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Cicladi, "il cerchio magico"


In occasione della sua 40° navigazione primaverile il Quadrante Toscana AIVA CVC ha voluto fare le cose in grande! Non i soliti 7, ma ben 15 giorni alle Cicladi, nel magnifico Mar Egeo.


Eccoci tutti all’aeroporto di Atene, siamo ansiosi di dare inizio a questa crociera così importante, la quarantesima organizzata dal Quadrante Toscana. Intanto il tempo è bello, il pullman che ci porterà a Lavrion puntuale e, una volta nel porto, scopriamo con piacere che le quattro barche sono comode e spaziose, ben attrezzate, addirittura fornite di barbecue a poppa. (nella mappa: l'itinerario della navigazione)

23 aprile: cambusa fatta, equipaggio a bordo, inizia la nostra avventura. Per ora mare e vento ideali, anche se sappiamo che il tempo sta per cambiare. Di Kithnos, la prima tappa, vi dirò che abbiamo ammirato una laguna da sogno, per poi attraccare nel porto di Merikha. L’isola è frequentata dai locali: ci piace subito, si cena in una taverna sul mare, tutti gli equipaggi presenti.


24 aprile: siamo a Sifnos dove visitiamo Kastro, un vero gioiello bianco, circondato da antiche mura realizzate con una pietra verde che ritroveremo anche in altre isole. Spettacolare la vista sul mare e la mitica chiesetta sullo scoglio.

Intanto il vento si fa sentire sempre più, meglio mangiare in taverna, non un granché per la verità, ma noi ci divertiamo un sacco. Apostolis, il ristoratore, lavora per quattro ed è proprio simpatico.


Tornati a bordo, tra un baklavà e un kataifi, ci interroghiamo sul programma di domani: si rimane a Sifnos in attesa che il tempo migliori. Si va comunque a Milos come da programma? A domattina la decisione.


25 aprile: il briefing quotidiano di Saverio e capibarca decreta che, invece che a Milos, si farà rotta verso Paros.


Raggiungiamo il porto di Naoussa dopo circa 6 ore di ottima navigazione, vento giusto, mare calmo. Siamo tutti felici di andare a vela. Siamo anche felici dell’equilibrio tra di noi: la sera il consueto piacevole momento di chiacchiere, risate, confidenze, racconti, mentre gustiamo i mitici Ricciarelli Nannini offerti da Anna Maria.


26 aprile: lasciamo Paros con mare mosso e cielo che non promette bene, vento teso. Navighiamo alla volta di Skhinousa, anche questa isola fuori programma, dovuta alle condizioni meteo. Scelta felice perché il vento forte ci è favorevole e permette una buona bolina. Ci alterniamo al timone. Il piccolo porto di Skhinousa è meno ospitale di quanto speravamo, le nostre barche prendono mare e vento in pieno.

Sfidiamo la passerella instabile, saliamo a visitare la Chora, piccola e deliziosa, qui le case bianche hanno un’aria più autentica. Ci ritroviamo con alcuni di altri equipaggi in un locale con vista sulla baia sottostante, aperitivo per tutti.


Ma quanto è bello tornare a bordo un po' infreddoliti, pieni di vento e trovare Piero ai fornelli che crea una delle sue cene squisite, raffinate e decorate! Non sappiamo come riesce a farlo, ma lo fa ogni giorno e sembra divertirsi, noi facciamo a gara per aiutarlo.


27 aprile: si salpa presto, vento forte e mare formato, nuvole nere minacciose ci inseguono ma noi procediamo ansiosi di vedere Santorini. Ed è subito stupore e meraviglia, appena entrati nella Caldera sembra di essere in un mondo di fantasia, uno spazio quasi infinito, fatto di mare blu profondo che incute quasi timore.

Delimitato da una corona altissima di rocce dai colori sorprendenti, dal rosso al nero, passando per l’ocra ed il marrone, sulle cime, come neve adagiata, le case bianche dei vari centri abitati.

Raggiungiamo il nostro ormeggio alla boa guidati da Manolis, siamo tutti un po' stanchi, è stata una giornata impegnativa.


28 aprile: Saverio ha pianificato alla perfezione la nostra giornata a Santorini e non deve essere stato semplice vista anche la densità dei visitatori. Alle 9.00, tutti gli equipaggi pronti, si sale sul traghetto che ci porterà a Thirasia, da qui la funivia ci permette di raggiungere la cima e di perderci, letteralmente, fra le stradine, scale, cupole azzurre, in un intrico incredibile di forme e volumi, il tutto di un bianco accecante.

L’appuntamento per il traghetto del ritorno ci costringe ad una discesa al molo piuttosto impegnativa per pendenza e terreno scivoloso, ma anche questo fa parte del divertimento.


29 aprile: partenza alle 9.00, il vento ancora forte dovrebbe diminuire. Appena lasciato l’ormeggio ed issate le vele un rumore secco avverte che c’è un problema al fiocco. Il comandante individua il guasto e dal timone fornisce istruzioni per la riparazione del danno. Per fortuna abbiamo i pezzi di ricambio e Rodrigo e Paola, a prua, provvedono alla sostituzione. Intanto il mare e il vento diminuiscono, tutti ci rilassiamo e, quando arriviamo in vista del porticciolo di Folegandros, l’isola ci conquista subito. Una manciata di case bianche, accanto ad una bellissima spiaggia, con tamerici e panchine.

Silvia ed Anna non resistono ed è subito bagno. L’acqua è ghiaccio liquido con colore e limpidezza da primato. Il pomeriggio di escursione alla Chora a mezzo autobus di linea. Ci sorprende la bellezza di questo piccolo centro di 700 abitanti, la cura ed il gusto qui raggiungono il massimo. Tornati alle barche scopriamo ormeggiati accanto a noi alcuni pescatori da cui facciamo scorta di pesce. Domani grigliata mista!


30 aprile: lasciamo Folegandros, primo giorno a motore, zero vento, zero mare, la navigazione monotona permette ad ognuno tempo per pensare, dormire, leggere, momenti magici che si apprezzano. Tutto si anima in vista della sosta per la mitica grigliata di pesce, doverosamente documentata da varie foto, dove ognuno dà il meglio di sé. Finita la sosta riprendiamo la navigazione e ci appaiono i bellissimi scogli di Paros, dove attracchiamo nel pomeriggio.


Dopo l’attracco tutti in giro per visita turistica e shopping. Andiamo subito a cercare la chiesa ortodossa più antica della Grecia, chiamata Ekatondapiliani, voluta dalla madre di Costantino. È un gioiello di architettura e storia, inserita al centro della Chora e molto frequentata dai locali. Belle anche le mura del castello costruite dai Veneziani utilizzando resti archeologici, colonne e architravi antiche, inseriti con armonia singolare.


...e siamo al 1° maggio! Calma piatta di mare e di vento, ma ciò non impedisce il buonumore e il divertimento a bordo. Siamo sempre più rilassati, le dinamiche fra noi raccontano una bella armonia di gruppo. Dopo un pranzo memorabile a base di spaghetti con le triglie dei pescatori di Folegandros ci dirigiamo alla volta di Naxos, isola molto vicina a Paros. Ci appare all’entrata del porto una sorta di strano arco gigantesco, si tratta dei resti del tempio di Apollo... o almeno così dicono.


Scesi a terra raggiungiamo l’arco, la vista da lassù è molto bella, ma apprezziamo ancora di più i vicoli che portano al castello nella città vecchia.


2 maggio: partenza rilassata dopo gli ultimi acquisti per la cambusa, c’è un po' di mare e di vento che permettono una discreta andatura. All’ora di pranzo siamo in vista di Mikonos, ci fermiamo per il pranzo nella bellissima baia di Rinia. Il sole ci regala momenti indimenticabili, l’acqua è splendida ed invitante, pregusto il bagno ma ahimè non si può, il porto di Mikonos ci aspetta.


Intanto passiamo davanti a Delos, con il binocolo di bordo ammiriamo una lunga scalinata che probabilmente conduce al tempio di Apollo. Ci aspetta una brutta sorpresa: il porto di Mikonos non è accessibile, navi da crociera ancorate ci dicono quanto il luogo sia affollato. Così ancoriamo in una baia incorniciata dai mulini a vento, domani metteremo il tender in acqua per andare a terra, intanto piove...


3 maggio: sveglia presto per permettere la discesa di chi vuole visitare Delos e Mikonos. Il problema è il vento piuttosto forte e previsto in aumento. L’equipaggio si divide: tre vanno a terra e gli altri restano a bordo. Vediamo che anche gli altri equipaggi si comportano come noi. Dopo qualche ora li vediamo tutti rientrare non senza qualche difficoltà, il vento ha rinforzato. Ci raccontano fra l’altro che la visita a Delos è saltata perché richiedeva più tempo del previsto, peccato davvero!


Si riprende la navigazione mentre dense nuvole ci accompagnano verso Siros, nostra prossima meta. Piove, il vento e il mare si fanno sentire, ma noi intrepidi procediamo tra qualche sonnellino e tante risate. Ci documentiamo su Ermoupolis, capitale delle Cicladi e lo si capisce arrivandoci.


Questa è una città con palazzi, chiese, cupole e campanili. Il colore dominante è il bianco, ma riscaldato da colori pastello, rosa, azzurro, giallo. Ormeggio nel porto grande con acqua ed elettricità ma soprattutto in pieno centro. La città è bellissima, diversa da tutte quelle che abbiamo visto finora ed è arrampicata su due colline, dominate rispettivamente dalla cattedrale cattolica e da quella ortodossa. Naturalmente noi vogliamo visitare quella più in alto e non importa che per arrivarci ci siano praticamente solo scalinate dal mare fino alla cima della collina. Bella sfida ma ne vale assolutamente la pena.


4 maggio: si salpa con calma dopo un altro giro in centro. Purtroppo niente vento, percorriamo a motore circa 13 miglia. Sostiamo per pranzo a Gyaros, isola grande e selvaggia, che ci colpisce per l’aridità del paesaggio e l’assoluta mancanza di tracce di vita umana o animale.


Leggiamo che sin dai tempi dei Romani serviva da confino per dissidenti politici e lo è stata ancora negli anni Settanta durante il regime dei colonnelli. Impressionante vedere il grande complesso della prigione, composto da capannoni tutti uguali concentrati nell’unico punto di approdo. Ora è parco naturale e rifugio della foca monaca.


Dopo circa 20 miglia raggiungiamo l’isola di Kea, si è alzato un po' di vento e piove ancora. Cena in barca, all’ormeggio nel porto di Korissia. Siamo agli sgoccioli della crociera, diamo fondo alle provviste. Si parla di domani, ultimo giorno e ci sembra inaccettabile, anche il nostro comandante è triste come tutti noi.

5 maggio: giornata grigia in tutti i sensi, sappiamo che l’ultimo trasferimento non sarà proprio agevole, il meteo non promette bene. Prima di salpare noleggiamo un taxi per andare alla scoperta della Chora immersa nel verde come nessun’altra. Il paesino si presenta autentico e antico, con mura ciclopiche arrampicate fino alla rocca, dove sorgeva (indovinate?) il tempio di Apollo.


Curioso l’effetto delle nuvole basse che ricordano Erice. Ma è tempo di salpare: Beppe ci raccomanda di coprirci al massimo, le condizioni lo richiedono. Navighiamo solo con il fiocco perché la randa avvolgibile si è riavvolta male e non riusciamo a riaprirla. Le onde spazzano il ponte più volte facendoci la doccia. Una volta arrivati nel porto di Lavrion siamo tutti contenti, vogliamo solo una doccia calda e una bella tazza di tè. Poi ci accontentiamo del tè perché piove davvero tanto e non possiamo raggiungere i servizi del Marina. Intanto prepariamo le valigie, silenziosi e consapevoli di essere dei privilegiati, abbiamo vissuto 15 giorni indimenticabili.


Ora la pioggia smette ma il vento è gelido e teso quando ci dirigiamo verso il Marina per la consueta cena di fine crociera di tutti gli equipaggi insieme. Tavoli allegri, visi abbronzati e felici che pensano, si vede già, alla prossima crociera.


Questa invece è finita e ringrazio Beppe, il nostro bravissimo e amato comandante, sempre attento e disponibile, così come tutto l’equipaggio, perché come dice Silvia “Eravamo tutti consapevoli che spesso i sette giorni sono il limite massimo di sopportazione fra persone che non si conoscono bene ed invece, con grande soddisfazione, è accaduto che siamo riusciti a convivere, fra persone conosciute e non, in una piacevole e divertente armonia, riuscendo ad accogliere e smussare gli inevitabili difetti che naturalmente ciascuno porta con sé in barca”.


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