In volo planare: il nuovo First, i derivisti e il "vecio"

Aggiornato il: 4 dic 2020



Eccoli qua i miei allievi del C3, corso precrociera, di quest’anno. Li guardo uno ad uno e scopro che la maggior parte ha una età tra i 18 ed i 22 anni e proviene dai corsi deriva avanzati. Tra di loro anche alcuni proposti ADV (aiutanti di vela).

Occasione unica. Obiettivo: non far rimpiangere gli equilibrismi degli skiff , mamma gozzo, i tramonti in Terrazza Martini, i bagni in caletta ma soprattutto far loro scoprire il meraviglioso mondo della navigazione e lo strepitoso arcipelago che ci appartiene da oltre 50 anni.


In mezzo a questi ragazzi vedo una testa bianca sopra due occhi intelligenti, grandi e chiari con un grugno che non promette molto di buono. Racconta con malcelata fierezza di essere stato allievo del CVC negli anni settanta e di aver fatto il corso sui “Mousquetaire”. Dice “Eh, i Mousquetaire... quelle sì che erano gran barche; e le docce? sempre fredde? eh... quelle sì che erano grandi docce; e il generatore diesel per le luci ? eh... quello si che era un gran generatore; e la cuoca Maria? eh... quella sì che era una gran cuoca.” E via così, con un pippone infinito su come era bella, spartana e unica Caprera nei “seventies”.


Bene, è chiaro che gli obiettivi ora sono due. Oltre al primo c’è anche quello di teletrasportare il “Vecio” nella Caprera 2.0.


Oddìo, qualche piccola preoccupazione ce l’ho, perché ho visto immagini e scheda tecnica della nuova barca e l’impressione è che sia un po’ “tirata” per un corso che comunque è di manovre e navigazione tra scogli e secche, a volte in acque ristrette, con condizioni spesso toste. Ma tant’è. Mai mostrare agli allievi i propri dubbi...

Discorso a inizio corso: “Abbiamo la fortuna di essere tra i primi a utilizzare una nuova barca con caratteristiche tecniche di ultima generazione che assicurano prestazioni entusiasmanti e sicurezza nella conduzione. Sono ispirate ai ‘mini’ che partecipano alle regate d’altura internazionali.


La conosceremo insieme e la sfida di questo staff di Istruttori sarà quella di fare innamorare i ragazzi giovani di un cabinato, impresa al limite dell’impossibile, e del navigare per isole tra scogli e scoglietti con questo (e, per il Vecio, di lasciare in un cassetto la foto della barca rossa, senza per questo dimenticarla)”.


GIORNO 1 - Sabato pomeriggio Conoscenza della barca. Il First 27 si presenta con linee decisamente moderne, pozzetto aperto molto grande con la parte più ampia spostata a poppa, senza gavoni, che si traduce in un considerevole aumento dello spazio disponibile.


Doppie pale del timone comandate da una lunga barra ad esse, generosissimo trasto di randa posizionato all’estrema poppa con un paranco di scotta randa a tre vie. Due coppie di winch, una bassa per le scotte genoa e una sulla tuga per le manovre correnti. Albero, con due ordini di crocette, e boma entrambi in carbonio. Niente paterazzo.


Randa square-top con due mani di terzaroli. Niente amantiglio, sostituito da un boom-kicker. Genoa di poco superiore al 100% come dimensioni, armato sullo strallo e regolato con un innovativo sistema 3D dove una serie di piccole cime in dyneema e di anelli consentono un trimming su tre assi spaziali eliminando la presenza del classico carrello.


La presenza di uno stralletto volante permette di armare trinchetta e tormentina. Il gennaker di notevoli dimensioni viene murato su un lungo bompresso retraibile. Pescaggio di 1,5 metri (ridotto rispetto all’originale), appesantito da un bulbo in piombo a siluro (altrimenti detto “acchiappa-trappe”... vedi foto).

Gli allievi giovani salgono a bordo rimangono piacevolmente colpiti dalle linee e dall’aspetto “regatistico” del First. Non vedono l’ora di provarlo. Il Vecio al terzo termine tecnico inglese sibila a denti stretti che a lui “ci” piace di più l’amantiglio e che... quello sì che era un gran sostenitore di bomi.


In compenso “ci” piacciono i nomi: Tuono, Lampo, Fulmine e Saetta. Meglio che niente.


GIORNO 2 - Domenica Brezza sui 10-15 nodi. La barca è velocissima ed ha una spiccata tendenza allo sbandamento, che però si stabilizza quando si pone sullo spigolo arrotondato dello scafo. Il randista su questa barca si posiziona a poppa rispetto al timoniere e lavora molto con la regolazione del carrello più che con la scotta. Il timone è neutro in modo quasi imbarazzante.


Anche il Vecio al timone riconosce questa caratteri- stica insieme ad una solida stabilità di rotta, e la paragona (sic!) a quella dell’amato Mou. I ragazzi si muovono con disinvoltura e quando ancoriamo per la prima volta a vela in baia a Golfo Saline, leggo una certa soddisfazione negli sguardi.


GIORNO 3 - Lunedì Oggi il ponente è più che fresco: armiamo randa con una mano e trinchetta. La risalita del canale verso Palau è decisamente impegnativa. Il Vecio fatica un po’ a mantenere l’equilibrio, ma tiene botta. I ragazzi cantano. Scendendo sottovento le virate in poppa alla fine riescono decentemente, ed anche qui le straorze rimangono sconosciute. “Merito della barca!” sentenzia il Vecio.


GIORNO 4 - Martedì Il ponente è sui 20/25 nodi. Una mano e trinchetta, poi anche tormentina. Appena fuori da Porto Palma incrociamo nientemeno che la Palinuro, la goletta della Marina Militare addetta alla formazione degli Allievi Sottufficiali. Emozione! Boliniamo nel canale. Risaliamo sino a Spargi lato est per poi sostare a Budelli.

Quindi gran lasco a velocità da brivido, ma in sicurezza, per scendere lungo Maddalena e Caprera lato est. Siamo all’ancora a Cala Portese. Dietro di noi tre barchette gialle, molto datate, di un’altra scuola. Dopo la sosta ci prepariamo a ripartire. Ventone: cerata, giubbini, guanti, cinture di sicurezza: tutti in coperta, bellissimi, precisi e perfetti.


All’improvviso dalla spiaggia arrivano a nuoto i ragazzi delle tre barchette. Salgono a bordo. Una specie di virago, ancora in costume, urla di alzare la randa e di salpare l’ancora velocemente. Strilla al ragazzino a prua: ” Vaiii, tira su a bomba, sei il mio eroe!” e in pochi secondi si infila tra di noi, seguita dalle altre due barchette. Urla: “Vi amo tuuttiiii!!“ poi poggia e parte. I nostri ragazzi applaudono. Il Vecio dice: “Ognuno ha il proprio stile. L’importante è che funzioni”. Come dargli torto.


GIORNO 5 - Mercoledì Oggi vento giusto: né troppo né troppo poco. Abbiamo cominciato a conoscere e familiarizzare con questo purosangue ed è ora di sciogliere le briglie. E’ il giorno giusto per aggiungere una vela: gennaker! I ragazzi lo conoscono dalle derive. Spiego loro che la manovra di virata in poppa è come in deriva, cioè il gen deve passare tra tack e strallo, ma è opportuno, viste le dimensioni, che uno dell’equipaggio faciliti il suo passaggio sulle altre mure stando a prua. Sono tutti gasatissimi. Il Vecio, dopo che ha visto la relativa semplicità di armamento, dice che non rimpiange lo spi del Mou (evvai!)


Risaliamo sino a oltre Villamarina, poi poggiamo e cominciamo le danze! Turni al timone di 5-6 minuti per far provare a tutti l’adrenalina delle planate a 12-13 nodi e più. Massima attenzione alla regolazione della scotta gen ed a mantenere un’andatura al riparo da strambate involontarie o di straorze, che comunque su questa barca sono davvero una rarità: è molto equilibrata. Il Vecio sussurra ammirato “ma che è ‘sta roba, pare un motoscafo”. I ragazzi hanno un unico problema: a volte danno più importanza alla velocità che segna il log rispetto alla rotta che stanno tenendo e quindi talvolta consigli di... strambare.


Tra una strambata e l’altra, e poi ancora una perché tu sei stato meno al timone, un’altra perché devi farne una fatta bene, una per te perché te lo leggo negli occhi, ci ritroviamo all’altezza dei Monaci... e sono già le 16:15... Forse siamo in ritardo. Maledizione.

Ma il vento ci sostiene e Tuono ci riporta molto più velocemente di quanto previsto in Porto Palma. La sera a cena i commenti degli allievi si intuiscono dai movimenti delle braccia e delle mani che mimano planate, strambate e sbandate.


GIORNO 6 - Giovedì Il mattino lezione di pilotaggio. E’ il giorno della notturna. Vento moderato. La giornata passa via veloce e poi da Cala Corsara su Spargi, appena fa buio lasciamo l’ancoraggio per guadagnarci la pizza di mezzanotte.


I ragazzi sono affascinati da questa navigazione e non tolgono gli occhi dai segnalamenti notturni ripetendo come un mantra le loro caratteristiche. Il Vecio ci vede meno ma intuisce di più. Dopo due ore siamo a bordeggiare tra le ombre degli scafi delle barche alla fonda in Porto Palma e arriviamo al pontile.


ULTIMO GIORNO - Venerdì. Ormai gli stupendi cavallini sono al nostro servizio. Li abbiamo prima capiti e poi domati. La botta finale di ponentone durante la regatina finale, che affrontiamo ormai con scioltezza, ci dice che le barche sono importanti ma anche che chi sta a bordo è sullo stesso piano. Siamo al pontile. Questo magnifico corso è finito.


CONCLUSIONI

Parere dei ragazzi

• Questo corso è una figata e la barca è una figata e anche i tucul sono una figata.

• Anche se supero questo corso magari lo rifarò un’altra volta.

• Quanto è bello l’arcipelago!


Parere del Vecio

• La doccia è meglio calda… magari con la lattina di Ichnusa fredda.

• Planare non toglie nulla alla didattica. Anzi.

• Sotto i sei nodi da ora in avanti accenderò il motore.


Parere del CT

• Questa barca se utilizzata bene può essere il mezzo che può portare i ragazzi delle derive a scoprire il mondo della navigazione secondo lo stile e l’esperienza del CVC, e quindi fargli completare il percorso di formazione per cui il CVC è stato fondato.

• Inoltre, per chi ha una formazione di cabinato, una barca così tecnica è un fattore di indubbio accrescimento.

• Per gli istruttori: si tratta di conoscerla a fondo e prenderci confidenza; ciò può richiedere un po’ più tempo del normale.

• In generale risulta essere estremamente divertente e reattiva, mantenendo comunque buone doti marine.


SCHEDA TECNICA





















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