a sud di Atene

Aggiornato il: 8 ore fa


Dopo Sporadi Settentrionali, Dodecanneso e Cicladi si chiude con un percorso insolito il ciclo in Egeo delle navigazioni dell'Associazione.

Anche qui Il tempo si è fermato e a queste latitudini la navigazione conserva ancora un gusto particolare, forte e schietto e che prevede una buona dose dell'arte di cavarsela in mare. Anche quest'anno è stato così.


"Large old chain under the water". Ingredienti:

1. Un’ancora incagliata, quella di una delle nostre barche, al centro di un delizioso porticciolo sull’isola più nota dell’arcipelago.

(nella foto sopra, cerchiate in rosso: le tre barche AIVA CVC nel porto di Hydra)

2. Tre file di barche innanzi alla banchina, tutte ancorate e vincolate tra loro da cime date volta per ogni dove e che non si possono muovere a causa del punto 1.

3. Un sub professionista locale che cerca di portarsi a casa un bel po’ di euro con poca fatica e che rimarrà deluso.

4. Un agente della Capitaneria cattivissimo che - sollecitato dal sub professionista - proibisce l’immersione straniera nelle acque patrie.

5. Uno skipper russo grande e grosso di nome Yuri che, incurante della Legge (con la L maiuscola), disincaglia in pochi secondi l’ancora e con enne immersioni magistrali sistema altre due linee di ancoraggio portandosi a casa meritatamente tre bottiglie di vino e ouzo e altri generi di conforto.

6. Un minuscolo puntino sul Navionics, molto vicino al punto dell’incaglio, che riporta l’avvertimento di qualche skipper che è già passato di lì e che recita: ”Large old chain under the water".

La "grande vecchia catena sott’acqua" (sic!) era in effetti un enorme, mostruoso groviglio di pezzi di gomena e cime varie, attorcigliati inestricabilmente intorno ad una vecchia catenaria che in origine fissava i corpi morti delle barche da pesca dei locali.


Naturalmente nessuno ha mai pensato/voluto toglierla dal fondo e LEI (la "grande vecchia etc.") ogni giorno di ogni estate di ogni anno, quando il porto di Hydra si affolla di barche / barchette / barconi di marinai un po’ improvvisati come tutti noi, fa il suo dovere.


La Grecia “nautica” è così. Era così vent’anni fa e speriamo sia così tra altri venti. Navigarci è un’avventura e questi imprevisti sono compresi nel prezzo e li devi vivere con tranquillità. Oserei dire con leggerezza e sense of humor.

L’immagine del poderoso Yuri che si tuffa, il suo urlo liberatorio appena emerso dai flutti, l’applauso degli skipper affrancati dalla prigionia sono, appunto, compresi nel prezzo che paghi per navigare in questi mari. (in fondo all'articolo: il resoconto dell'evento dal pennino del nostro Gianluca Marcon)


In Grecia navighi libero: libero di imbucarti nell’ultimo posto disponibile in banchina anche se è un po’ stretto e, dopo che hai dato fondo per bene, ecco che a terra un amico sconosciuto sposta una cima di qua , ne tende un’altra di là ed ecco che il tuo ormeggio diventa accogliente. (nella foto: Spetzai)

In splendide e isolate baie ti metti alla ruota o, meglio ancora, porti delle cime a terra e ti inventi un ormeggio ultrasicuro in pochi metri d’acqua e a pochi metri da terra.

Così è stato anche quest’anno e le isole che ci hanno ospitato in quattro settimane in Argolide sono state tante: tutte quelle che erano sulla carta nautica. E poi il Peloponneso con le sue perle sulla costa orientale.


Il vento non ti picchia ferocemente come nelle Cicladi. Ti segue quasi benevolo girando spesso a favore e conducendoti quasi per mano.


A volte può addirittura mancare e quindi, quando le previsioni per il giorno seguente sono di calma piatta e hai messo in programma una traversata di circa quaranta miglia da Spetzai a Monemvasia, giusto per gustare di più l’avventura cosa ci si può inventare? LA NOTTURNA.

Preparazione accurata del percorso, ricontrollo delle dotazioni di sicurezza della barca e personali, programmazione dei turni al timone, in coperta e di riposo, torce frontali, abbigliamento adeguato e… moka pronta all’uso. Eccitazione tra gli equipaggi. Per molti è la prima esperienza. Che si ricorderanno.


Si è tenuta una media superiore alla previsione e siamo a pochissime miglia dal porto della superba destinazione ma è ancora buio. Per sicurezza ci fermiamo attendendo l’aurora e percorriamo le ultime due miglia a vela. La luce che illumina la città fortificata è difficile da descrivere. Lo spettacolo che ci si para davanti lascia tutti a bocca aperta e restiamo in un silenzio contemplativo.

È ancora molto presto e nel porto un francese di mezza età ancora assonnato, su una piccola barca che esprime una storia di miglia percorse, sposta una cima di qua, ne tende un’altra di là e voilà… ecco il nostro posto in banchina accanto a lui. Che ha vissuto in barca in Italia e molto in Sardegna, per più di un decennio, e ci ha pure cresciuto i figli.


Monemvasia significa “solo una entrata”, perché solo da una porta vi era l’accesso e ci coltivavano la vigna il cui nome si è poi trasformato in Malvasia (lo sapevate?...).

La sosta a Nauplion, con adeguamenti dell'equipaggio alla fine della prima e della terza settimana, ci ha permesso di scoprire la fortezza incredibilmente ben conservata della città e un tuffo nell’antica Grecia di Epidauro. (nella foto: il teatro di Epidauro)

Le notti in baia si susseguono regolari e ormai siamo completamente immersi in questa bolla spazio-temporale densa di profumi, sapori, scherzi tra equipaggi e nuotate ardimentose con immersioni a volte prolifiche di cibo.

(nella foto: Silvana e il suo bottino)


"Pita gyros" (*) comunque è la parola magica quando si sbarca a terra e la gara è a chi trova il migliore.


Nelle nostre navigazioni il valore aggiunto è l’equipaggio. Tralasciando il piacere di trovare nella maggior parte dei membri lo stesso modo di interpretare la navigazione e di condividerla, capita di avere in barca persone ricche di qualità e peculiarità: chi è in grado di raccontarti la mitologia greca e tu ascolti come un bambino curioso, oppure chi ha sperimentato quasi tutti gli sport noti e ignoti (rugby subacqueo vi dice qualcosa?); chi appena fai balenare anche solo l’idea di mettere cime a terra si fionda in acqua con la cima tra i denti e chi in una sera ti confida più cose di quante ne ha dette alla mamma in una vita; chi ritrovi dopo quindici anni ed è esattamente come allora. E anche quest’anno così è stato: semplicemente bello.

Quando si avvicina la fine della navigazione, si sa, tutto assume una connotazione diversa e hai spesso la sensazione che ormai l’ultima baia non ti possa raccontare nulla di più. Ma il mare greco, l’Egeo in particolare, ti può riservare sempre delle sorprese. Ed ecco che l’ultima notte si arriva a Metopi, un’isoletta apparentemente poco attraente e poco citata dai portolani, solo perché dovrebbe assicurarci un buon ridosso dal vento da nord… ma anche da sud come la meteo ci fa capire.


E allora si dà fondo davanti ad una spiaggia lunga praticamente tutta l’isola, si sbarca a terra con i tender e si scopre una terra lunare con una vegetazione bassa e colorata e al centro una chiesetta ed una campana che tutti vogliamo far suonare.

Una piccola salina naturale stimola il senso di appartenenza e così un drone immortala la presa di possesso dell’isola da parte degli equipaggi caprerini. (nota: nessuna salina è stata maltrattata durante le riprese...)

Il vento cambia e la previsione di sud/sudest forte si sta concretizzando. Un lungo giro al tramonto per evitare i bassifondi ci porta ad ancorare per la notte, ormai avvolti dall’oscurità, lato nord della “nostra“ isoletta. Nella notte il vento picchia a sufficienza per dormire con un occhio mezzo aperto e le orecchie pure.


La navigazione il giorno dopo si conclude zigzagando con vento fresco tra le navi mercantili alla fonda davanti al Pireo.


L’Egeo in questi anni di navigazioni con l’Associazione ci ha fatto crescere

e ci porteremo questo bagaglio di esperienza, di emozioni e di avventure per la prossima. Sì, la prossima avventura, che è già all’orizzonte.



(*) Se non sai cos'è ti sei perso qualcosa! Consiste in una pita, il tipico pane morbido e sottile, ripiena di carne di maiale simile al kebab cotta su spiedi e condita con salsa Tzatziki, verdure e... e ora basta perché mi è venuta l'acquolina.



Si ringraziano per le foto e i video (in nessun ordine): Pietro Danesi, Marco Pierani, Paolo Santamaria, Riccardo Cesare Rao, Silvana Longoni, Stefano Marinoni, Giancarlo Tunesi, Paolo Ancona. Se abbiamo scordato qualcuno ce ne scusiamo!


(dal pennino di Gianluca Marcon)


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