Che fine hanno fatto le tre caravelle? (2)

La Niña e la Pinta

Dopo aver parlato della Santa Maria (vedi l'articolo Che fine hanno fatto le tre caravelle?) vediamo cosa ne è stato delle altre due imbarcazioni che parteciparono alla storica spedizione.


Sia la Niña che la Pinta erano caravelle. Agli inizi del 1400 la caravella si presentava come una nave a scafo rotondo con poppa quadrata e prua arrotondata, munita di ponte per le unità maggiori o completamente scoperta per quelle di minori proporzioni, con un dislocamento medio compreso fra le 25 e le 60 tonnellate.


L'attrezzatura velica tipica era a vele latine, montate su due o anche tre alberi, dei quali quello di maestra si innalzava al centro della nave. Nelle caravelle maggiori un quarto albero, quello di trinchetto, era innalzato a prua e portava una o due vele quadre. Lo scafo era realizzato secondo la tecnica, tipicamente mediterranea, della costruzione che è detta “a giustapposto” in cui le tavole che costituivano il fasciame erano avvicinate l’una all’altra “comento a comento”, allineate cioè secondo il loro spessore.


Alla metà circa del 1400 la caravella, specie per merito dei Portoghesi, che la destinarono ai grandi viaggi oceanici di scoperta, aumenta le sue dimensioni, fino a raggiungere le 200 tonnellate.


Fu questa l’epoca d’oro per la piccola ma efficace nave che molto spesso, per ragioni pratiche, veniva dotata di un castello a prua e di un cassero a poppa, non perdendo per questo le sue grandi qualità di manovra e la capacità di navigare controvento. Rispetto alla caracca (come l'ammiraglia Santa Maria) la caravella aveva il vantaggio di potersi facilmente allontanare dalla costa e la possibilità di poter manovrare efficacemente sia a vela che a remi.


Il vero nome della Niña era Santa Clara: gli spagnoli usavano battezzare le navi con nomi di santi per ottenerne la protezione per poi chiamarle in altro modo. Niña era probabilmente un riferimento al nome del proprietario, Juan Niño.


Era lunga circa 20 metri, inizialmente con attrezzatura latina pura. Tuttavia, durante la sosta alle Canarie all'inizio del viaggio verso le Indie, le vele latine vennero sostituite con vele quadre. Era priva del castello di prua e aveva un piccolo cassero a poppa. Al comando era il capitano Vicente Yañez Pinzon.


La Niña rientrò con Colombo a bordo (dopo il naufragio della Santa Maria di cui si è detto nel precedente articolo) a Palos de la Frontera il 15 marzo 1493. A settembre dello stesso anno ripartì nel secondo viaggio per le nuove terre, ovvero - come scrisse Colombo stesso - per “buscar el levante por el ponente” (cioè arrivare alle famose Indie da ovest e non da est). Questa volta la Niña era l'ammiraglia e la spedizione si dedicò alla esplorazione di Cuba e della Giamaica.


Nel 1498 prese parte ad una terza spedizione, dove approdò a Hispaniola. Forse (ma non è certo) partecipò ad un quarto viaggio. Dopo di che il suo nome non trova altri riscontri negli archivi marinari.


Il nome ufficiale della Pinta (ovvero, "la dipinta") era Santa Ana. Fu la nave dalla quale Rodrigo de Triana avvistò per primo l'America. Era lunga 17 metri, era la più veloce delle tre navi ed era pilotata da Martin Alonso Pinzon. Dopo il naufragio della Santa Maria, la Pinta rientrò in Europa e atterrò in Galizia il 3 marzo 1493, un giorno prima di Colombo, portando l'annuncio della scoperta dell'America. Dopo di allora non se ne sono più avute notizie.


Nel tempo sono state costruite diverse copie delle tre storiche imbarcazioni, non tutte fedeli all'armo originale. Le più famose sono forse quelle visibili (e visitabili) a Palos de la Frontera, la città andalusa dalla quale le navi salparono il 3 agosto 1492 per le Indie (vedi immagini).



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