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Galizia, l'altra Spagna

Tra Golfo di Biscaglia e Oceano Atlantico, una Spagna diversa dai soliti cliché.

Quest'anno il Quadrante Lombardo AIVA CVC ha organizzato una navigazione in Galizia, a tu per tu con le correnti e le maree dell'Atlantico e le affascinanti isole del Parque Nacional de las Islas Atlánticas de Galicia.

Appuntamento il 29 luglio al Real Club Nautico de Vigo. A fine mattinata tutti e tre gli equipaggi sono già al completo, gasatissimi per la partenza imminente e contenti per le imbarcazioni: chi perché sono confortevoli (Elan 45 e Oceanis 40) e chi perché la propria barca si annuncia performante (Elan 37).


Alle 17.00 le cambuse sono pronte e i preparativi completati. Con un vento di NW apriamo le vele e ci dirigiamo verso il primo ormeggio, la baia di Praia de Barra, una lunga distesa di sabbia finissima e acqua limpida e turchese, all’estremità nord occidentale del ria (fiordo) di Vigo. Ci arriviamo nel tardo pomeriggio e solo pochi coraggiosi fanno il primo bagno. Altri aspetteranno il mattino dopo approfittando di una lunga passeggiata in spiaggia.

A metà mattina gli equipaggi si ricompongono e si decide di smotorare per poche miglia alla volta di Cies, prima isola dell’arcipelago attorno a cui si snoderà la navigazione, noto anche come Parco Nazionale delle Isole Atlantiche della Galizia. Ancoriamo in 8 m di acqua su fondo sabbioso davanti ad un’invitante striscia di sabbia chiarissima, la spiaggia di Rodas, che delimita una laguna e unisce le due isole di Monteagudo e Faro. La laguna di fatto è acqua di mare che entra dal lato ovest dell’isola e viene arginata dalla spiaggia.


Tutti e tre gli equipaggi sbarcano e un po’ si mescolano: un gruppetto si dirige verso il chiosco per una birra fresca e per tenere d’occhio le barche nella baia, un altro verso il Faro de Cies e le spiagge. L’isola è molto bella ma anche molto visitata, sebbene gli arrivi dei bagnanti siano contingentati. Nel pomeriggio decidiamo di andare ad ormeggiare in una baia sul lato a sud, a ovest deIl'Ila dos Vinos. Finalmente siamo soli.

Un equipaggio decide di andare in spiaggia con il tender a fare l’aperitivo e il bagno.


La serata entrerà negli annali… al momento di ritornare in barca una spinta un po’ troppo energica al tender lo fa ribaltare con tutto il suo contenuto umano e materiale, cellulari e portafogli compresi (nella foto: le operazioni di asciugatura) ma l’umore della truppa rimane alto.


Per la cena due barche decidono di impacchettarsi e condividere un piatto di pasta.


Al momento dello spacchettamento le due catene sembrano essersi accavallate… cosa abbiamo fatto ai santi numi? Rimandiamo la soluzione del problema al giorno dopo visto che comunque le condizioni e le previsioni del tempo lo consentono e in effetti la luce ci aiuterà a disancorare senza problemi.


Il giorno 31 luglio la navigazione riprende sul lato ovest di Cies verso Ons, la seconda isola del parco nazionale. Iniziamo a motore poi finalmente arriva un po’ di vento da NW e proseguiamo di bolina fino ad arrivare nella baia più a nord est dell’isola. L’idea è quella di andare entro sera a ripararsi nel Puerto di Aldan, dato che le previsioni annunciano vento sostenuto che gira a Sud. Nella baia di Ons Giancarlo, uno dei tre capibarca, si accorge che One ha un problema al cambio del motore, che fatica a ingranare la retro. Il charter si rende disponibile per un intervento solo alle 4 del pomeriggio. Nell’attesa qualcuno scende a terra e fa una breve passeggiata sull’isola, molto meno frequentata di Cies.

L’intervento del meccanico, che aggiunge olio in quantità, sembra risolvere il problema. Ci dirigiamo quindi a motore verso Puerto Aldan. Arrivati, l’equipaggio di One si accorge però che il problema al cambio non è per nulla risolto: non si ingrana la retro, mettendo in forse la possibilità di un ormeggio. Bisogna utilizzare il tender per far arretrare la barca e far stendere la catena.


L’1 agosto ci svegliamo sotto un cielo plumbeo. Il colore dell’acqua della baia non è molto meglio… ci aspetta una lunga giornata di attesa per l’intervento del meccanico. Mentre le altre due barche Ocho e Gandul vanno a fare un po’ di bordi nel ria di Pontevedra, l’ equipaggio di One fa di necessità virtù e sbarca alla ricerca di tapas e buon vino che trova in abbondanza in un piccolo bar sul lungo mare.

Alle 17:30 si mette finalmente in andana su un peschereccio e il meccanico fa il suo intervento rivelando che l’olio ‘emulsionado con agua no es un problema' (gulp!).

Ripartiamo quindi a motore per andare ad ormeggiare a Combarro, nel ria di Pontevedra, un’altra delle rias baixas della Galizia. Arriviamo in porto dove ci sono docce calde e bagni che ci confortano. Qui ancora più che a Puerto Aldan l’elemento architettonico caratteristico sono gli hórreos, mini palafitte in muratura utilizzati in passato come granai, spesso decorati con croci celtiche e addensati in riva al mare.

Inoltre qui, come a Puerto Aldan, il flusso delle maree è molto evidente e il paesaggio cambia regolarmente a seconda dell’ora del giorno, costringendoci a volte anche a peripezie.

L'effetto della marea è più che evidente!

I pescatori locali approfittano della bassa marea per raccogliere i frutti di mare, tra cui i pregiati crostacei percebes, che possono facilmente superare i 100 euro al chilo. Pescarli è assai rischioso, perché sono saldamente ancorati alle rocce dove si infrangono le grandi onde dell'Oceano. I pescatori, detti percebeiros si calano con una fune in mezzo all'acqua freddissima e turbolenta dell'Oceano per staccarli dalla roccia con un coltello, in una pericolosa lotta contro le correnti, ma lo spettacolo è affascinante.


Mercoledì 2 agosto ci svegliamo nuovamente sotto una pioggerella fitta. Un gruppo misto dei tre equipaggi si reca di buon mattino fino a Pontevedra in bus, altri visitano Combarro. All’ora di pranzo ripartiamo. Dopo una mezz’ora a motore alziamo le vele perché ci accompagna un vento di 10-12 nodi da W che progressivamente gira a NW, rinforzando fino a 18-20 nodi. Percorriamo così un totale di 30 miglia, molto belle dal punto di vista velistico e ormai verso sera ormeggiamo nella baia di St. Julian, sull’isola di Arousa.

L’avvicinamento alla baia avviene tra allevamenti di mitili. Il mare è un po’ lagunoso e anche il paese, visitato un po’ velocemente, non sembra riservare grandi attrattive.

Giovedì decidiamo quindi di ripartire in mattinata per visitare il piccolo Isloto de Areoso che si trova a poche miglia di distanza dalla baia.

Ormeggiamo su un fondale sabbioso profondo 4 m, a sud di questa piccola isola priva di insediamenti umani, interamente circondata da sabbia bianca e popolata soltanto da centinaia di uccelli marini.

Qui scendere a terra è d’obbligo per fare a piedi il periplo dell’isola e ovviamente un fresco e rigenerante bagno.

Dopo pranzo ripartiamo dando due mani di terzaroli e tenendo il fiocco al 50%. Procediamo di bolina larga verso l’isola di Salvora con 20 nodi da N. Per precauzione però non ancoriamo come da programmi a sud dell’isola, ma poggiamo e con lunghi bordi di gran lasco e onda oceanica di 2/3 metri, scapoliamo la penisola che delimita a nord il ria di Pontevedra e ancoriamo su un fondo di 8 m nella Praia de Favelas per l’ultima notte in rada. Totalizziamo altre 30 miglia in condizioni velistiche sfidanti e molto divertenti.


Venerdì è la giornata conclusiva ma chiudiamo in bellezza procedendo a vela prima verso Cies dove qualcuno scende per un’ultima passeggiata fino al faro da Porta e poi fino alla marina di Vigo dove iniziano le operazioni di sbarco e i saluti.

Purtroppo i capibarca Giancarlo e Gianluca insieme a qualcuno degli equipaggi ci devono lasciare perché altri mari (più caldi) li aspettano. Dopo un ricco aperitivo improvvisato sul pontile della marina con tutti gli avanzi di cambusa, gli equipaggi capiscono che è giunto il momento di congedarsi… si sentono dei grandi ‘arrivederci’ e promesse di ritrovarsi per mare, in qualche altro luogo o navigazione originale quanto questa della Galizia.

Un totale di circa 120 miglia, condizioni di vento e di meteo quasi ideali, tre equipaggi desiderosi di navigare, tre capi barca coordinati pure nel nome (Giancarlo, Gianluca e Gianfranco), cieli e onda oceanici, paesaggi che a tratti fanno sentire in Nord Europa, ma spiagge che ricordano quelle del Mediterraneo o dei Caraibi, come orgogliosamente rivendicano i locali. Ecco... forse ci aspettavamo qualche problemino in meno con una barca, ma in fondo la vela è anche questo: capacità di adattamento e di accogliere l'imprevisto. E quindi... arrivederci Galizia! Magari più a Nord.


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