiodi da alpinismo e apposito martello, forniti dal charter e personalmente piantati dal capoflottiglia Gianluca, orgogliosissimo di questa nuova esperienza.

Dato il basso fondale, preferiamo però trasferirci alla fonda dove facciamo un piacevolissimo bagno. Aperitivo e cena a bordo.


Giovedì 16 continua lo scarso di vento, al lasco e a farfalla avanziamo lentamente, alternando il motore varie volte durante la giornata, ammirando i boschi e le casette, quasi tutte con moletto e bandiera, molto spesso svedese ma anche qualcuna norvegese e persino una francese. Elegantissime quelle a fiamma: bandiere triangolari strette pochi decimetri e lunghe invece molti metri.
Il colore rosso delle case poi ci dicono che deriverebbe da quelle di secoli fa di proprietari che non potevano permettersi di intonacarle e usavano perciò il sangue di bue (bleah!).

Diamo fondo a Grinda con un bel bagno.

Nel pomeriggio ci trasferiamo a Vaxholm per la notte. Lungo il tragitto, impegnando un canale stretto vediamo un traghetto che sta per lasciare l’ormeggio e ci fermiamo per farlo passare. Solo dopo qualche minuto ci accorgiamo che dietro di noi si è fermato anche il traghetto nell’altro senso che aspetta a sua volta di ormeggiare!

Cena a terra in un ristorante suggestivo con smörrebröd (letteralmente: panino imburrato) con salmone, aringhe e non solo.


Venerdì 17 con rotta SW torniamo verso il marina e notiamo che non solo le case sulle rive aumentano, ma anche quelle intonacate. All’ora di pranzo ci fermiamo per una bella passeggiata a Fjäderholmarna, un’isola al centro del canale che sembra un po’ il posto dove vanno gli abitanti di Stoccolma a prendere il fresco, con vialetti, boschi e spiaggette per fare il bagno. L’ormeggio per quattro ore costa solo circa dieci euro.

Infine rientro al marina di partenza verso le 16, dopo aver percorso il bellissimo canale Skurusundet.

Abbiamo trascorso una bella settimana in barca, a vela e a motore, vedendo una Svezia inusuale per noi italiani, con famiglie in vacanza che fanno il bagno, passeggiano nei boschi e in bellissime cittadine, magari portando bambini biondissimi su un carretto; il tutto in un’atmosfera rilassata, con prezzi neanche troppo alti rispetto a quanto temevamo; e soprattutto una temperatura ideale, quasi da vergognarsi quando al telefono sentivamo chi era rimasto in Italia. A mio parere e imitando un famoso modo di dire della moda, da suggerire che Baltic (il mare) potrebbe essere the new black!






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