un corso di ordinaria meraviglia


da Giovanni Bottini, istruttore CVC: “Ogni corso al CVC è speciale per chi lo frequenta, sempre, da oltre 50 anni. Quest’anno poi era particolare. Sono stato il Capoturno di due corsi che sono stati fusi in uno: da un lato il corso di iniziazione alla vela organizzato per il Centro Culturale Banca d'Italia e dall’altro l’analogo corso per We Will Care 2 “la vendetta”. (*)


Precauzioni e raccomandazioni ma, come sempre, non ve ne è stato bisogno: vi è stata fusione istantanea in un solo gruppo, solo caprerini, istruttori inclusi.


Il corso è stato speciale anche perché la Banca d'Italia aveva reclutato due allieve astronome di primissimo ordine: Marta Burgay, astrofisica all’osservatorio di Cagliari e autrice della scoperta dell’unica doppia stella Pulsar (unica al mondo… scusate se è poco…), che ha tenuto una interessantissima relazione sulla radio osservazione dello spazio; e Raffaela "Rà" Ennas, astronoma divulgatrice che ha illustrato di notte, a noi riuniti sul moletto, le costellazioni visibili brandendo un puntatore / spada laser (mancava solo Luke Sky Walker...), raccontando anche le leggende mitologiche ad esse legate e facendoci poi osservare, con l’aiuto di un telescopio pazzesco portato apposta da Roma, gli anelli di Saturno e Giove con tanto di satelliti e macchia.


Per il resto, tutto ordinariamente straordinario: la calma e i 30 nodi, la base del Perfezionamento e i suoi lavabi sul mare, la cucina, i lividi, gli istruttori, la barche, i delfini in Porto Palma… Un ordinario corso speciale, come tutti…


Nel resoconto che segue, la "bolla spazio-temporale", ben nota a chi frequenta l'isola, è raccontata da Maria Cristina Chirico, una delle partecipanti del gruppo We Will Care.


Se qualcuno mi chiedesse come definire una esperienza a Caprera, le parole che attraverserebbero la mia mente per affiorare prepotentemente sulle labbra sarebbero: il tempo della sospensione.


Le motivazioni che spingono a frequentare un corso di vela a Caprera, al rinomato CVC, possono essere le più disparate: ci sono quelli che pensano di fare una vacanza alternativa, quelli che sono animati da una passione ancora embrionale (i neofiti) o più o meno sviluppata e anche quelli che pensano che partecipare ad un corso di vela sia figo e addirittura strafigo se lo fai nella scuola di vela più famosa d’Italia.

Ma, qualunque sia la motivazione iniziale, arrivare a Caprera significa entrare in una bolla in cui tempo e spazio assumono una differente connotazione. Il mondo esterno, con i suoi ritmi, le sue ansie, i suoi impegni, si dissolve magicamente e tutto si concentra nella dimensione spaziale dell’isola ed in quella temporale del corso.


Si dimentica davvero che c’ è un mondo fuori e la giornata è scandita da momenti rituali, come l’alzabandiera, la lezione, l’imbarco, lo sbarco, i pasti in barca o sulla terraferma.

Non esiste un tempo vuoto. Esiste il tempo di Caprera, carico di azioni e di sensazioni. Ma la cosa più interessante è che persone differenti per sesso, età, provenienza geografica, formazione culturale diventano tutti una categoria indifferenziata: gli amanti della vela e giocoforza della natura nelle sue dirette declinazioni, ossia sole, vento, mare, cielo.


Sono quelli gli elementi con cui devi fare i conti e ai quali ti devi adeguare.

E così vedi uomini e donne abituati agli agi della vita contemporanea rimanere impassibili alle vesciche provocate dalle scotte, alle escoriazioni dovute all’ansia di prendere il gavitello o di raggiungere il winch in tempo utile, ai colpi di boma sulla cucuzza, alle scottature del sole o alle labbra spaccate dal vento e dal sale. Ci si sente parte del mondo, quello vero, essenziale, primordiale.

Il tucul diventa la grotta in cui ci si ripara per la notte, in cui il respiro degli altri ed il rumore del vento sono la tua lullaby. Sono le prime luci dell’alba a stimolare il tuo risveglio, ancor prima delle nocche del tuo compagno in comandata che battono sulla porta. Sbuffi, ti lamenti insieme agli altri in una sorta di recita collettiva, ma sai che tu, proprio come gli altri, non vedi l’ora di affrontare una nuova giornata.


La terminologia velica supera i suoi confini per essere esportata nel linguaggio quotidiano: cambiare vita diventa fare una “virata”, avere un legame stabile è “stare in gassa” e per dire che le cose progrediscono “sto andando di bolina stretta”. Ed anche l’espressione “trovarsi ad un punto morto” non ti è mai parsa così chiara ed evidente.


E se dopo l’ultima buonanotte scambiata con i compagni di capanna si sente nel buio un agitar di mani, non pensate a cose sconce: si ripassano i nodi.

Il cellullare perde fino ai minimi termini la sua funzione prevalente di strumento di comunicazione con il mondo esterno e se te ne ricordi è solo perché vuoi cristallizzare, dare sostanza tangibile ad emozioni profonde. Forse ti illudi che mostrando le foto gli altri, “quelli che non sanno”, possano cogliere l’energia positiva che ti pervade e capire perché godi a stare in un posto sperduto, a mangiare (cose peraltro buonissime) in una scodella sulla nuda tavola e a fare i tuoi bisogni appollaiato come una gallina ovaiola.

L’ufficio, lo studio, la scuola, ogni luogo di lavoro sono ricordi sfumati di uno spazio angusto. Le relazioni sociali sono immediate, schiette, senza sovrastrutture o ruoli. Si condivide tutto, dalla fatica ai pensieri, dalle emozioni alle proprie storie.


Caprera non è solo una scuola di vela, ma è anche una scuola di vita, in cui impari a fare squadra, a percepire, riconoscere ed apprezzare gli altri per quello che sono nella loro umana essenza e non perché amici di amici, colleghi o altro. È un luogo in cui impari a “sentire”, a “vedere” , a diventare parte indefettibile di un ingranaggio che, se solo ben armonizzato, fa sì che la barca vada con la migliore andatura verso la direzione stabilita. Esattamente come si dovrebbe fare nella vita quotidiana.


È un luogo in cui arrivi con il sorriso vacanziero e parti con le lacrime agli occhi, perché anche se è stata dura, perché se anche non hai superato il corso, ti dispiace maledettamente uscire dalla bolla, lasciare quei luoghi e soprattutto quelle persone, dai compagni agli istruttori, che ti hanno dato tanto ma che ti rimangono dentro al punto che, se li dovessi rincontrare, è come se il tempo “della sospensione” riprendesse dallo stesso punto in cui lo hai lasciato.


Ti guardi le mani, le ginocchia, le unghie spezzate, l’abbronzatura “pezzata”, ma l’idea che avresti potuto investire quella settimana in una spa o alle Maldive stesa su un lettino neppure ti sfiora, perché senti e sai che è solo lì che vorresti ritornare, il più presto possibile.


(*) ndr: We Will Care è una associazione senza scopo di lucro nata nel 2016 per offrire gratuitamente supporto psicologico ai pazienti oncologici, ai loro familiari e al personale medico infermieristico. We Will Care promuove il sostegno delle persone che sono, o sono state, malate di tumore, valorizzandone le risorse e l'autonomia in ogni fase del percorso di cura. Da anni il Centro Velico Caprera collabora con We Will Care promuovendo corsi di iniziazione alla vela specifici nell’ambito del progetto “Pazienti a Bordo”: un’intera settimana sull’isola di Caprera per vivere l’esperienza unica di un corso di vela, svolto in collaborazione con il Centro Velico Caprera, accompagnato da un percorso di psicoterapia.

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