Che fine hanno fatto le tre caravelle?

Aggiornamento: 3 lug

La Santa Maria

nell'immagine: Caracca (particolare dalla Caduta di Icaro di Pieter Bruegel il Vecchio, circa 1558)


A ottobre 2022 ricorrono 530 anni da quando Cristoforo Colombo toccò terra in quelle che pensava fossero le tanto agognate Indie.

Molto probabilmente negli USA non vi saranno le consuete celebrazioni, data la recente imperante ondata di rivisitazione storica di passati eventi.

(nella foto: l'abbattimento di una statua di Colombo in Colombia, la nazione che da lui ha preso il nome)


Da parte nostra, da qui ad allora toccheremo l'argomento con particolare focus sugli aspetti che più ci interessano, quelli nautici, e cominciamo dal fondo, ovvero: che fine hanno fatto le tre imbarcazioni che hanno portato un equipaggio male assortito, poco motivato e mal pagato sulle coste di una terra sino ad allora sconosciuta per noi europei?


Cominciamo con l'ammiraglia, ovvero la Santa Maria. A differenza della Niña e della Pinta non era una caravella ma una caracca (vedi l'immagine in testa a questo articolo). Si trattava di un veliero con tre o quattro alberi e bompresso, in uso in Europa nella cosiddetta "Età delle scoperte", che in inglese è denominata - secondo noi più appropriatamente - "Age of Sail": un periodo che va approssimativamente dal XV al XVIII secolo (*), in cui i marinai europei esplorarono regioni di tutto il mondo, la maggior parte delle quali erano già abitate ma sconosciute o quasi in Europa.


La caracca divenne il principale legno d'altura nel XVI secolo, usata dai portoghesi per i lunghi viaggi verso l'Oceano Indiano. Venne soppiantata nel corso del XVII secolo dal galeone, che si era evoluto proprio dalla caracca.

Nella sua forma pienamente sviluppata, la caracca fu la prima nave adatta alle lunghe tratte oceaniche, larga abbastanza per affrontare il mare mosso e sufficientemente spaziosa per portare provvigioni. Aveva un'opera morta alta, una poppa alta ed arrotondata con cassero (il castello di poppa) molto pronunciato e bompresso, e la prua rinforzata da un castello. Gli alberi, di altezza differente, montavano vela quadra davanti (albero maestro e albero di trinchetto) e latina sull'albero di mezzana.

Queste caratteristiche la rendevano più atta alla navigazione oceanica ma allo stesso tempo più lenta delle due caravelle che erano parte della spedizione del 1492.

(nella foto: una piccola caracca portoghese, illustrazione del XVI secolo)


La Santa Maria era di proprietà di Juan de la Cosa, il pilota (oggi si direbbe lo skipper) di Colombo, ed era lunga circa 21 metri. Portava alcuni cannoni sul ponte inferiore e dei cannoncini girevoli sui castelli di prua e poppa. Il suo nome originale era La Gallega, probabilmente perché era stata costruita in Galizia, ma all'epoca si indicavano così le prostitute, ragion per cui si pensò bene di cambiarle nome. Comunque i marinai non la chiamavano né con l'uno né con l'altro nome, ma Mariagalante (chissà perché!).


A differenza delle sue due compagne, che rientrarono in Spagna, la Santa Maria naufragò il 25 dicembre 1492 nel corso di una tempesta e si arenò sulla spiaggia di Haiti. Il suo relitto venne ritrovato nel 1968, anche se l'attribuzione è controversa. A tale proposito vedi questo articolo di Focus.


Per saperne di più sulla Niña e la Pinta vai all'articolo successivo Che fine hanno fatto le tre caravelle? (2) (porto-palma.com)


(*) A proposito di rivisitazioni: una recente polemica ha indotto i musei francesi a sostituire le iscrizioni con i numeri romani con quelli ordinari (quindi ad esempio non più XVI sec. ma 16mo sec.) perché - recita la motivazione - "sono un ostacolo alla comprensione". Per un approfondimento, vedi questo articolo.





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