"Mare Nostrum"

Aggiornamento: 19 giu

da Procida a Malta e ritorno, mille miglia in due settimane

(nella foto: Fungus Rock, Gozo)


Questo è il resoconto di una splendida navigazione, cominciata sotto cattivi auspici di pioggia e freddo a Procida sabato 7 maggio, ma che ci ha poi ripagato con paesaggi stupendi e una navigazione mai banale.


Domenica mattina si salpa verso Ustica per fare il periplo della Sicilia in senso antiorario, come ci ha consigliato anche Navimeteo, che ci assisterà durante tutta la navigazione con previsioni del tempo personalizzate.


A bordo siamo in dieci (con ben due Francesco! che ci tocca differenziare per evitare equivoci): Beppe Salottolo è il capobarca e Francesco Frau il secondo, più otto membri di equipaggio, tutti di consolidata esperienza, che si alterneranno in tutti i ruoli di bordo.


La navigazione aveva anche uno scopo didattico: infatti da subito, nel primo trasferimento di 30 ore verso Ustica, discutendo delle emergenze di bordo abbiamo provato il timone di rispetto, una barra di ferro a T pesantissima e certo non demoltiplicata, a metà tra il manubrio di un tram e quello di una bicicletta, tranne che ovviamente dirigeva la barca nella direzione opposta! Io l’ho capito dopo tre giravolte a 360°.


Notte in navigazione con cambi di guardia ogni due ore e anche un piccolo stormo di quattro rondini che usufruisce del passaggio, prendendosi pure qualche confidenza nei cappucci delle nostre felpe.


Lunedì 9 alle 7 del mattino siamo davanti a Ustica, ma preferiamo non ormeggiare nel piccolo porto a causa della risacca da levante, quindi procediamo verso Levanzo.

Un uccellino dal piumaggio coloratissimo decide di accompagnarci: dopo lunga discussione lo classifichiamo come un gruccione.


Arriviamo nel pomeriggio a Levanzo nelle Egadi, porticciolo deserto con acqua verde trasparente dove sembra di stare sospesi come in qualche isola tropicale. Beppe fa dare ancora con poppa alla banchina, suscitando i complimenti dei locali!

(nella galleria: Levanzo)


Ci spostiamo poi a Favignana per la notte, e si conclude così la prima tappa di circa 200 miglia con passeggiata davanti alle tonnare, rallegrati dal flauto dolce dell'altro Francesco, che sta imparando un brano a memoria.

(nella foto: Favignana)


Martedì 10 nel Canale di Sicilia sembra di attraversare l’autostrada, con lunghe file di portacontainer e altre navi, qualche incontro ravvicinato e un po’ di apprensione.

Sentiamo la mancanza dell’AIS e solo il controllo visivo continuo ci consente di capire se siamo in rotta di collisione o no. Queste navi hanno un abbrivo di diverse miglia e non possiamo presumere che ci daranno la precedenza, anche se ci spettasse, quindi meglio essere pronti e accostare appena possibile con una manovra di evasione che non lasci adito a dubbi, come ci ripete Francesco Frau. Arriviamo nel pomeriggio a Pantelleria, nel cui porto ci sono le rovine semisommerse di un molo cartaginese, segnalate da due boe che la sera scopriremo essere spente!

(nella galleria: Pantelleria)


Partenza alle 23 verso Lampedusa, che non era inclusa nel programma originario.

(nel video e nella galleria: Lampedusa)


Mercoledì 11 finalmente un po’ di maestrale e a vela decidiamo di deviare sulla remota Linosa, dove ormeggiamo di poppa su un gavitello a Cala Pozzolana, con i carabinieri che si affacciano a vedere.

(nella galleria: Linosa)


Nel pomeriggio, transfer su Lampedusa, sorvolati a bassa quota da aerei vedetta. Passaggio alla Spiaggia dei Conigli e poi il gentilissimo comandante della Capitaneria ci fa ormeggiare sotto la Madonnina. Struscio sul corso del paese, popolazione ospitale: veniamo persino omaggiati dal supermercato locale di una colomba della Pasqua ormai passata. Nottata in navigazione verso Gozo.

Giovedì 12 arriviamo a Dwejra Bay e mettiamo in acqua il tender per attraversare un pittoresco tunnel nella falesia che conduce in un laghetto salato nascosto con un piccolissimo villaggio di pescatori. Tornati alla baia esterna, molti fanno il bagno, ma ci sono alcune piccole meduse ed Emilio viene punto e curato con il metodo della carta di credito per grattare via quanto più veleno possibile.

(nella galleria: Gozo)


Nottata alla fonda a Fungus Rock (il nome in latino denota un fungo presunto medicinale tenuto in gran stima dai Cavalieri di S. Giovanni) con tramonto indimenticabile attraverso Azur Window.

(nelle foto: Fungus Rock)


Venerdì 13 prima di salpare proviamo il “salmone”, cioè un peso – nel nostro caso 40 kg di ancora di tutto rispetto – per appesantire la catena dell’ancora. Poi finalmente un po’ di vento che ci accompagna fino a Malta al gran lasco con un bel po’ di strambate. Ormeggiamo in un bel marina a Msida di fronte alle ambasciate.


Si conclude così la prima settimana da Procida a Malta dopo 525 miglia.


Cena in un ristorante che sembrava locale, ma a parte i ravioli di coniglio, offriva fish & chips e quant’altro di inglese.

(nella foto: l'equipaggio della prima tratta Procida-Malta al completo)


Sabato 14 mattina visita a La Valletta della splendida con-cattedrale di S. Giovanni Battista e al grande dipinto della Decollazione del Caravaggio.

Nel video: la Saluting Battery di Valletta è un’antica piattaforma cerimoniale da cui si sparano, due volte al dì, colpi di cannone a salve. Dalla piattaforma si possono ammirare le tre vicine città di Senglea, Cospicua e Vittoriosa e il Grand Harbour, il maestoso porto naturale di Malta.


Nel pomeriggio saluti con i membri dell’equipaggio che sbarcano e benvenuto ai nuovi. Subito partenza per Gozo con 15 nodi da WNW, bolina stretta, e notte alla fonda nello scenario incantevole della “Blue Lagoon” tra Comino e Cominotto, per fortuna non turbato dalla musica da discoteca riportata persino sui portolani.


Domenica 15 partenza di buon mattino per Siracusa al gran lasco sotto uno scirocco forza 4 fino a Capo Passero. Cena a Ortigia con Salvo, che purtroppo aveva dovuto rinunciare all’ultimo momento, ma è voluto venire da Catania per salutarci.

(nella galleria: immagini di Siracusa)


Lunedì 16 visita alle rovine greco-romane con il Teatro Greco e l’Orecchio di Dionigi; partenza con arancini e cannoli espressi alle 12.30 (come avrete capito, durante la navigazione non si è sofferta la fame...).

Comincia la preparazione del passaggio dello Stretto di Messina, per il quale vanno tenute in considerazione, oltre ovviamente alle previsioni dei venti e del tempo in generale, le maree e le correnti ascendenti e discendenti da esse generate, nonché le regole del traffico: ci sono due “carreggiate” come in un’autostrada, con una rotatoria centrale per il passaggio dei traghetti, ma le navi sotto i 20 metri come la nostra possono navigare al di fuori, sotto le due coste, dove peraltro si creano correnti “bastarde” contrarie a quelle principali.


Sembrerebbe facile sapere l’orario dell’alta marea per la mattina del 17 (vogliamo passare lo stretto di giorno), ma si rivela un’impresa impossibile. Tutti gentilissimi, ma semplicemente non lo sanno; veniamo persino richiamati al telefono da un solerte ufficiale del VTS (Vessel Traffic System, l’autorità che gestisce il traffico nello stretto) che ci consiglia di passare sotto la costa calabrese ed essere verso le ore 7.00 all’altezza di Villa San Giovanni e di contattarli sul canale 10 una volta entrati in zona.


Notte alla fonda a Giardini di Naxos con la visione di una lingua di lava rossastra che cola dall’Etna.


Martedì 17 partenza alle 2 di notte, calcolando una media di 6 nodi a motore per arrivare allo stretto nel momento più favorevole alle 6.30-7 del mattino. Alle 4 però un’onda corta di 1,5-2 m, corrente contraria discendente e vento da Nord sui 20 nodi con raffiche oltre i 25 (generato soprattutto dall’orografia delle due coste) fanno scendere la velocità a 4 nodi, mettendoci in difficoltà. Rinunciamo a portarci sotto la costa calabrese e navighiamo sotto quella siciliana, fuori dal canale discendente. La decisione si rivela giusta, recuperiamo rapidamente e dopo le 8 passiamo Capo Peloro in calma di vento e corrente contraria di 1 nodo!


Si cominciano a vedere Vulcano, Lipari, Panarea, Basiluzzo e Stromboli. Pranziamo alla fonda a ovest di Vulcano sotto la Baia di Venere, dove alcuni coraggiosi fanno il bagno. Lasciandoci a dritta i faraglioni tra Lipari e Vulcano, dirigiamo su Salina e incrociamo un pesce spada che caccia a pochi metri da noi.

(nella galleria: navigazione per la costa siciliana e le Eolie)


Diamo fondo a Lingua e col tender scendiamo da Alfredo a prenderci una meritata granita o un pane cunzato. Un anziano si sofferma a chiacchierare con Beppe: è Alfredo in persona! Ripartiamo con qualche timore per l’ancora che per fortuna non si è incattivata in un curioso corpo morto (nelle traduzioni automatiche: “cadavere”!) a stella e dopo aver trovato occupata la banchina di Rinella, ormeggiamo al transito a Santa Marina, in un porto vuoto!

Mercoledì 18 colazione al bar con brioche e granita su una terrazza che si affaccia sul porto, ultime provviste e lasciamo Santa Marina.


Passaggio a Pollara, caldera vulcanica resa celebre dal film “Il Postino”, rifornimento di gasolio a Lipari, poi bagno alle cave di pomice e quindi rotta su Cala Junco a Panarea, sosta al molo, cena e torta di compleanno per il Comandante Beppe (naturalmente in Sicilia non poteva che essere una cassata).

Notte in navigazione, lasciando Stromboli lontano a dritta, qualche ora a vela con rinforzi sino a 20 nodi di maestrale poi girato a grecale che ci costringono persino a prese di terzaroli.


Giovedì 19 arrivo a Punta Licosa e pranzo alla fonda accanto al faro. Esercitazione col banzigo (non fatelo in porto!) e lezione sul motore. Dirigiamo poi verso Amalfi, dove è d’obbligo in serata un passaggio alla pasticceria Pansa per le delizie al limone ai piedi della scalinata del Duomo.

(nella galleria: Amalfi)


Venerdì 20 seguiamo la Costiera Amalfitana con gli isolotti dei Galli (villa di Nureyev) e di Isca (villa di Eduardo De Filippo). Puntiamo su Capri e passiamo accanto ai Faraglioni, quindi su Ischia dove pranziamo in rada sotto il Castello Aragonese. Breve traversata su Vivara, con la visione di due tavole del re, piattaforme sul mare dove veniva apparecchiato il pranzo quando i Borboni venivano a caccia sull’isola. Beppe ci fa anche vedere a Procida i porticcioli di Chiaiolella e quello pittoresco della Corricella, dove incrociamo una barca con un’enorme bandiera di San Marino. Giornata con ottima visibilità fino al Circeo (100 km!), Terracina e il vulcano estinto di Roccamonfina (60 km) al confine tra Lazio e Campania.


Ultimo ormeggio al Marina di Procida dove si conclude la seconda settimana da Malta a Procida dopo 480 miglia di mare, vela, condivisione, tra i paesaggi unici che offre il nostro impareggiabile Sud. Alla prossima!


Per visionare tutte le immagini di questa navigazione vai alla Galleria AIVA CVC.

121 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti