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Peloponneso Fast Sailing

1000 miglia fra mare e terra

Quando Beppe Salottolo mi ha proposto di partecipare a questa navigazione ho aderito immediatamente, non vedevo l’ora di fare una navigazione d’altura, uno dei mie sogni nel cassetto!!


Ero l’unica donna di due equipaggi, non ci sono mai stati problemi, ho partecipato a tutte le manovre e in più, con piacere, ho cucinato spesso e come dice Beppe: “ ho ingentilito l’equipaggio e reso la crociera più piacevole”!!


Abbiamo navigato su due POGO 36 , Athena e Infinity. Avevo già navigato sui POGO 36 in Bretagna con AIVA nel 2021 (ndr: questo è l'articolo Bretagna, mon amour (porto-palma.com) e ne serbo un bellissimo ricordo. Sono barche dinamiche, hanno uno spigolo di carena accentuato, la poppa larga e aperta, doppie pale di timone e due barre.

L’albero in carbonio senza paterazzo e la randa a testa quadra per di più con i terzaroli, finalmente non una randa avvolgibile. Pescano m. 2,10 e hanno la deriva mobile. Gli interni sono molto essenziali e spartani, tre cabine e un bagno. Parliamo poi dell’attrezzatura velica: 2 gennaker, code zero (che è un genoa leggero per quando c’è poco vento) e trinchetta, finalmente si lavora anche a prua.


Mi ricordo quando avevo iniziato a navigare dovevamo fare i cambi di fiocco, mi divertivo tantissimo; adesso con le barche che si noleggiano per le crociere c’è sempre il rolla fiocco e a volte pure il fiocco auto virante. Ma dove va a finire il divertimento di virare? Quando il timoniere dice “pronti a virare“ e i prodieri devono dimostrare di saper lascare la scotta del fiocco al momento giusto e cazzare velocemente la scotta sottovento... con l’auto virante niente di tutto questo, il fiocco vira da solo.


Quindi che dire queste si che sono barche adatte a navigare…ed è così che mi piacciono!!


Sabato 13 maggio a Lavrio ci raduniamo per un briefing. Beppe e Maurizio, i due capibarca, espongono gli obbiettivi del corso: in questo corso si naviga! Poca teoria poche chiacchere, ma tante ore di navigazione. É ora di mettere in pratica in mare aperto le nozioni tecniche e le competenze veliche, assumersi le responsabilità.


Naturalmente previsioni meteo a iosa, pianificazione della rotta, carteggio costante, vele sempre a segno e navigazioni notturne, gestione dei turni e del riposo ma soprattutto senso di responsabilità. Io ho un po’ di timore di non essere all’altezza ma l’impegno e la responsabilità non mancano.

In serata, stivata la cambusa, il nostro equipaggio di Athena incomincia a conoscersi: Beppe (capobarca e capoturno, una garanzia); Francesco (vice, burbero ma buono); Emiliano ed Andrea, 35/40enni iperconnessi (cellulare sempre in mano), Andrea è anche super esperto di vini e aperitivi fa sì che questi non manchino mai; Bruno segue costantemente la rotta facendo carteggio nautico, molto discreto e sempre attento alle esigenze di tutti; sarà il mio compagno di cordata sia nelle notturne ma anche nella gestione della cucina; poi ci sono io (così mi descrive Bruno: architetto milanese iperattiva, scialpinista, straordinaria cuoca e ottimo compagno di viaggio, ne sono lusingata!!). Inizio subito quella sera ad allietare l’equipaggio cucinando un risottino agli agrumi.


Domenica 14 partiamo alle 9 del mattino, dopo aver fatto carburante, meta l’isola Serifos, 50 miglia. Non c’è molto vento, navighiamo un po’ a motore e un po’ a vela ed è l’occasione di provare il code zero. Il nostro è bellissimo di un azzurro intenso, sperimento la sua funzione, confesso che non ero a conoscenza di questa vela.


Arriviamo al porto di Livadi alle 17,40. Salgo alla Chora con Bruno: 45 minuti per arrivare in cima seguendo le scorciatoie. Bellissima la vista del porto; dopo una giornata di navigazione ci voleva una bella camminata per di più il clima è mite ed è sereno.


Ceniamo in una taverna in riva al mare insieme al simpatico equipaggio di Infinity . Ci prepariamo ad affrontare la prima notturna. Sarà la prima di tre consecutive, beh era nel programma… tante ore di navigazione!!


Partiamo alle 11, meta l’isola di Kythira al porto di Diakofti sulla costa est, 90 miglia. Navighiamo a motore per assenza di vento fino al mattino; in prossimità di Capo Maleas il vento rinforza fino a oltre 20kn. Alziamo le vele e facciamo una bella veleggiata. Arriviamo a Diakofti verso le 14 per il rifornimento del carburante.


Lunedì 15 nel pomeriggio, appena fatto carburante, ripartiamo da Diakofti per Pilos, costa sud-occidentale del Peloponneso , 100 miglia. Praticamente, tranne che per le operazioni di ormeggio, non scendiamo a terra ma ripartiamo per affrontare la seconda navigazione notturna che sarà la più impegnativa.

Dimenticavo di dire che durante tutta la navigazione la meteorologa Silvia Ferri segue il nostro itinerario e ci aggiorna costantemente sulle previsioni del tempo. Proprio in quei giorni si legge su Repubblica che un ciclone tunisino inizierà a muoversi verso Nord, da lunedì i primi acquazzoni interesseranno la Sicilia. Martedì il ciclone interesserà tutta l’Italia. Si tratta di un ciclone provocato da una pressione molto bassa fino a 985 hPa capace di portare estremo maltempo con nubifragi e vento di burrasca, è quello che ha provocato i disastri in Emilia Romagna.


Riceviamo le previsioni da Silvia, si prevedono rinforzi a sud del Peloponneso, SSE 25-30kn con qualche raffica superiore. Beppe è un po’ preoccupato e anche noi lo siamo. Partiamo da Diakofti con un vento iniziale sui 20/25kn, in rinforzo nei pressi di Capo Matapan a 35kn; prima del capo si naviga con trinchetta e due mani di terzaroli. Doppiamo il capo un po’ troppo sotto costa; il rinforzo del vento, l’oscurità ormai calata, hanno reso difficoltosa la presa della terza mano di terzaroli, per cui si è optato di ammainare la randa e proseguire con solo trinchetta e motore.


Navighiamo con mare agitato (5) e onde di 3 metri, spesso frangenti con raffiche a 42kn fino al doppiaggio dell’isola Sapienza, una vera burrasca; qualcuno ha sintomi di mal di mare, ma resistiamo. Verso le prime ore del mattino il vento è in attenuazione.

Martedì 16 arriviamo a Pilos in mattinata. All’arrivo cerchiamo un posto per attraccare e fare acqua. Dal molo un tizio, corpulento, si sbraccia facendoci segno di attraccare lì, confermando che sì, li ci si può rifornire d’acqua. Ci aiuta con l’ormeggio, ci mostra la canna dell’acqua facendoci capire che, se gli allunghiamo qualche euro (cinque per barca vanno benissimo), provvede al rifornimento. Ci guardiamo un po’ perplessi perché il tipo biascica le parole e non dà proprio l’idea di essere lui il titolare del servizio. Comunque, gli diamo i soldi, lui sale sul motorino e parte… attraversa il molo si ferma a parlare con un altro tizio, che poi arriva e ci apre l’acqua. A questo punto scopriamo che per il rifornimento si deve pagare € 38,00...


Pilos, costruita nel 1828, è una piccola e pittoresca cittadina balneare: si presenta come un anfiteatro nell’apertura meridionale della baia di Navarino, la più grande baia naturale del Peloponneso. É famosa per la battaglia di Navarino tra la flotta alleata greca e quella turca nel 1827. Fu una vittoria storica che contribuì alla liberazione della Grecia dal giogo turco. La piazza è dominata da imponenti platani secolari, al centro sorge un monumento in onore degli ammiragli che guidarono la storica battaglia.

Ci sono tanti locali dove poter mangiare, un po’ stanchi dopo l’impegnativa notturna, ci concediamo un bel pranzetto. Ritorniamo in barca e facciamo un briefing su Infinity prima della partenza. Meta Itaca, porto Vathy, 110 miglia.


Partiamo alle 17 usciamo dalla baia tra i faraglioni a sud della lunga e stretta isola Sfacteria che delimita la baia di Navarino. Si naviga un po’ a vela e un po’ a motore. Con l’aiuto di Bruno preparo delle piadine da scaldare al forno; ci godiamo un bel tramonto e ci apprestiamo ad affrontare l’ultima notturna. Io e Bruno avevamo fatto sempre il turno dalle 3 alle 6 (a mio giudizio il più faticoso) per cui propongo di cambiare di turno.


Mi godo questa notturna più tranquilla, ammiro la stellata. Osserviamo il mare in silenzio; per me le notti in navigazione hanno sempre un grande fascino, ho il tempo di ripescare dalla mia memoria le altre notturne fatte in mare e in montagna e mi sento ricca di avventure. Arrivati nei pressi dell’isola di Itaca ci fermiamo in una rada incantevole dell’isoletta Ligia. Faccio il primo bagno, l’acqua è fredda ma ho la muta e non resisto a fare una breve nuotata che spazza via la stanchezza delle tre notturne.

Arriviamo a Itaca nel porto di Vathy nel pomeriggio di mercoledì 17. Vathy è il principale porto di Itaca. Si trova in fondo ad una insenatura naturale molto ampia e riparata. La baia è aperta a Nord Ovest. Ormeggiamo ad un molo distante circa un chilometro dal paese sul lato Nord della baia.

Itaca è universalmente nota per essere stata, secondo la leggenda, la patria di Ulisse e per esservi ambientata parte dell’Odissea. La descrizione dell’isola nell’Odissea presenta delle incongruenze piuttosto palesi con la reale geografia del luogo. Gli storici da sempre cercano di individuare quale sia veramente l’isola di Ulisse. A noi però questo non interessa, rimaniamo con l’idea di essere approdati ad Itaca come Ulisse dopo una lunga navigazione!! Ci fa piacere girare per il paese e ammirare le statue che ritraggono il mitico Odisseo.


La sera ci concediamo una buonissima cena in un ristorante, tutte e due gli equipaggi insieme. Siamo molto allegri e soddisfatti delle lunghe navigazioni no stop e oramai per arrivare a Corfù ci mancano solo 110 miglia da fare in due giorni.


Giovedì 18 partiamo alle 8 del mattino per Paxos, porto Gaios, 70 miglia. In mattinata non c’è molto vento e ci dirigiamo verso l’isola di Lefkas per attraversare il canale di Levka. L’isola di Lefkas è collegata alla terraferma con un ponte girevole che chiude il canale di Levka. Il ponte apre ogni ora ma alle 12 rimane chiuso per più tempo.

Noi ci attardiamo ammirando le coste dell’isola e gli isolotti che a me fanno venire in mente l’arcipelago di Stoccolma quando ho navigato con il Quadrante Capitolino in quel mare.


Arriviamo al passaggio del canale appena in tempo prima della chiusura delle 12. Arrivando da Sud il lato Est del canale è dominato dalla fortezza di Ay Yeoryion. Avvicinandosi di più, sempre su quel lato, si identifica un isolotto sormontato da un fanale. Successivamente iniziano una serie di boe. Oltrepassato il canale si alza un bel vento di 15-20kn che ci permette di fare una navigazione di bolina, finalmente ritorniamo a timonare.


A metà percorso riduciamo la vela di prua, perdiamo acqua e velocità, rimaniamo indietro rispetto a Infinity; dobbiamo fare parecchi bordi per raggiungere l’ingresso del fiordo di Paxsos. L’ingresso al canale di Paxos è molto piacevole e lussureggiante, rigoglioso di piante. Ormeggiamo accanto all’altra barca.

È il compleanno di Beppe e ci organizziamo a festeggiarlo tutti insieme sulla nostra barca con una buona torta, rigorosamente con le candeline che deve spegnere, e gli regaliamo una maglietta. Beppe ci sembra abbia gradito e pure noi siamo contenti.


Venerdì 19 ultimo giorno, Paxsos Corfù, marina di Benitses. 40 miglia. Siamo costretti a partire presto perché una barca vicino asserisce che abbiamo la nostra ancora sulla loro catena. Non discutiamo, anche se non è vero, partiamo rinunciando alla colazione che avremmo voluto fare a terra . Andiamo ad ancorare a Syvota nella rada tra le isole e la terraferma. La rada è molto bella, faccio un bellissimo bagno e mangiamo in rada.

Ripartiamo, ultima veleggiata della prima settimana. Mettiamo gennaker e ci dirigiamo a Corfù. Finisce così questa cavalcata di 460 miglia. La prima cosa che facciamo tutti arrivati alla marina è una doccia. Lungo tutto il percorso non si trovano mai marine attrezzate, ci siamo arrangiati con qualche doccia in barca ma l’esigenza di una bella strigliata sotto uno scroscio di acqua corrente c’è. Facciamo l’ultima cena tutti insieme.


Sabato 20. Ci salutiamo e i membri degli equipaggi partono a scaglioni. Rimango solo io con Beppe, Francesco e Maurizio su Infinity. Il tempo è uggioso a volte pioviggina. Ne approfitto per fare un po’ di bucato e mi approprio di una cabina di prua, la settimana precedente avevo sempre dormito in quadrato.


Rimaniamo in attesa dei nuovi membri di equipaggio. Chi deve arrivare ha problemi per uno sciopero degli addetti a terra degli aeroporti. Parecchi voli annullati, non riesco a seguire tutti i messaggi, cerco di rilassarmi e nel pomeriggio vado a fare una passeggiata in paese, incomincio a camminare per dei sentieri e il bosco fuori dal paese. Beppe mi telefona e mi richiama in barca. Solo noi partiamo in tardo pomeriggio per Igoumenitsa 15 miglia a motore. Andiamo a recuperare Federico e Nicola, i nuovi compagni della navigazione. Arriviamo alle 21,30 ceniamo in baca , ho preparato dei buoni involtini di verza. In serata incomincia a piovre e pioverà tutta la notte.


Domenica 21 partiamo alle 7 del mattino, ci aspetta una navigazione di 60miglia per Preveza, navighiamo lungo le coste dell’Epiro. Pioviggina ancora e rimarrà nuvolo per tutta la mattina. Non c’è vento. Facciamo una sosta a Parga per pranzo, finalmente esce il sole.

Parga è una deliziosa cittadina balneare che incanta con la sua cascata di case color pastello disposte ad anfiteatro sul mare, è evidente la dominazione veneziana fino alla fine del ‘700.

Diamo ancora e mangiamo in pozzetto. Cucino una pasta alla norma; che dire mi sembra una buona accoglienza ai nuovi arrivati!! Intanto ci raggiunge Infinity.


Ripartiamo, ci aspettano le altre 30miglia, finalmente il vento, alziamo randa e fiocco e riusciamo a fare una bella veleggiata di bolina larga, traverso, la velocità è di 8/9 nodi e anche di più. Per entrare nel porto di Preveza bisogna percorrere un canale lungo mezzo miglio e largo m.60 segnalato da coppie di boe, la zona è caratterizzata da bassi fondali di sabbia e fango, motivo per cui il canale viene dragato e ben segnalato.


Il porto è all’imboccatura del Golfo di Ambracia. Decidiamo di ormeggiarci nella banchina nei pressi della cittadina. Dobbiamo dare ancora, durante la manovra il motorino dell’ancora si blocca, il vento ci fa scarrocciare. Rifacciamo la manovra, la nostra ancora e catena si posiziona sulle ancore delle altre barche, il motorino funziona ad intermittenza: Francesco decide di filare a mano tutta catena e riusciamo, un po’ a fatica, ad ormeggiarci.


Lunedì 22 dobbiamo aspettare fino alle 9 e partire insieme alla barca vicina per liberare catena ed ancora, nel frattempo io rimango a terra a fare la spesa. Partiamo alle 10,30 e ci dirigiamo verso il canale di Levkas. Questa volta lo percorriamo da Nord. All’imbocco del canale attendiamo che aprano il ponte girevole. La nostra meta è Pilos, ben 140miglia.


Le previsioni che riceviamo da Silvia danno ancora possibilità di piogge, il vento sembra non superare i 10/15 nodi. Riusciamo ad alzare le vele solo nel primo pomeriggio al traverso di Itaca. Quando il vento ruota più verso il lasco montiamo il gennaker. Nel cielo perturbato compare l’arcobaleno che desta sempre stupore e allegria; preparo una bella cena, tzatziki, orate al forno con patate e pomodorini. Mangiamo tranquilli in pozzetto, intanto la barca lentamente va con il timone automatico.

Ci prepariamo alla prima notturna, questa volta tutta a motore ma impegnativa per il traffico marino di cargo, traghetti e in lontananza una miriade di imbarcazioni da pesca tutte ravvicinate, nel buio sembra di vedere la costa di un’isola. Faccio un po’ fatica a orizzontarmi in mezzo a tutto quel traffico. Per fortuna Francesco, ex capitano di marina, si destreggia abilmente.


Martedì 23 all’alba Maurizio, lo skipper di Infinity, gagliardo e sempre pronto ad acchiappare il vento, ci avverte che se navighiamo sotto costa ci sono 12 nodi di vento, tipica brezza di mare; cambiamo rotta per catturare anche noi un po’ di vento. Arriviamo a Pilos, molto più tardi di Infinity, sono le 14 e ormeggiamo alla stessa banchina dove eravamo già stati; rincontriamo il tizio corpulento. Questa volta gli affidiamo due taniche i soldi e lui parte, sul suo motorino, per procurarci il gasolio. Anche questa volta siamo un po’ perplessi e ci chiediamo se ritornerà!!!!

Rifocillati ripartiamo alle 17 per Elofonisos. 90 miglia. C’è un alito di vento, navighiamo a vela, ammiriamo un tramonto spettacolare. Infinity è dietro a noi, è bellissimo sempre con le vele a segno, ha issato il gennaker. Giochiamo un po’ con WhatsApp, ci scambiamo le foto, noi di loro e loro ci inviano la foto di una pasta e patate fatta da Antonio, quindi si deduce che anche l’equipaggio tutto maschile se la cava bene in cucina!!! Ci apprestiamo a navigare per ultima notturna.

Mercoledì 24 arriviamo nella splendida rada di Elofonisos di primissimo mattino. Il mare è un olio, il cielo azzurro e l’assenza di vento sono un chiaro invito a fare un bel bagno; io e Nicola e anche Stefano, dell’equipaggio di Infinity, gli intrepidi, ci tuffiamo e raggiungiamo la spiaggia. Tempo necessario per una colazione e ripartiamo per Monenvasia ci rimangono solo 40miglia.


Doppiamo il Capo Maleas e navighiamo a vela, nei pressi del capo il vento non molla.

(nella foto: Capo Maleas è detto il Capo Horn del Mediterraneo)

Arriviamo nel pomeriggio a Monenvasia ed è d’obbligo la visita alla cittadella antica, costruita su uno sperone roccioso alto 350 metri, cinto da lunghe mura alte fino a trenta metri, si trova a circa 400 metri dalla terraferma. Nel 375 d.C. un terremoto separò questo promontorio trasformandolo in un’isola che poi venne ricollegata da una strada.

Il suo nome in greco significa “mono” (singolo) “envassi” (ingresso). Lunga e complessa la storia di Monenvasia: di origine Bizantina è stata sotto la dominazione turca e poi veneziana. Durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi la utilizzarono come luogo per ricoverare i soldati feriti. Ebbe così un notevole degrado, ma dagli anni 80 è iniziata la ricostruzione della città vecchia diventando un prestigioso luogo turistico per ricchi ateniesi. Molti edifici medioevali vengono ristrutturati e convertiti in hotel. È molto piacevole girare per i vicoli della cittadella e troviamo un’accogliente taverna vista mare dove cenare tutti insieme sulla terrazza.

Giovedi 25 meta Poros 70 miglia. Siamo partiti all’alba con il mare tinto di rosso e d’improvviso è spuntato il sole. Sarà banale dirlo ma per me sono e rimangono sempre momenti magici, navighiamo a motore e me ne sto sola a prua, i miei pensieri vanno e ammiro l’immensità di mare che sempre mi conquista e mi attrae e nonostante a volte i disagi della vita di bordo degli spazi piccoli della stretta vicinanza, dei momenti di tensione e di insofferenza, in me prevale il fascino del navigare e mi sento una privilegiata.

La giornata scorre, issiamo le vele appena è possibile ma non c’è tanto vento, l’importante è raggiungere la meta. Poros è nella zona meridionale del golfo di Saronico, separata dalla terraferma da uno stretto canale di fronte alla città di Galatas. È costituita da due isole: Sphairia, dove è ubicata la città odierna e Calauria. Sono isole ricche di vegetazione, abbondano di fichi d’India.


Siamo oramai vicino ad Atene, c’è già molto turismo e tante barche a vela e a motore. Noi ormeggiamo all’inizio del paese. Invitiamo a cena da noi l’equipaggio di Infinity, Beppe cucina una buona pasta alla carbonara e io preparo il pesce finto, gli ospiti ci portano il dolce. La barca è piena di vino ancora della prima settimana quindi cogliamo l’occasione per brindare tutti insieme alla bella navigazione.


Venerdì 26, ultimo giorno di navigazione. 40 miglia. In totale questa seconda settimana abbiamo fatto 450 miglia. Silvia invia a Beppe questo messaggio: “oggi finite…col botto!” intorno a Capo Sounion NNE in aumento in tarda mattinata, raffiche che vanno da 20/21 a 28/29. Quindi terminiamo questa bellissima avventura su e giù dal Mare Egeo e Ionio con una bella navigazione a vela passando sotto lo stupendo tempio di Capo Sounion. Non poteva finire meglio di così!!


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